Saba Anglana: “In Italia c’è razzismo verso i poveri e i più disagiati” | Giornale dello Spettacolo
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Saba Anglana: “In Italia c’è razzismo verso i poveri e i più disagiati”

La cantante, scrittrice e attrice presenta un appassionato recital-concerto dal suo romanzo “la signora Meraviglia" con Fabio Barovero. Parla di comiche peripezie burocratiche, di Demetrio Stratos e Carmelo Bene

Saba Anglana: “In Italia c’è razzismo verso i poveri e i più disagiati”
Saba Anglana nel concerto-recital a Santa Croce a Firenze il 25 settembre 2026 per “Genius loci”. Foto (particolare) © Giulia Breschi
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Stefano Miliani Modifica articolo

2 Ottobre 2026 - 19.41


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Con vocalizzi che non sono virtuosismo quanto manifestazione di un racconto multiforme come degli incroci fecondi di più culture, di stratificazioni e di sentimenti, il 25 settembre scorso Saba Anglana ha tenuto un recital-concerto insieme al marito Fabio Barovero nel secondo chiostro del complesso di Santa Croce a Firenze.

Con musiche di Barovero al pianoforte, già uno dei fondatori degli ottimi Mau Mau, lo spettacolo era nel calendario di “Genius loci”, manifestazione apprezzatissima dai fiorentini (i biglietti, gratuiti, si esauriscono online in un battibaleno) organizzata dall’emittente radiofonica Controradio in collaborazione con l’Opera di Santa Croce.

Con una porta azzurra di legno sbrecciata alle spalle, la cantante, attrice e scrittrice ha reso in forma di spettacolo avvincente “La signora Meraviglia”, il memoir con cui era entrata tra i 12 finalisti del premio Strega 2025 e dove narrava delle vicissitudini, talvolta tragicomiche alla Gogol, affrontate perché la zia Dighei ottenesse la cittadinanza italiana dopo aver vissuto nel nostro Paese per 40 anni.
È quanto mai poliedrica: musicista, autrice, l’avrete vista come attrice in serie tv quale “La squadra”, oppure con Marco Paolini “Nel Tempo degli Dei” o in “Sani!”, canta in italiano, somalo, aramaico, inglese, francese, spagnolo. Ed è scrittrice appunto. Saba Anglana e Barovero replicano “La signora Meraviglia” la sera dell’11 ottobre al Festival di Alessandria “Pem – Parole e musiche in Monferrato”.  

Saba Anglana e, dietro di lei alla sua destra, Fabio Barovero al pianoforte, nel concerto-recital in Santa Croce a Firenze il 25 settembre 2026 per “Genius loci”. Foto (particolare) © Giulia Breschi

Anglana, com’è nato questo mix di canzoni e recital teatrale con le musiche di Fabio Barovero? Alla lontana può ricordare, come formula pur molto diversa, il teatro canzone di Giorgio Gaber.
Sì, quella è la cifra, anche se non è l’esatto riferimento culturale: è la risultante di un percorso artistico che nel mio caso ha visto insieme le esperienze da concerto di pura musica, quella teatrale come attrice, quella letteraria come autrice e scrittrice sia di romanzi che di poesie e di altri spettacoli. Quindi “La signora Meraviglia” è la fusione di queste esperienze con un linguaggio molto personale che tenga insieme tutte queste forme espressive. Per esempio il libro è scritto molto con la musica dentro, anche la mia forma letteraria è ibrida, ospita il ritmo, le pause, il senso di musicalità e di suono dentro le parole. La fusione è quasi connaturata al mio raccontare storie in cui travaso la forma parlata, recitata, cantata …

Nei vocalizzi lei può rammentare Diamanda Galas, cantante statunitense capace di acrobazie vocali vertiginose e perturbanti.
Me lo hanno detto in molti. Effettivamente la tavolozza da cui io traggo ispirazione non può essere la musica pop che pure ha nutrito la mia giovinezza, per cui c’è anche la forma canzone, quella più classica del pop, come reminiscenza, quasi in filigrana. Però attingo alla musica dei popoli, di grandi artisti che ho introiettato perché sono curiosa della musica di culture tradizionali. È un canto un po’ anche alla Demetrio Stratos (il cantante della formazione degli anni ‘70 Area, 1945-1979, ndr), alla Cathy Berberian (mezzosoprano figlia di armeni, 1925-1983, ndr), alla Carmelo Bene che usava la voce in maniera enfatica.
Nella primavera del 2019 il Palazzo delle esposizioni di Roma ha organizzato una mostra su questi tre artisti che mi colpì molto: raccontava come il suono viene declinato attraverso le loro voci e ci ritrovavo la mia poetica personale, come concepisco il suono dentro il teatro e dentro la narrazione, che valore ha la voce. E l’artista che ha nominato, Diamanda Galas, ultimamente si è schierata contro le grandi artiste pop del mondo che fanno una musica di plastica di cui non se ne può più: quindi è anche una opposizione culturale e politica a un certo tipo di espressione musicale ormai consumata, di plastica perché è perfettamente riproducibile anche attraverso gli strumenti dell’intelligenza artificiale, sono tutte uguali.

