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Olimpiadi, cerimonia d'apertura venerdì 26 luglio

A 100 anni esatti dall’ultima volta in cui la città ha ospitato l’evento, Parigi è finalmente pronta ad accogliere i Giochi della XXXIII Olimpiade Moderna.

Olimpiadi, cerimonia d'apertura venerdì 26 luglio
Parigi
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21 Luglio 2024 - 12.55 Culture


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di Margherita Degani

Le Olimpiadi sono un momento di concentrazione ed addensamento dell’attenzione mondiale; un evento che si pone al di fuori della storia, ma che allo stesso tempo ne risulta imbevuto; un’occasione di unione internazionale, per andare al di là delle separazioni ed aspirare a qualcosa di più. Ecco un breve elenco di alcuni dei più celebri e significativi attimi regalati dalle Olimpiadi Moderne rinnovate a partire dal 1896.

  • 1900. Siamo proprio a Parigi, dove per la prima volta le Olimpiadi si aprirono alle donne, rappresentati dell’appena 2% degli iscritti. Le discipline erano ancora limitate al golf, alla vela, al croquet ed al tennis, ma già in quell’occasione Charlotte Cooper Sterry seppe conquistarsi due medaglie d’oro.
  • 1936. L’edizione estiva dei giochi venne assegnata alla città di Berlino, ma Hitler abbandonò lo stadio poco prima delle premiazioni. I piani di propaganda vennero infatti rovinati dai successi di alcuni atleti di colore, tra i quali l’americano Jesse Owens, vincitore di quattro medaglie d’oro – 100 metri, 200 metri, nel salto in lungo e staffetta 4×100 metri- e fautore di ben cinque nuovi record mondiali.
  • 1960. Alcide De Gasperi ed il giovane sottosegretario Giulio Andreotti ottennero la possibilità di ospitare le Olimpiadi per dare nuova credibilità internazionale allo Stato italiano, dopo le note e drammatiche vicende della Seconda Guerra Mondiale. Fu riadattato lo Stadio Olimpico, di epoca fascista e i diritti di trasmissione vennero venduti all’ormai emergente mercato televisivo internazionale, comportando una delle prime, grandi necessità di copertura mediatica da parte della Rai.
  • 1968. A Città del Messico gli atleti afro-americani Tommie Smith e John Carlos, durante l’intonazione dell’inno americano nella fase di premiazione dei 200m piani, alzarono il pugno guantato di nero verso l’alto ed abbassarono lo sguardo. Il ruggito silenzioso delle Pantere Nere alla conquista dei propri diritti civili.
  • 1972. All’alba del 5 settembre un commando terroristico palestinese, legato al gruppo “Settembre nero” ed affiliato all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, fece irruzione nel villaggio olimpico di Monaco e si introdusse negli alloggi della squadra Israeliana. In seguito ad ore di terrore, persero la vita tutti gli ostaggi e cinque sequestratori.
  • 1976. I giochi estivi di Montreal passarono alla storia come le Olimpiadi mutilate, a causa della prima vera forma di boicottaggio, destinata a proseguire nelle due edizioni successive (Mosca e Los Angeles). Tutto ebbe inizio alla vigilia, quando furono 26 i Paesi dell’area africana a chiedere l’esclusione del Sudafrica a causa dell’Apartheid.

Oltre a quelle sportive sono, dunque, anche le aspettative di cronaca a tenerci incollati allo schermo, spingerci a sperare ed a sentire che qualcosa di grande si sta consumando sotto i nostri occhi. Qualcosa di comune. Emozioni e sentimenti che bruciano, nello stesso identico modo, gli spiriti di milioni di persone diverse al mondo, nell’arco degli stessi istanti.

Non molto diversa doveva essere stata la predisposizione del pedagogista e sociologo Pierre de Coubertin, che quindici secoli dopo la loro interruzione, credette di nuovo nel valore e nelle possibilità dei giochi olimpici. Fu egli stesso a coniarne il nuovo motto Citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte) e ad immaginare l’intersezione dei cinque cerchi, a simboleggiare l’unione di popoli provenienti da cinque diversi continenti. La prima edizione moderna si celebrò proprio ad Atene, nel 1896, grazie anche alla recente scoperta delle rovine dell’antica città di Olimpia che aveva rinnovato l’interesse nei confronti del mondo antico e, naturalmente, dei giochi stessi.

Era proprio a Olimpia che inizialmente i Giochi olimpici erano celebrati, ogni quattro anni, a rappresentare la più antica, oltre che solenne, competizione panellenica. Sebbene l’origine debba essere stata più antica, la cronologia a noi nota ha inizio con l’anno 776 a.C. e termina con la sospensione del 393 d.C., a seguito della crescente influenza dell’Impero Romano. Primariamente distribuiti nell’arco di un solo giorno, si estesero con il passare degli anni, fino ad includere corse podistiche, pentathlon, pugilato, corse con i cavalli e con i carri, corse armate ed il pancrazio, un miscuglio di pugilato e lotta.

Un pubblico di 40.000 persone poteva assistere alle gare, cui erano ammessi tutti gli abitanti aristocratici greci, inclusi i rappresentati delle colonie, purché di sesso maschile. Diversamente, le donne non erano ammesse nemmeno tra gli spettatori. Almeno fino all’importante data del 376 a.C., quando, in occasione della centesima Olimpiade, la sorella del Re di Sparta osò fare il suo ingresso nello Stadio.

Per una città, vantare l’atleta migliore, significava accrescere il proprio prestigio, mentre per l’individuo implicava l’erezione di vere e proprie statue in suo onore, l’incoronazione con l’olivo e la possibilità di accedere a cariche significative. Non solo, fatto ancora più importante, i giochi sancivano una Tregua Sacra e, di conseguenza, impedivano il verificarsi di scontri e guerre per la durata delle competizioni.

Nonostante le differenze evidenti e naturali tra la realtà antica e quella moderna, ciò che è ancora preservato è la forza simbolica e rappresentativa del concetto di Olimpiadi. Si tratta di un complesso sistema capace di mettere in moto risorse sociali ed economiche, dinamiche globali e locali, processi storici, ma soprattutto persone. E prima ancora di essere un evento economico-pubblicitario per le Nazioni, si fa reale occasione di condivisione culturale sul piano mondiale, al di là delle differenze tra “tradizioni”.

Lasciamo allora che le Olimpiadi 2024 ci sorprendano ancora; speriamo, emozioniamoci, tifiamo.  Cerchiamo tanto di gioire quanto di rimanere delusi, sempre sapendo di assistere e contribuire ad un altro tassello di quella stessa storia che ci ha condotto qui, risultato di tutte le cadute, svolte e successi che hanno costruito il nostro passato dall’Antichità ad oggi.

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