L’indice di uguaglianza di genere (Gei), prodotto dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), fornisce un quadro della situazione europea riguardo alla parità tra uomo e donne. Gli ultimi dati rilasciati ci dicono che, rifacendosi alla classifica del 2025 l’Italia si classifica dodicesima in Europa con un punteggio pari a 69, più alto rispetto al 2010, 2015 e 2020, e si afferma come “il Paese che dal 2010 ha conseguito i maggiori progressi” risalendo di tredici posizioni con un aumento di 17 punti.
Se si scompongono i dati e si analizzano uno per uno tutti i criteri di valutazione, si nota che per quanto riguarda il lavoro il nostro punteggio è pari a 61,9, che ci colloca a 14 punti di distanza dalla media Europea. Questo si spiega se si considerano la bassa partecipazione delle donne al mondo del lavoro, occupate soprattutto a tempo parziale e in ruoli di cura con “salari più bassi e minore riconoscimento” dove però i ruoli apicali sono ricoperti da uomini.
Inoltre i settori ad alta crescita come l’Ict sono ancora “appannaggio di un’occupazione soprattutto maschile”. Infine l’indicatore di basso reddito mostra “con chiarezza un divario che penalizza le donne”, spesso “percettrici di un reddito secondario o integrativo rispetto” a quello primario del capofamiglia, secondo un “consolidato stereotipo sociale”.
Come scrive Enrica Piovan per l’Ansa, non solo classifiche europee ma anche le dichiarazioni Irpef confermano una disparità di retribuzione tra uomini e donne: “Le donne percepiscono redditi inferiori a quelli degli uomini”, si legge nel documento che analizza i dati dell’anno d’imposta 2023: pur costituendo quasi la metà del totale dei contribuenti (47,7%), il reddito dichiarato è solo il 38,5% del totale. Le donne, infatti, tendono a concentrarsi nelle classi a basso reddito: il 44,7% ha redditi fino a 15 mila euro, contro il 28% degli uomini; sopra i 50mila euro invece si colloca il 10% degli uomini e appena il 4,3% delle donne. Anche nelle mansioni domestiche si manifesta un forte squilibrio tra uomini e donne, “un carico di lavoro ben più accentuato in Italia rispetto alla media europea”.
Le donne sono più propense ad accettare lo smart working per tenere insieme vita privata e professionale mentre “la propensione dei padri ad usufruire dei congedi parentali rimane ancora scarsa”. Riguardo alla copertura di ruoli apicali l’Italia risale in classifica passando dalla ventiquattresima posizione alla nona in quindici anni. In politica “aumenta l’equilibrio di genere nel Parlamento italiano, sebbene rimanga ancora lontano dalla parità”. Per quanto concerne il potere economico le donne in Italia “sono maggiormente presenti nelle cariche dei cda delle più grandi società quotate”, con una quota che va oltre il 44%.
Dall’ultimo Bilancio di genere pubblicato dalla Ragioneria dello Stato emerge dunque il “divario socio-economico” che caratterizza il nostro paese, in cui, nonostante le donne compongano metà della fetta dei contribuenti, percepiscono redditi inferiori rispetto agli uomini.