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I 100 anni del "Petit Robe Noire", la rivoluzione firmata Coco Chanel

Era il 1926 quando l'eclettica e anticonformista Coco Chanel svela al mondo la sua reinterpretazione di una nuova moda femminile. Il petite robe noire continua a essere il simbolo intramontabile dell'eleganza.

I 100 anni del "Petit Robe Noire", la rivoluzione firmata Coco Chanel
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31 Ottobre 2026 - 13.09 Culture


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di Giuseppe Christopher Catania

Ottobre racchiude un significato speciale per gli esperti e gli appassionati di moda: proprio un secolo fa, infatti, Coco Chanel presentava al mondo il celebre petite robe noire.

Madame Chanel contribuì a cambiare la reputazione di quello che sarebbe diventato uno degli abiti più indossati al mondo. Nel 1926, Vogue pubblicò il modello illustrato da Douglas Polland, paragonandolo alla Ford Model T, un’automobile economica e prodotta in serie. Allo stesso modo, il petite robe noire si proponeva come un abito semplice, funzionale e, soprattutto, destinato a tutte le donne.

Ciò che rese famoso il tubino nero di Chanel fu la sua capacità di sovvertire i rigidi canoni estetici della moda dell’epoca: eliminò il corsetto, le imbottiture e le decorazioni superflue, mantenendo una linea elegante ed essenziale, pensata per una donna che lavora, guida e pratica sport. Il primo modello fu realizzato in jersey o gabardine di seta, con maniche lunghe e una lunghezza al ginocchio. Tuttavia, come accade per ogni rivoluzione, non tutti accolsero positivamente questa novità. La scrittrice francese Colette, per esempio, lo definì «la canna fumaria di una stufa».

Il segreto della longevità del petite robe noire non risiede nell’essere rimasto immutato nel corso dei decenni, bensì nella sua capacità di reinventarsi costantemente, rimanendo sempre in sintonia con le tendenze del momento. Negli anni Cinquanta la vita si stringe, mentre negli anni Sessanta l’abito entra nel mondo del cinema, continuando a rappresentare un simbolo di sensualità ed eleganza. Basti pensare ad Audrey Hepburn. Successivamente, negli anni Ottanta, diventa un tutt’uno con la pelle, mentre negli anni Novanta si lega a un altro simbolo: quello della vendetta. In particolare, è il caso dell’abito indossato da Lady Diana, passato alla storia con il nome di Revenge Dress. Da quel momento in poi, ogni designer ha reinterpretato il tubino nero secondo la propria visione creativa, trasformandolo in un capo quasi indispensabile nel guardaroba femminile.

Nel corso dei decenni, quando si pensa al tubino nero, soprattutto nell’immaginario cinematografico, il primo riferimento è senza dubbio il celebre film Colazione da Tiffany, con protagonista Audrey Hepburn. L’abito, disegnato da Hubert de Givenchy negli anni Sessanta, era caratterizzato da una silhouette elegante, una linea essenziale e una lunghezza fino ai piedi. Abbinato a lunghi guanti neri e a una stola bianca, è diventato una delle reinterpretazioni più celebri del petite robe noire di Chanel.

Numerose altre artiste hanno indossato nuove versioni del celebre abito. Tra queste, Madonna, che sfoggiò una creazione di Jean Paul Gaultier nel 1985 in occasione degli American Music Awards; la top model Linda Evangelista, protagonista della sfilata primavera-estate 1990 di Azzedine Alaïa; e Sarah Jessica Parker, che nel 1994, in occasione dei CFDA Awards, indossò una versione ispirata al modello babydoll.

Anche le donne appartenenti alle famiglie reali hanno scelto il tubino nero. Non si può, infatti, non citare Lady Diana, che nel 1994, in occasione di un evento alla Serpentine Gallery, indossò il celebre abito firmato da Christina Stambolian. La scelta arrivò proprio nel giorno in cui l’allora principe di Galles, oggi re Carlo III, ammise pubblicamente la propria relazione extraconiugale con Camilla Parker Bowles. Da quel momento, Lady Diana sembrò abbandonare definitivamente la rigida etichetta di corte, ridefinendo, attraverso un abito, il significato della propria rivincita. Non a caso, quella creazione è passata alla storia con il nome di Revenge Dress.

Che si tratti di un red carpet o di una serata qualunque, almeno una volta nel guardaroba femminile c’è spazio per un tubino nero. Perché non è semplicemente un abito da indossare, ma un vero e proprio rito di passaggio, un manifesto di eleganza capace di attraversare le epoche senza mai smettere di stupire.

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