Un Tiziano ritrovato: il filo che unisce Palermo, Santa Rosalia e il Rinascimento | Giornale dello Spettacolo
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Un Tiziano ritrovato: il filo che unisce Palermo, Santa Rosalia e il Rinascimento

Un ritratto del pittore, del 1539, a lungo attribuito erroneamente a Gianpaolo Baglioni, è stato identificato come Agostino Landi e collegato alla storica collezione palermitana degli Oneto.

Un Tiziano ritrovato: il filo che unisce Palermo, Santa Rosalia e il Rinascimento
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20 Luglio 2026 - 14.24 Culture


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Le celebrazioni per Santa Rosalia a Palermo hanno offerto l’occasione per riportare alla luce una storia rimasta per lungo tempo confinata agli ambienti accademici: quella di un legame dimenticato tra Tiziano Vecellio e la Sicilia.
A raccontarla è stato lo storico dell’arte Andrea Donati, che durante le giornate della “Santuzza” ha tenuto un incontro a palazzo Oneto di Sperlinga, dimora cinquecentesca oggi restaurata dai proprietari Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba. Al centro della vicenda c’è la quadreria un tempo appartenuta alla famiglia Oneto, che custodiva un’opera di grande valore firmata dal maestro veneziano.

Si tratta del ritratto di un gentiluomo, oggi conservato al Museum of Fine Arts di Boston, la cui identità è rimasta a lungo incerta. Sul retro della tela, un’iscrizione errata lo indicava come Gianpaolo Baglioni, condottiero e signore di Perugia. Le recenti ricerche di una giovane studiosa, Giulia Zaccariotto, hanno invece dimostrato che l’uomo ritratto è Agostino Landi, signore di Bardi e conte di Compiano, figlio di Costanza Fregoso e figlioccio di Pietro Bembo, figura di spicco della cultura veneziana e amico di Tiziano fin dai primi anni della sua carriera. Il dipinto risale al 1539.

Dopo l’estinzione della casata Landi, i beni passarono in parte ai Doria e in parte, tramite vendite successive, alla famiglia genovese degli Oneto, trapiantata a Palermo nel Seicento. Secondo Donati, il quadro sarebbe entrato nella collezione Oneto tra fine Seicento e inizio Settecento, un periodo in cui la famiglia possedeva una raccolta di prestigio, comprendente anche una Samaritana attribuita ad Artemisia Gentileschi. Lo stemma Oneto-Gravina sigillato sul retro della tela conferma questa provenienza, e testimonia come per due secoli il ritratto sia rimasto visibile a Palermo.

Il capoluogo siciliano, del resto, non era estraneo agli scambi artistici con Genova: basti pensare alla presenza di Sofonisba Anguissola Lomellini o di Antonio Van Dyck, autore di capolavori palermitani come l’Immacolata e la Santa Rosalia in Estasi. Ma quello di Agostino Landi non sarebbe stato l’unico Tiziano mai passato per la città. Donati ricorda infatti che Francesco Ferrante d’Avalos, divenuto viceré di Sicilia, portò con sé opere ereditate dal padre Alfonso, ritratto due volte da Tiziano in dipinti oggi al Getty Museum e al Prado. A questi si aggiungeva una Maddalena penitente, ricevuta in eredità dalla zia Vittoria Colonna, dipinta nel 1531 e oggi perduta, sebbene una copia autografa dell’artista, conservata a Palazzo Pitti, ne restituisca l’immagine. Un soggetto, quello della Maddalena, che Tiziano replicò più volte nella sua carriera, considerandolo quasi un portafortuna personale.

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