Terremoto 2016: “Nel centro storico di Camerino la vita non è tornata” | Giornale dello Spettacolo
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Terremoto 2016: “Nel centro storico di Camerino la vita non è tornata”

Viaggio con fotogallery nel nucleo antico del borgo marchigiano ancora da ricostruire. Cosa dicono studentesse e studenti, un ex sindaco storico dell'arte, un funzionario di soprintendenza, il commissario del sisma

Terremoto 2016: “Nel centro storico di Camerino la vita non è tornata”
Il centro storico di Camerino (Macerata) nel giugno 2022. Foto Stefano Miliani
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24 Ottobre 2022 - 02.14


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In un tardo pomeriggio di vento di giugno il centro storico di Camerino è silenzioso, è di un vuoto sconcertante. A sei anni dal terremoto del 2016 nelle strade quasi deserte del nucleo marchigiano transitano pochissime persone, per lo più operai che stanno smontando da un cantiere. La vita scorre nella città moderna, tutt’intorno. Il 26 e il 30 ottobre le scosse colpirono duro e non risparmiarono il centro camerte, la Marca, le Marche, la Valnerina umbra, l’Abruzzo.

Il centro storico di Camerino (Macerata) nel giugno 2022. Foto Stefano Miliani

Il Duomo è un cantiere, gli edifici puntellati. Città sul colle attorniata dalle mura, teatro della raffinatissima corte che conobbe l’apice nel Rinascimento quattrocentesco con il condottiero Giulio Cesare Varano, almeno oggi il centro storico non è più integralmente interdetto, non è più zona rossa salvo alcune aree.
Nel duomo, la basilica di San Venanzio, gli operai sono al lavoro. Il convento con la pinacoteca e i musei civici sono sigillati, il museo diocesano dovrebbe riaprire nel 2024. Sulla punta opposta una chiesa come Santa Maria in Vita attende. Le impalcature puntellano e tengono in sicurezza più edifici.   

Il centro storico di Camerino (Macerata) nel giugno 2022. Foto Stefano Miliani

Pochi esercizi aperti. Parlano degli studenti. Non lontano da piazza San Venanzio un bar è aperto e frequentato. Dietro il banco c’è Martina Palena, 20 anni e studentessa di scienze della gastronomia nell’università camerte che riaprì in tempi molto rapidi fuori dal centro ed è il polmone più vitale del paese. “La situazione non è migliorata molto, anche se rispetto a paesi come Ussita o Visso qui è meglio – racconta. Ha riaperto il Corso, ci sono una pizzeria, due cartolibrerie, una tabaccheria, un ristorante, noi, un altro esercizio, ma la vita è intorno, non qui. Meno male che all’università il rapporto con i professori è molto buono, tutti sono disponibili, siamo pochi studenti, è possibile avere borse di studio”.

Il Duomo in restauro nel centro storico di Camerino (Macerata) nel giugno 2022. Foto Stefano Miliani

Meno male che c’è l’università. Sofia Calzolari, 19 anni, di Pesaro, anche lei studentessa nel medesimo dipartimento di Martina, confessa: “Fa impressione vedere il centro storico ancora non risistemato. Bisogna spingere sia per la ricostruzione sia per aprire luoghi per i giovani. Però studiare qui è una buona cosa, non ci sono tante distrazioni”.
Mattia Cecchini viene da Recanati, 19 anni e pure lui studia scienze della gastronomia. Si sono ritrovati nel bar perché Martina è loro amica: “Impressiona vedere banche o il Comune messi male, un mese fa c’erano ancora detriti. Stanno ristrutturando qualche bed & breakfast, se non ci fosse l’università non sarei qui”.
Luca Gasparri, 22 anni di Ortezzano, nel Fermano nelle Marche, al terzo anno nel medesimo settore è più ottimista: “Mi pare che piano piano il centro riprenda un po’ vita, lo stanno ricostruendo, anche se non penso che a breve tornerà a com’era prima del terremoto: mio fratello è più grande e ha vissuto qui, faceva chimica e tecnologia e si è laureato quest’anno a febbraio: il centro di Camerino era pieno di giovani che si ritrovavano nelle piazze”.
Un signore compra un “gratta e vinci” e interviene nella conversazione con tono amareggiato: “La ricostruzione? Di questo passo ci vorranno quarant’anni”. Di nome fa Maurizio Bravetti.