La copertina del romanzo di Saba Anglana “La signora Meraviglia” edito da Sellerio e tra i 12 finalisti al Premio Strega 2025

Il recital s’impernia sulle peripezie per far ottenere alla sua zia Dighei la cittadinanza italiana dopo che vive nel paese da 40 anni e tratte dal suo libro “La signora Meraviglia” edito da Sellerio. Quelle peripezie parlano anche di razzismo?
Il razzismo certe volte è del sistema, è introiettato dentro la burocrazia perché tu devi sempre dimostrare qualcosa a uno Stato. Finché esiste questo paradigma c’è un atteggiamento razzista tra virgolette: lo è anche nei confronti dei poveri, dei più disagiati, è un razzismo strutturale, non è una questione di pelle, è legato alla cultura che ha generato quella burocrazia. Il parametro dovrebbe essere ribaltato se vogliamo l’essere umano al centro di tutto ciò che generiamo: deve esserci un atteggiamento virtuoso. Invece della presunzione d’innocenza c’è la presunzione di colpevolezza: bisogna dimostrare non soltanto di essere innocente ma di essere intelligente, all’altezza di qualcosa. L’atteggiamento un po’ vessatorio non è soltanto nei confronti degli stranieri ma verso chi ha meno strumenti per far valere le proprie ragioni.

Nel recital ha accennato a risvolti comici e paradossali. Può ricordarne uno?
Il Comune di Ostia per un periodo è stato commissariato per ragioni di mafia. Noi ci siamo ritrovate a fare le domande per questioni di idoneità alloggiativa in un ufficio che esso stesso aveva una specie di idoneità alloggiativa perché avevano spostato tutti gli uffici in un stabilimento balneare, davanti alla spiaggia. È stato un paradosso kafkiano, comico: eravamo a parlare di idoneità alloggiativa quando loro, sfrattati dal Comune stesso perché commissariato, erano in una struttura poco consona: eravamo in faccia al mare e si sentiva il rumore della sabbia sotto le suole delle scarpe. Fantastico: questo tiene tutti noi insieme, è il grande paradosso tragicomico della burocrazia.

Saba Anglana nel concerto-recital in Santa Croce a Firenze il 25 settembre 2026 per “Genius loci”. Foto (particolare) © Giulia Breschi

Lei è una miscela di culture: madre etiope, padre italiano, nata in Somalia a Mogadiscio e nel 1975, a cinque anni, la famiglia fugge in Italia per non venire stritolata dalla dura repressione del presidente e dittatore somalo Siad Barre. Quanto è cambiato negli anni il clima politico nei confronti di chi ha più culture, visto che oggi un esponente di estrema destra in un libro afferma che gli italiani hanno la pelle bianca e i tratti caucasici, non la pelle nera né altri tratti?
Io provo in tutti i modi a sottrarmi ai luoghi comuni anche quando devo denunciare una forma razzista o di involuzione del grado di civiltà della società. Quindi devo stare molto attenta per non cadere nello stesso meccanismo per cui tutto è razzista, tutto è negativo. Perché io registro due tendenze.

Quali?
Negli anni 70 la società aveva una certa curiosità nei confronti dei “nuovi italiani”, detto tra virgolette. Perché erano di meno. Però questa curiosità generava in chi veniva qui la sensazione di essere comunque di fuori della società. Non era un meccanismo naturale, non c’era l’idea della geografia come confini porosi, diaframmatici, per cui i confini respirano e scambiano popolazioni che si possono muovere liberamente. A quei tempi non esisteva il politically correct: ho registrato aritmie, frizioni, tra ciò che dovrebbe essere molto più fluido e ciò che la società registra come un corpo estraneo.

Adesso com’è?
Adesso da una parte l’attenzione nei confronti degli stranieri dal punto di vista culturale e linguistico della narrazione ha sviluppato degli anticorpi: c’è stata un’evoluzione positiva.

Dall’altra parte?
Dall’altra l’aumento degli stranieri in Italia ha creato una specie di shock culturale di cui non si possono ignorare le ricadute. Faccio parte di quelli venuti in Italia anche se sono per metà italiana però io ho la doppia possibilità di vedere la situazione da entrambi i punti di vista. Da una parte c’è stata un’evoluzione positiva e un grado di civiltà e di accoglienza a cui lavora molto una parte della società.
Dall’altra c’è un impatto culturale, una forma di scontro, il famoso spavento di una società che si vede invasa dagli stranieri: se una società non è sana perché è già vessata dal punto di vista burocratico è confusa, è piena di paure e in questa massa critica vede un pericolo. Questo lo comprendo ma, nelle dinamiche sociali, ciò non esclude il fatto che bisogna organizzare la società perché possa essere più accogliente.
Accoglienza significa anche agire dal punto di vista burocratico, significa rendere le leggi più eque, più giuste. Se c’è giustizia sociale anche quello che viene sentito come il problema dell’immigrazione è affrontabile e superabile, ma ci deve essere un principio di giustizia sociale per tutti altrimenti gli italiani stessi, che sono spaventati e spesso vessati, non hanno strumenti per normalizzare ciò che il mondo stesso fin dalla morte dei tempi ha offerto come cambiamento.

Saba Anglana e, dietro di lei alla sua destra, Fabio Barovero al pianoforte, nel concerto-recital in Santa Croce a Firenze il 25 settembre 2026 per “Genius loci”. Foto (particolare) © Giulia Breschi

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