“I miserabili” nelle banlieue di Ladi Ly inaugura una piattaforma online

Dal 18 maggio il film che ha fatto scalpore in Francia è su Miocinema.it e su Sky. Il regista: “Nelle periferie francesi la gestione del virus è una catastrofe, servono educazione e cultura”

I miserabili di Ladi Ly

I miserabili di Ladi Ly

GdS 13 maggio 2020
Premio della giuria a Cannes 2019, oltre due milioni di spettatori nelle sale francesi, quattro César vinti compreso quello per il miglior film, una candidatura all’Oscar come miglior titolo straniero: I miserabili con cui Ladi Ly liberamente trasporta il romanzo di Victor Hugo nelle banlieue raccontando la violenza della polizia in quei territori arrivava in Italia con credenziali eccellenti. Poi ci si è messo il virus a interrompere il cammino verso le sale. Les Miserables, primo lungometraggio del regista, inaugura il 18 maggio una nuova piattaforma digitale sul cinema d’autore, MioCinema.It, che si trova anche su Sky Primafila Première. Secondo Andrea Occhipinti di Lucky Red, che ha lanciato l’idea della piattaforma insieme a Circuito Cinema, l’iniziativa coinvolge 130 sale e 300 schermi.

Ladj Ly, nato nel 1978, di origini maliane, è attivista del collettivo artistico Kourtrajmé, viene dalle banlieue, a Montfermeil e, ha più volte affermato, la provenienza ha fatto la differenza e si sente. All’Ansa e ad altre testate ha detto di aver rifiutato molte proposte, anche dagli Stati Uniti, dalla Marvel compresa: per ora intende raccontare ancora le sue storie e la sua gente. Il regista ha annunciato un corto sul confinamento sociale causato dal virus, un documentario sulla sua scuola di cinema nel quartiere, gratuita, e due prossimi film, uno ambientato negli anni ’90, il secondo sulle rivolte della periferie nel 2005. Per Ladi Ly a quelle rivolte lo Stato francese ha risposto solo con “le violenze della polizia” quando al contrario servirebbero “cultura, educazione e politiche sociali”. Di fronte alla pandemia come è stato il comportamento delle autorità? “Una catastrofe, le periferie sono una polveriera pronta a esplodere, erano poveri e ora sono poverissimi”, la “violenza poliziesca è crescente” con “innumerevoli video gli abitanti che documentano questi abusi delle forze di sicurezza”.

La vicenda vede tre poliziotti dell’anticrimine attaccati da una band di ragazzini e nella reazione feriscono un ragazzo. Un drone ha però registrato tutto e i poliziotti cercano di recuperare la registrazione. In risposta alle loro prevaricazioni il quartiere si ribellerà. Il racconto procede da più punti di vista tra i quali quello di un agente che non sa niente delle periferie e scopre un mondo a lui sconosciuto. Il regista ha uno sguardo complesso, non vuole cadere nei cliché.

Un film dallo stile descritto come semidocumentaristico e avvincente, con attori professionisti e non professionisti, che termina con la frase di Hugo “Non ci sono cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori”. I quali coltivatori, chiarisce il regista su Avvenire, “sono i politici indifferenti ai bisogni dei più poveri e responsabili anche in questi mesi di una pessima gestione dell’emergenza da Coronavirus”.