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Con La ragazza senza nome i Dardenne raccontano i migranti senza identità

Dal 27 ottobre al cinema. Una giovane dottoressa, i sensi di colpa e il corpo di una ragazza a cui dare un'identità

Con La ragazza senza nome i Dardenne raccontano i migranti senza identità

GdS

26 Ottobre 2016 - 16.32


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“Sull’immigrazione la soluzione non può che essere europea. Non può venire dalle sole Italia e Grecia, terre di frontiera, ci vuole solidarietà e cooperazione da parte delle nazioni. Se la guerra in Siria dovesse chiudersi bene, la situazione potrebbe migliorare, ma di una cosa siamo certi: se qualche paese dovesse seguire l’esempio dell’Ungheria, allora esca subito dall’Europa”. A parlare così sono i fratelli Dardenne, a Roma per presentare La ragazza senza nome, già passato al Festival di Cannes in concorso e dal 27 ottobre in sala con la Bim.

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Il film racconta la storia di Jenny Davin (Adèle Haenel), un giovane medico profondamente devota alla sua professione. Presso il suo studio fa stage l’aspirante dottore Julien (Olivier Bonnaud). Una sera, quando i due stanno per appendere il camice e per chiudere l’ambulatorio, il campanello squilla. Una sola volta. Jenny decide di non rispondere. La stessa ragazza che aveva suonato al suo uscio viene trovata morta da lì a poco. Il senso di colpa per non aver aperto perseguita Jenny. Quando scopre che la polizia non ha elementi per identificare il cadavere, Jenny ha un solo scopo: scoprire il nome della ragazza senza nome, perché non venga sepolta in forma anonima.

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