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I Beatles in Italia, 50 anni fa il delirio

Il racconto dello storico tour tra l’entusiasmo dei fan e lo scetticismo dei media. I dubbi di Pasolini e le bacchette di Ringo, i brani cantati e il filmino di Peppino di Capri.

I Beatles in Italia, 50 anni fa il delirio
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24 Giugno 2015 - 12.51


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di Francesco Troncarelli
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50 anni fa, i Beatles in Italia. E fu subito delirio. Una tournèe concentrata in tre tappe: il 24 giugno a Milano il 26 a Genova e il 27 e 28 a Roma. Esibizioni pomeridiane e serali in ognuna delle città di appena mezz’ora ciascuna come si usava allora, con il meglio del loro repertorio live di quel momento.

Un evento per quei tempi in cui la nostra scena musicale era dominata dai vari Morandi, Celentano, Pavone, Mina, Bobby Solo e Little Tony ovvero le nuove leve della musica leggera tricolore e da stranieri come Paul Anka, Petula Clark e Adamo che in quei “favolosi Sessanta” del boom economico, esportavano nel Belpaese i loro successi in italiano.

Loro, i quattro ragazzi di Liverpool, erano la novità che stava entusiasmando il mondo, erano quelli che stavano rivoluzionando la musica, il costume e la moda e che stavano scuotendo i giovani dal tran tran borghese. Erano i “capelloni” con gli stivaletti, i completi attillati e le camicie coi collettoni. Erano i Beatles, il gruppo amato ovunque e che stava sbarcando con le loro chitarre nella Penisola per la gioia di chi li seguiva.

Uno sbarco peraltro snobbato dalla stampa italiana. I Fab Four erano visti principalmente come fenomeno di moda che prima o poi sarebbe passato, di loro si parlava in pezzi di colore (“Arrivano gli scarafaggi”), puntando molto sul calore dei fan più che sulle loro proposte artistiche e se non fosse stato per quei due o tre settimanali specializzati (“Big”, Ciao Amici”) che si occupavano di giovani e musica, il loro tour in Italia sarebbe passato quasi inosservato come conferma l’assenza di riprese dell’avvenimento da parte della Rai. Musicalmente parlando del resto, eravamo una provincia dell’impero e l’eco dei trionfi internazionali, arrivava da noi filtrato.

Il tour

Ecco perché i numeri della tournèe organizzata dall’impresario Leo Watcher e presentata dai volti televisivi Lucio Flauto e Rossella Como, ci dicono di un’accoglienza tiepida, perché non si era attivata la grancassa mediatica. A Milano i Beatles suonarono al velodromo Vigorelli complessivamente per 26 mila persone: 7 mila il pomeriggio e 19 mila la sera, ben lontani dal tutto esaurito. A Genova per 3500 paganti alle 16 e 30 e 15 mila alle 21 e 30 in un Palasport dove la capienza massima era di 25 mila. A tenere lontano il pubblico a Roma, ci pensò invece il costo del biglietto, 7mila lire (un giornale costava 50 lire, un caffè 60 e un disco 600 lire), che verrà ribassato il giorno successivo senza che la mossa riesca a però a riempire il Cinema Adriano (capienza 3 mila posti).

I Fan

Quelli che c’erano però si facevano sentire, eccome: «Strillano le ragazzine, dimenandosi come ossessi. Tutti in piedi sulle sedie. È un crescendo che mette i brividi. La polizia fa cordone, accorre dove può, calma, minaccia, picchia. Tre ragazzine fanno a pezzi una fotografia dei ragazzi di Liverpool, ne ingoiano i frammenti. Una, lassù, è colpita dalla tarantola. Si grida, si balla e si grida. L’eccitazione sale e diventa follia collettiva: ammaccatura, bailamme, stordimento, convulsioni. Un gruppo di giovani si strappa la camicia di dosso. Una biondina si rotola su se stessa. Tutti scuotono la testa, agitano fazzoletti, battono le mani. Il fanatismo ha toccato vertici indescrivibili. Le più giovani hanno invocato il nome di Paul, il bellino. Una, in maglietta nera, è stata portata via perché in preda a crisi isterica. Moltissimi ragazzi si sono svestiti delle magliette per adoperarle a mulinello in segno di saluto agli idoli» scrive il 25 giugno 1965 sul Corriere della Sera Alfonso Madeo a commento dell’esibizione al Vigorelli.

La Beatlemania

Scene di fanatismo e grande eccitazione dunque che si ripeteranno anche nelle altre tappe, forse un po’ per imitazione di quello che succedeva dovunque si esibisse il complesso, così come era accaduto negli Usa dopo l’apparizione all’Ed Sullivan Show nei successivi concerti negli stadi del baseball. Nel 1965 infatti siamo in piena beatlemania. Paul, John, George e Ringo hanno alle spalle già nove 45 giri al primo posto in classifica e 4 album (“Please please me”, “With the Beatles”, “A hard day’s night” e “Beatles for sale”) che avevano fruttato 20milioni di dischi venduti e hanno anche girato un film “A hard day’s night” in Italia “Tutti per uno”. Senza contare poi che esattamente 10 giorni prima dell’esibizione al Vigorelli, il 14 giugno, i quattro avevano inciso nello studio di Abbey Road, la versione definitiva di “Yesterday”, un capolavoro assoluto della musica che avrebbe dato una svolta alla loro produzione beat.

