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La disperata ricerca della salvezza in Dunkirk

Oggi in anteprima all’Arsenale di Venezia, l’intenso film di Christopher Nolan in uscita il 31 agosto

La disperata ricerca della salvezza in Dunkirk

Marco Spagnoli

28 Agosto 2017 - 11.20


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Dunkirk è un film importante. E non solo per la sua grande qualità cinematografica e la sua capacità di rievocare un evento storico come il salvataggio di oltre 300.000 soldati inglesi sulla costa francese, in fuga dal nemico tedesco.

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Dunkirk è un film – molto – importante, perché ricorda a tutti noi che cosa è sono il cinema e la sua potenza di racconto, quando c’è la volontà di realizzare qualcosa di unico ed originale rendendo onore ai protagonisti di un grande evento storico.

Certamente il merito è quello del suo regista che dopo una serie di film riuscitissimi sia sul piano commerciale che dal punto di vista artistico, può – come pochissimi al mondo – imporre la sua visione e le sue storie a qualsiasi studio hollywoodiano. E’ il risultato di film di successo come Insomnia, Memento, The Prestige, Interstellar e – ovviamente della trilogia del Cavaliere Oscuro a permettere ad uno dei principali autori del nostro tempo di portare sullo schermo una storia complessa che mette lo spettatore in condizione di sperimentare in prima persona, l’angoscia di una situazione senza apparente via d’uscita.

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Se non ci fosse stato Nolan e il suo sguardo, si sarebbe potuto realizzare Dunkirk? Molto probabilmente no. La pigrizia e il timore degli Studios in America, ma anche di tanti produttori europei oggi, sono i principali responsabili della disaffezione nei confronti del grande schermo. Ed è per questo che Dunkirk è un film da vedere, perché è possibile che la sua fortuna al Box Office apra la strada ad altri registi e ad altri racconti altrettanto importanti e – sulla carta – complessi.

La storia di soldati sulla spiaggia che provano in tutte le maniere a salvarsi, porta la dimensione narrativa della seconda guerra mondiale in una modernità che abbiamo conosciuto solo in pochi film recenti come Salvate il Soldato Ryan o La Sottile Linea Rossa, quando la tecnologia ci ha fatto capire che cosa significa davvero trovarsi su un campo di battaglia: infreddoliti, bagnati, assordati e – spesso – con la certezza di non riuscire a farcela. L’angoscia, la paura, e – al tempo stesso – la smania di continuare a vivere sono al cuore di un racconto epico e travolgente nella sua semplicità e potenza.

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Dunkirk, da questo punto di vista, non è solo ‘spettacolare’, ma innovativo per la sua capacità di fare immedesimare lo spettatore nei soldati.

Non c’è spazio per la biografia o la psicologia, il film insegue il puro istinto di sopravvivenza, mutuando dal realismo dei videogame, i rumori e la percezione dello spazio che circonda i soldati inglesi alla ricerca di qualcosa che li porti a casa.

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Non si rende onore ai singoli se non attraverso lo sguardo di insieme sullo sforzo collettivo di vivere e sopravvivere, nonostante i Tedeschi ce la mettano tutta.

Non basta, infatti, salire su una nave per riuscire a farcela: aerei, U-Boot e altre minacce sono costantemente in agguato, imprimendo alla narrazione una matrice esistenziale in cui niente è certo, ma – soprattutto – in cui nessuno è al sicuro.

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L’invisibilità del nemico, poi, dona al film una forza ancora maggiore, accrescendo l’inquietudine e la paura di non farcela.

Del resto sono circa 70.000 i morti di quella battaglia e per questo motivo, Dunkirk sia visivamente che sul piano emotivo è soprattutto un’esperienza esistenziale in cui la brutalità della guerra, la speranza e la disperazione prendono forma attraverso quello che certamente è uno dei film più rilevanti di questo tempo, grazie a cui torna a reclamare la centralità del suo ruolo nel campo dell’entertainment contemporaneo.

Una lezione di cinema, ma non solo nei confronti del pubblico, bensì anche in quelli dell’industria cinematografica che dovrebbe essere più coraggiosa e capace di osare: come i soldati inglesi sulla spiaggia di Dunkirk dal 26 maggio al 4 giugno 1940 e come Christopher Nolan nel nostro presente.

 

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