Un anno senza Francesco: l'eredità di Papa Bergoglio | Giornale dello Spettacolo
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Un anno senza Francesco: l'eredità di Papa Bergoglio

Dal 21 aprile la Chiesa riflette sull'eredità di Francesco, il pontefice che ha scelto la stanza di un albergo per stare vicino agli ultimi.

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21 Aprile 2026 - 15.07 Culture


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Il 21 aprile dello scorso anno, un lunedì dell’Angelo che doveva profumare di rinascita, si è trasformato nel giorno del grande commiato. Un telegramma partito dal Vaticano ha raggiunto il mondo intero per annunciare che Papa Francesco si era spento alle 7.35, lasciando orfana una piazza che solo ventiquattr’ore prima lo aveva visto protagonista. Nonostante il peso di polmoniti e bronchiti avesse minato il suo corpo, la sua tenacia lo aveva spinto ancora una volta tra la folla per la messa di Pasqua e il rito dell’Urbi et Orbi. Aveva affrontato quell’ultima fatica con la voce ormai stanca, quasi prestata da altri, ma con la consueta determinazione di chi non vuole arrendersi alla malattia finché c’è una parola di pace da pronunciare.

Il pontificato di Bergoglio resterà impresso nella storia come un’opera di sfrondamento radicale delle sovrastrutture regali. Portando con sé l’essenzialità vissuta a Buenos Aires, ha sostituito le auto di lusso con utilitarie e i palazzi solenni con la stanza 201 di un albergo vaticano. Quella camera a Santa Marta, oggi rimasta vuota come un sacrario silenzioso, è stata per dodici anni l’epicentro di una rivoluzione della prossimità. Francesco ha preferito la vita di corridoio, gli incontri fortuiti in mensa e la vicinanza fisica a quelli che definiva “scartati”. Ha spalancato i cancelli della Santa Sede a realtà un tempo invisibili, dai cartoneros ai rifugiati, portando un linguaggio semplice che ha abbattuto i muri della formalità con neologismi e schiettezza popolare.

Il filo rosso della sua missione è stata la lotta contro quella “terza guerra mondiale a pezzi” che vedeva consumarsi sotto i suoi occhi. Fino alla fine, il suo cuore è rimasto sintonizzato sui dolori dei più piccoli, le vittime silenziose di ogni conflitto. Poco prima di spirare, il suo ultimo appello pubblico è stato un grido per la “martoriata Ucraina” e per la “drammatica e ignobile situazione umanitaria” di Gaza. Ha chiesto tregue, liberazione di ostaggi e pane per chi ha fame, lasciando un testamento spirituale fondato su una giustizia che non accetta compromessi. Questa eredità è stata raccolta da Leone XIV, il quale ha inaugurato il suo cammino nel maggio 2025 parlando di una pace che deve essere, prima di tutto, disarmante.

L’ultimo atto di rottura con la tradizione riguarda la sua sepoltura. Francesco ha scelto di non restare tra le mura vaticane, preferendo il calore popolare della Basilica di Santa Maria Maggiore. È lì che oggi si concentra il flusso ininterrotto di chi vuole rendergli omaggio, ed è tra quelle navate che la sua figura viene celebrata con una messa solenne proprio la sera del 21. La sua assenza fisica lascia un vuoto tangibile tra i tavoli della foresteria di Santa Marta, ma la sua voce continua a risuonare ovunque ci sia un ultimo da accogliere o un conflitto da sedare.

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