Dicevano di loro

Pier Paolo Pasolini: «Non mi so spiegare il successo dei Beatles, questi quattro giovanotti completamente privi di fascino che suonano una musica bellina». Franca Valeri: “Per me il trionfo dei Beatles è un mistero, sebbene sia convinta che chi riesce ad emergere deve avere le carte in regola per farlo». Milva: «Non riesco a rendermi conto della loro bravura, eppure c’è gente che impazzisce per loro». Strehler: «Questi Beatles non mi dicono molto, ma ci deve essere una ragione se vanno tanto forte». Little Tony: “All’inizio della strada trionfale percorsa dai Beatles c’è un segreto di tempestività. Hanno imposto la moda del gruppo mentre in Inghilterra era in declino l’interesse per il cantante solista. Poi hanno il dono di un ritmo istintivo, inconfondibile. Hanno dato a moltissimi giovani il pretesto per scatenarsi, rompendo pregiudizi e veti di costume”.

La musica di quei giorni

Hit Parade del 26 giugno 1965

1) “Ciao ciao” Petula Clark

2) “Il silenzio” Ninì Rosso

3) “Il mondo” Jimmy Fontana

4) “Quello sbagliato” Bobby Solo

5) “Un anno d’amore” Mina

6) “Piangi” Richard Anthony

7) “Se non avessi più te” Gianni Morandi

8) “La casa del sole” Los Marcellos Ferial

9) “La verità” Paul Anka

10) “La notte” Adamo

La conferenza stampa

Vi considerate ragazzi felici?

«Molto felici».

Cos’altro vi aspettate dalla vita?

«La possibilità di dormire molto».

Se vi accorgeste di perdere i capelli?

«Ricorreremmo alle parrucche».

Per quanto tempo prevedete di stare sulla cresta dell’onda?

«Finché dura. Durerà parecchio».

Pensate che esista qualcuno più grande o più importante di voi?

«La regina».

Conoscete le poesie di Evtuschenko?

«Chi è?»

Ammirate Shakespeare almeno?

«Certo, è inglese. Però lui non ha venduto tanti dischi».


I Supporters

Il concerto si componeva di due momenti principali: nel primo si esibivano complessi musicali e cantanti che dovevano fare da spalla all’evento scaldando il pubblico, nel secondo i Beatles. Fra i supporters della prima parte c’erano gli urlatori del rock Guidone e Angela coi rispettivi gruppi, Le Ombre di Alfonso Righetti (con un giovane Gil Ventura al sax), i milanesi New Dada guidati da Maurizio Arcieri in cerca di affermazione, Fausto Leali coi suoi Novelty non ancora esploso col successo “A chi” ma già rampante grazie alle cover italiane degli “scarafaggi”e soprattutto Peppino Di Capri accompagnato dal suo gruppo i Rockers, che fra tutti era quello più conosciuto e popolare. L’unico ad accompagnare Paul e gli altri in tutte e tre le tappe del tour. Dieci minuti per lui con un medley composto da “Let’s twist again”, “Passion flower” e “Don’t play that song” di Ben E. King.

I brani in scaletta

“Twist And Shout”

“She’s A Woman”

“I’m A Loser”

“Can’t Buy Me Love”

“Baby’s In Black”

“I Wanna Be Your Man”

“A Hand Day’s Night”

“Everybody’s Trying To Be My Baby”

“Rock And Roll Music”

“I Feel Fine”

“Ticket To Ride”

“Long Tall Sally”.

The end

Tutte le canzoni furono introdotte da Paul con qualche parola d’italiano. Al termine dell’ultima esibizione filmata per qualche minuto con un Super8 da Peppino di Capri al Cinema Adriano di Roma, con in platea vip come la Magnani, Giorgio Albertazzi, Luchino Visconti, Catherine Spaak, Dado Ruspoli e i giornalisti Gianni Minà e Gianni Bisiach, un fan salì sul palco per rubare il berretto con la visiera di John e Ringo lanciò verso il pubblico le bacchette della batteria tra l’entusiasmo generale. I Fab Four finirono la notte al “Club 84”, locale storico della Dolce vita capitolina, circondati da belle ragazze e tallonati dai paparazzi guidati da Marcello Geppetti, Gilberto Petrucci e Tazio Secchiaroli. La mattina seguente dopo una breve siesta all’Hotel Parco dei Principi, volarono verso Parigi, altro giro altre esibizioni. Nei giorni successivi e soprattutto negli anni a venire mezza Roma racconterà di avere a casa le bacchette di Ringo di quella serata anche se erano solo due e l’altra mezza di essere stata al “mitico concerto dei Beatles”, anche se ci andarono solo poche migliaia di persone.

I BEATLES IN ITALIA

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