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Il punk protagonista al Festival dei Popoli omaggiando Lech Kowalski

Il regista polacco-americano sarà ospite con i suoi documentari dedicati alla musica.

Il punk protagonista al Festival dei Popoli omaggiando Lech Kowalski
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29 Giugno 2026 - 21.08 Culture


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L’ascesa e il declino dei Sex Pistols, la storia intensa di Johnny Thunders e le diverse fasi della vita di Dee Dee Ramone: il Festival dei Popoli celebra i 50 anni del punk con un omaggio a Lech Kowalski, il regista che ha raccontato la storia di questo importante movimento culturale.

Il regista sarà ospite a Firenze per la 67ª edizione del Festival dei Popoli, il festival internazionale dedicato al cinema documentario, che si svolgerà dal 31 ottobre all’8 novembre 2026. L’omaggio a Kowalski sarà inserito nella sezione “Let the music play”, dedicata ai documentari che raccontano la musica e i suoi protagonisti.

Il festival presenterà la trilogia sul punk realizzata da Lech Kowalski, composta da D.O.A, A Rite of Passage (1981), Born to Lose, The Last Rock’n’Roll Movie (1999) e Hey Is Dee Dee Home? (2002), insieme al documentario autobiografico East of Paradise (2005). Il regista sarà presente durante tutte le proiezioni dedicate ai suoi film e terrà anche una lezione aperta al pubblico.

Il direttore artistico Alessandro Stellino ha spiegato che la 67ª edizione del festival permetterà di celebrare diversi anniversari, tra cui i 50 anni dalla nascita del punk. La sezione dedicata ai documentari musicali si è sempre distinta per la scelta di film originali e ospiterà uno dei più importanti documentaristi degli ultimi cinquant’anni.

Dalla fine degli anni Settanta a oggi, Kowalski ha raccontato nei suoi film il contrasto tra culture e generazioni diverse, la distanza tra sogni e realtà, le difficoltà sociali e il loro effetto sulla vita delle persone. Le sue opere mostrano un mondo segnato da problemi e ingiustizie, ma anche dalla voglia di riscatto di chi è stato escluso o sconfitto.

La sua trilogia sul punk, insieme a East of Paradise, racconta un periodo storico pieno di cambiamenti e ribellione, attraverso uno stile personale che ha reso Kowalski uno dei registi più originali del cinema documentario.

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