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L’Efebo d’oro ad Anna Bonaiuto, musa e interprete di tanti registi al cinema e a teatro

Fra le attrici più espressive degli ultimi decenni, ha lavorato con Martone, Ozpetek, Luchetti, Cristina Comencini e molto nella prosa

L’Efebo d’oro ad Anna Bonaiuto, musa e interprete di tanti registi al cinema e a teatro

admin

4 Dicembre 2020 - 13.18


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di Giuseppe Costigliola

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Anna Bonaiuto, una delle attrici teatrali e cinematografiche più intense ed espressive degli ultimi decenni, sarà insignita nei prossimi giorni del Premio Efebo d’oro alla carriera. Meritato riconoscimento, questo, per la raffinata e sensibile interprete, musa ispiratrice di tanti registi che ne hanno valorizzato la straordinaria capacità di rendere sulla scena le suggestioni drammatiche di un’opera, originale o tratta da un testo letterario, in perfetta aderenza al contenuto ma al tempo stesso attraverso una personalissima e struggente rielaborazione.
Non a caso l’Efebo d’oro – di cui quest’anno ricorre la 42a edizione – nasce come premio internazionale di cinema e narrativa, arti il cui connubio è sempre stato particolarmente fecondo, anzi vitale e spesso indissolubile. A causa della pandemia in corso la manifestazione si svolge in streaming sulla piattaforma Mymovies iniziato il 29 novembre e fino al 5 dicembre: una settimana di programmazione durante la quale saranno presentati otto film tratti da opere letterarie in competizione per l’Efebo d’Oro e sei opere prime o seconde in concorso per l’Efebo Speciale. È in tale contesto che il premio ad Anna Bonaiuto appare come il degno coronamento di una notevole carriera.

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Nata nel 1950 in Friuli da famiglia napoletana, deve forse a questa sintesi fra radici meridionali e ambiente settentrionale la propria complessa formazione umana e artistica, maturata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, che l’ha portata ben presto a lavorare con alcuni tra i più illustri autori teatrali, come Luca Ronconi, Mario Missiroli, Carlo Cecchi. Dopo l’esordio cinematografico del 1973 con il primo film del direttore della fotografia Carlo Di Palma, Teresa la ladra, accanto a Monica Vitti e Michele Placido, e un ruolo in Film d’amore e d’anarchia di Lina Wertmüller, la sua presenza sul set diventa sempre più frequente e autorevole, grazie a registi quali Bruno Corbucci, Luciano Emmer, Pupi Avati, Giuseppe Ferrara, fra gli altri. Grande successo riscuote la sua interpretazione nel 1993 in Morte di un matematico napoletano di Mario Martone, in cui impersona la moglie del matematico Caccioppoli, e in Dove siete, io sono qui di Liliana Cavani, per il quale vince la Coppa Volpi come migliore attrice non protagonista alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Dopo aver ricoperto il ruolo di Matilde Urrutia, moglie del poeta Neruda, nel popolarissimo film Il postino di Michael Radford, che segna il commiato di Massimo Troisi, nel 1995 ancora Mario Martone le affida la parte della protagonista Delia in L’amore molesto, tratto dal romanzo di Elena Ferrante e recentemente restaurato; conquista così il David di Donatello, il Nastro d’Argento, il Globo d’Oro, la Grolla d’oro e l’Efebo d’argento come migliore attrice protagonista.

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In seguito, recita con i più importanti registi del cinema italiano, come Nanni Moretti, Carlo Verdone, Paolo Sorrentino, Ferzan Özpetek, Roberto Andò, Cristina Comencini, Daniele Luchetti. Non perde però mai di vista il teatro, suo primo amore, e recita in rappresentazioni tratte dai più grandi autori della scena classica e contemporanea (Eschilo, Aristofane, Čechov, Molière, Büchner, Pirandello, De Filippo), aggiudicandosi tra l’altro il Premio Ubu nel 2003 come migliore attrice italiana per l’interpretazione di donna Rosa Priore in Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo, con la regia di Toni Servillo. Non vanno poi dimenticate le partecipazioni televisive e la realizzazione, in qualità di voce narrante, di audiolibri di grande pregio.

Insomma, un premio alla carriera davvero meritato. E in quest’epoca di drammatica crisi, di dilaniante incertezza per il mondo dello spettacolo, il riconoscimento tributato ad Anna Bonaiuto si pone come luce di speranza per una ripresa, speriamo prossima, di quell’arte scenica che nel nostro Paese vanta una gloriosa e indimenticabile tradizione, vero faro di civiltà nella barbarie che incombe sempre più minacciosa.

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Il sito dell’Efebo d’oro

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