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Dai Cugini di campagna alla strada: la dura sorte di Marco Occhetti

Il musicista suona nel centro di Roma per mantenersi. E su un quotidiano accusa gli ex colleghi e i cantanti italiani di non aiutarlo

Dai Cugini di campagna alla strada: la dura sorte di Marco Occhetti

GdS

30 Novembre 2017 - 11.06


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Nelle strade del centro storico di Roma, dalle parti di piazza Navona, per sbarcare il lunario suona in strada Kim, all’anagrafe Marco Occhetti, musicista in un gruppo pop nato nel 1970, a suo tempo di grande notorietà per le canzoni in falsetto: i Cugini di campagna. Era riccioluto e biondo. Al Messaggero Occhetti ha raccontato di una rottura dolorosa con i vecchi colleghi. E che nessun collega in auge lo ha aiutato.

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Al quotidiano il musicista ha detto che i membri dell’ex gruppo non gli avrebbero versato i contributi: “nessuno mi aiuta e mi da una mano”. Ha raccontato di vivere in povertà ed essere costretto fare piccoli debiti ma di non arrendersi.

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Oggi 58enne, il musicista suonava la chitarra e cantava nel quartetto che raggiunse la notorietà con “Anima mia”, canzone alquanto sdolcinata ma che sfondò e piacque. Ha suonato dal 1986 al 1994 nel gruppo. Poi se ne andò per fare il solista e, racconta sempre Occhetti, lasciò per divergenze artistiche con gli altri perché non voleva fossilizzarsi sui vecchi hit. Suona un paio di ore al giorno con una licenza regolare dalle quattro di pomeriggio in poi, in teoria, ma in realtà ha tempo per suonare meno di mezz’ora perché altri devono suonare negli stessi orari. Nei locali non ha trovato spazio. E non se la passa bene. Anche perché ha madre e fratello invalidi e una figlia da mantenere. E sottolinea di non aver perso la sua dignità.

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