10 febbraio, la memoria contesa   | Giornale dello Spettacolo
Top

10 febbraio, la memoria contesa  

Il ricordo di quanti morirono nelle cavità carsiche ha sortito più spesso polemiche che riflessioni.

10 febbraio, la memoria contesa  
Preroll

redazione Modifica articolo

10 Febbraio 2026 - 19.14 Culture


ATF

di Caterina Abate

Il 10 febbraio di ogni anno si celebra il ricordo delle Foibe. Il nome proprio delle cavità carsiche tipiche della zona istriana, viene usato come sineddoche ad indicare quanti persero la vita tra 1943 e il 1945 nel territorio dell’estremo confine orientale italiano per mano dei partigiani jugoslavi. Le vittime accertate si aggirano sulle ventimila; tra queste, furono tra le 4 e le 6 mila persone coloro che effettivamente vennero infoibate. A queste vanno aggiunti gli oltre i 250mila esuli che dovettero forzatamente lasciare le proprie case e le proprie terre, che abitavano da generazioni.

Il “Giorno del ricordo”, istituito nel 2004 dall’allora governo Berlusconi, a quasi totale unanimità, ha purtroppo più spesso sortito polemiche e puerili semplificazioni di un contesto storico e geopolitico molto complesso quale era quello giuliano-istriano tra gli anni venti e quaranta del Novecento, appiattendo la verità storica. 

Se parte della politica italiana si prodiga con enfasi ogni anno nell’accusare l’altra di negazionismo o riduzionismo, una parte della sinistra ha visto in passato una forma di reticenza nel parlare di queste vicende. Ciò nel corso del tempo ha dato adito, soprattutto a frange di una destra più estrema, ma non solo, di inoculare dentro la vicenda delle Foibe sentimenti vittimistici di rivalsa.

Per questo, spesso e erroneamente, si è persino posto il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” in antitesi alle altre due ricorrenze dell’anno legate alle vicende della Seconda Guerra Mondiale: al 25 aprile, quale festa della Liberazione dal nazifascismo, ed anche al 27 gennaio, Giornata della Memoria, durante la quale vengono ricordate tutte le vittime dell’Olocausto che persero la vita nei campi di concentramento e sterminino.

La verità storica delle Foibe è innegabile, e si colloca tutta dentro gli orrori di un conflitto atroce quale fu la Seconda Guerra Mondiale. Oltre i caduti legati o presuntamente legati alle autorità fasciste, molte furono le vittime civili, soprattutto donne e bambini, uccisi per rappresaglia. Le epurazioni ordinate dalle autorità slave nel 1945 si rivolgevano, però, non su base etnica e nazionale. A morire fucilati o rinchiusi nei campi di prigionia non furono solo italiani, ma anche collaborazionisti slavi o tedeschi. Una violenza su base politica e ideologica, quella che mise in campo la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, con metodi di repressione purtroppo ascrivibili al contesto cronologico che fu il Novecento in Europa (e che purtroppo non si è fermata né lì né allora), in risposta a quanto il regime fascista in quelle terre aveva compiuto. 

Le vittime innocenti delle violenze titine oggi hanno comunque trovato ricordo: nelle parole delle istituzioni, dal presidente della Repubblica, della maggioranza e dell’opposizione, oltre le bandiere a mezz’asta fuori da Montecitorio. Diverse iniziative sono state organizzate presso alcune sedi degli Archivi di Stato. 

A Milano nella mattinata di oggi sono stati ricordati in piazza della Repubblica davanti la stele in loro ricordo, gli esuli istriano-dalmati, alla presenza del sindaco Sala e di Piero Tarticchio, artista e scrittore, esule egli stesso. 

A Napoli un analogo ricordo si è svolto al Real Bosco di Capodimonte. Qui vennero ospitate dal 1948 fino al 1992 110 nuclei familiari di esuli istriani in 66 baracche dismesse dai soldati britannici.

La segreteria nazionale dell’ANPI ha rilasciato un comunicato che sottolinea come tale giornata debba essere davvero un motivo di riflessione e una presa di responsabilità da più parti: “Senza nulla togliere all’efferatezza delle stragi nelle foibe ed alla gravità dell’esodo, che ricordiamo con rispetto e pietà, chiediamo che il Giorno del Ricordo diventi davvero e finalmente un momento di memoria di tutte le vittime civili, italiane e slave, e di denuncia delle gravissime responsabilità morali, politiche e militari del regime fascista, le cui colpe sono state sminuite o semplicemente rimosse”. 

Native

Articoli correlati