L’università di Camerino (Macerata) nel giugno 2022. Foto Stefano Miliani

Delpriori da ex sindaco: il ritardo dipende anche dai privati. Dal 2015 al 2019 sindaco di Matelica nel maceratese e dunque alle prese in maniera diretta con il terremoto e post-terremoto, Alessandro Delpriori, è storico dell’arte e insegna all’università di Camerino.
Il suo giudizio sullo stato del centro storico? “Negativo. Qualche cantiere è partito ma resta indietro. Per le lungaggini burocratiche, certo, ma architetti, ingegneri e tecnici pur di avere la maggior parte dei soldi possibili dai progetti hanno rallentato, rallentato, rallentato soprattutto la macchina che sta dietro la ricostruzione. Uno se la prende con la politica ma bisogna prendersela un po’ con tutti. Se un cittadino sta tranquillo in un’altra casa con il Cas, il Contributo autonomo sistemazione, e ha una rendita di 600-800 euro mensili in più per il terremoto, non ha fretta di ricostruire la propria casa. È questo il vulnus del discorso. I tecnici hanno cercato di prendere più soldi possibile e la situazione è andata per le lunghe. È vero che i soldi stanziati in un primo momento per ricostruire non erano sufficienti, ma con i prezzi che ci sono adesso le ditte non riescono più a garantire un livello buono di lavori con le stesse cifre. Quindi va tutto molto a rilento. L’ordinanza numero 100 del commissario straordinario Giovanni Legnini (del maggio 2020, ndr) ha dato una buona spinta ma abbiamo perso tanti anni”.

L’edificio dell’arcidiocesi di Camerino in restauro e la statua di Sisto V nel centro storico di Camerino (Macerata). Foto Stefano Miliani

Il commissario Legnini: i progetti non arrivano. Il commissario è in servizio da inizio 2020. Alla sempre puntuale trasmissione di Rai Radio3Tutta la città ne parla” Legnini il 12 ottobre scorso ha descritto cosa accade nel cratere sismico che comprende 138 Comuni fra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo: “Le procedure per ricostruire sono da tempo rodate ed efficaci, le risorse ci sono, finora sono stati aperti quasi 15mila cantieri privati dei quali più di 10mila negli ultimi due anni. Un ritardo grave c’è stato in avvio. Oggi è il problema è che non arrivano i progetti: gli uffici speciali per la ricostruzione delle Regioni, che sono celeri, li ricevono molto a rilento. Lo Stato sta facendo la sua parte. Ognuno deve farla. La burocrazia era il problema, ora no”.

Il centro storico di Camerino (Macerata) nel giugno 2022. Foto Stefano Miliani

Le opere d’arte non stanno tra le mura antiche. Poche auto sono parcheggiate nelle piazze e nelle strade dell’antico centro camerte. Camerino viveva anche del suo patrimonio artistico e architettonico.
Nella vicina San Severino Marche l’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche ha aperto a giugno il Museo dell’Arte Recuperata (Marec) con una scelta di dipinti, sculture e suppellettili salvate dalle chiese danneggiate dal sisma. La raccolta restituisce in modo eccellente e chiaro la quintessenza dell’arte della zona che non potrà tornare a breve nelle dimore d’origine, è allestita secondo criteri espositivi aggiornati in un antico palazzo appositamente ristrutturato, dotato di laboratori di restauro e depositi.
Clicca qui per il Museo Marec di San Severino Marche

Dirige il museo di San Severino Barbara Mastrocola, la storica dell’arte che a Camerino cura le collezioni civiche ed è direttrice del Museo arcidiocesano. Solo che gli edifici delle due raccolte nel centro storico restano inagibili per cui l’arcidiocesi e il Comune hanno raccolto ed espongono il sabato, la domenica e nei giorni festivi una scelta di opere nella sede provvisoria, l’edificio Venanzina Pennesi fuori dalle mura, nella Camerino moderna. Dove risalta, oltre a un busto del Bernini, il simbolo pittorico stesso del Rinascimento camerte: la magnifica Annunciazione con angelo dalle prospettive ardite, fantasiosa e dai colori vivissimi di Giovanni Angelo di Antonio.
Clicca qui per il Museo di Camerino

Il centro storico di Camerino (Macerata) nel giugno 2022. Foto Stefano Miliani

Delpriori da storico dell’arte: il ministero non ha forze forze per il patrimonio culturale. “Il grande problema del patrimonio artistico – dice Delpriori – è che il Ministero della cultura ha demandato tutto ai proprietari. La diocesi di Camerino ha aperto il museo delle opere recuperate a San Severino Marche, è bello, è un’opera meritoria, manca però la parte di scelta su cosa salvare e come, anche nel patrimonio architettonico. Bisognerà fare studi di qualità per capirlo. Dove vogliamo andare da qui a dieci anni? Manca una prospettiva. Detto questo – conclude – spero che il ministero faccia quanto prima una task force di tecnici, storici dell’arte e architetti che lavorino tutti insieme sul terremoto. La soprintendenza Marche Sud in realtà è vuota, la soprintendenza speciale per il terremoto del 2016 ha solo il soprintendente Paolo Iannelli che lavora con Marica Mercalli (direttore della Direzione generale sulla sicurezza del patrimonio del Ministero, ndr): sono due bravissime persone e si danno tantissimo da fare, però sono sole. Né è possibile demandare ai proprietari: le diocesi non hanno le capacità di una politica di salvaguardia del patrimonio culturale. Spero ci si ravveda”.

Il centro storico di Camerino (Macerata) nel giugno 2022. Foto Stefano Miliani

Il funzionario della soprintendenza. Pierluigi Moriconi è il funzionario di zona della soprintendenza che si occupa degli effetti dal terremoto fin dai giorni del sisma.
Come dipendente pubblico non può commentare, però rassicura sullo stato delle opere: “Il patrimonio storico-artistico del camerinese e Camerino è in sicurezza totale, lo abbiamo recuperato e sta nei depositi conservato come si deve. I restauri vanno avanti da due anni e riconsegneremo le opere alle curie e ai comuni qualora possano riceverli: se non potranno perché gli edifici non saranno sistemati li terremo noi nel deposito del ministero nella Mole Vanvitelliana ad Ancona”. Il programma, specifica lo storico dell’arte, “vale per Camerino e per tutta l’area del terremoto, da Castelsantangelo sul Nera a Ussita a Visso. Anche se non basta per il patrimonio storico artistico abbiamo fatto molto”.

Il centro storico di Camerino (Macerata) nel giugno 2022. Foto Stefano Miliani

Soprintendenza svuotata. C’è un dramma, come dire,? strutturale sempre più grave, per il patrimonio artistico, e ne accennava Delpriori. L’ex ministro della Cultura Dario Franceschini nell’autunno 2021 aveva nominato Moriconi soprintendente per la neonata soprintendenza delle Marche Sud, che copre le provincie di Ascoli, Fermo e Macerata tutte colpite dal terremoto del 2016. Con un handicap: mancava e scarseggia di personale in misura eclatante.
Moriconi, dopo tre mesi, si dimise perché era letteralmente da solo. Da aprile 2022 il responsabile è l’architetto Giovanni Issini. Ma rimane un istituto svuotato. Eppure l’area del cratere è vasta, collinare e montuosa, storici dell’arte e architetti dovrebbero andare in borghi e frazioni lontane. Se potessero. Se ci fossero. Tra le mura antiche di Camerino in un giorno di pioggia il vento soffia indisturbato.

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