Serie A: tre giornate, tanti spunti

Si può già notare come anche il calcio italiano si stia accorgendo dell'importanza del talento e di un calcio propositivo

Serie A: tre giornate, tanti spunti
(foto de: La Gazzetta dello Sport)
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10 Settembre 2026 - 17.27 Culture


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di Lapo Vinattieri

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Storicamente, il cosiddetto “calcio d’agosto” termina con il primo turno di Champions League a inizio settembre. Il momento in cui si delineano le protagoniste della stagione ed emerge il reale livello dei
campionati europei, Serie A compresa. Quale miglior banco di prova, allora, se non mandare l’Inter campione in carica nella bolgia del Santiago Bernabeu, casa del Real Madrid? La squadra di Cristian Chivu si è arresa per 2-1 ai Blancos del maestro Mourinho – facendosi praticamente due gol da soli -, ma la prova di orgoglio dei nerazzurri ha dimostrato che possono giocarsela con chiunque. E ancora vogliamo capire come si sarebbe difeso in champions al Maradona il Napoli di “Allegri” vestito contro l’Arsenal, degna finalista della scorsa edizione?. Ebbene, il Napoli ha retto bene gran parte della sfida ma poi ha ceduto al 75′ a causa di un gol decisivo di Martin Ødegaard. Per i partenopei si tratta della terza sconfitta consecutiva tra campionato e coppa.

Lo Scudetto cucito sulla maglia a strisce ha rinvigorito il Biscione, che in Serie A ha fatto 3 su 3, dimostrando una maturità ritrovata. Sotto 0-2 in casa contro il Napoli, Lautaro Martinez e compagni sono riusciti a rimontare fino al 3-2 finale, con il gol vittoria firmato dal suo capitano, fortemente criticato negli anni per la sua “abilità” di scomparire nei big match. L’Inter, quindi, è ancora una volta la squadra da battere, anche considerato un mercato in entrata fatto di piccoli ma fondamentali aggiustamenti.

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Dietro di lei, le minacce più realistiche si chiamano Roma e Como, squadre che hanno chiuso in crescendo la passata stagione e che hanno ricominciato dove avevano finito a maggio. I capitolini vantano una rosa finalmente profonda – decisiva nella rimonta contro l’Atalanta risolta da Soulé –, mentre il Como continua a certificare il suo status da big con prove di forza come i 4 gol rifilati al Genoa in casa e la vittoria in esterna contro il Napoli, in attesa dell’esordio assoluto odierno in Champions League. Tra due giornate, poi, ci sarà Roma-Inter, match che potrebbe già risultare decisivo.

Nelle zone alte volano due sorprese: Lazio e Frosinone. Sulla scottante panchina biancoceleste si è seduto un Gennaro Gattuso in cerca di redenzione, e dopo tre giornate si può dire che abbia fatto già più di quanto ci si potesse immaginare: 9 punti su altrettanti disponibili, 4 gol segnati – di cui 3 dell’ex Inter Davide Frattesi, uno dei pochi acquisti del mercato estivo, ancora una volta bloccato da una situazione societaria tutt’altro che semplice – e solo 1 subito. Il Frosinone di Alvini, invece, incanta con una squadra molto giovane – 24 anni di media nell’11 titolare -, guidata dai 4 gol in 3 partite di Antonio Raimondo, classe 2004. Sono 6 i punti ottenuti nelle prime 3 giornate, battendo Fiorentina e Venezia e dopo aver affrontato anche la Juventus al ritorno in A, merito di un sistema di gioco fresco e votato al pressing.

Tra le big, la maggiore delusione è quella del Napoli, capace di fare 3 punti in altrettante giornate: in panchina si è seduto Max Allegri, e i partenopei hanno riconfermato la rosa arrivata seconda nemmeno 5 mesi fa. Ciononostante sembra che, privatisi della guida tecnica di Conte, questi giocatori non riescano ad incastrarsi bene tra di loro, concedendo già 5 gol in questo inizio di campionato, troppi per un allenatore che fa della difesa il suo cavallo di battaglia. Ad arrancare è anche la Juventus: imbattuta con 7 punti in classifica, la situazione potrebbe precipitare nei prossimi turni a causa dei tanti infortuni occorsi finora – 9 calciatori fermi ai box-. In estate si è deciso di puntare sul ritorno di Kolo Muani, che finora ha deluso clamorosamente: Spalletti dice di “essere sul carro” del francese, ma nel frattempo si è fatto acquistare il tedesco Woltemade, con l’obiettivo dichiarato di puntare almeno al quarto posto.

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Quarto posto puntato anche dal nuovo Milan di Amorim. Dopo il fallimento targato Allegri la proprietà americana ha rivoluzionato tutto, con l’intenzione di esprimere un calcio più propositivo che divertisse il pubblico di San Siro, che tanto ha mugugnato durante la passata stagione, e acquistando calciatori importanti come Moreira e Ramos per un totale di quasi 130 milioni di euro. Tra le prime mosse del tecnico portoghese quella di dare fiducia al giovane Alphadjo Cissè, classe 2006 e autore di 2 gol nelle sue prime 3 partite in Serie A. Il progetto è molto improntato al futuro, e forse non sarà questo l’anno del Diavolo, ma Amorim sa come imbonirsi una tifoseria ambiziosa come quella rossonera.

Questa stagione sembra inoltre segnare la flessione di quelle realtà che erano risultate in crescita negli ultimi anni. L’Atalanta ha definitivamente abbandonato il ciclo Gasperini accogliendo Maurizio Sarri e passando dopo anni ad una difesa a 4, ma purtroppo il “sarrismo” ha smesso di esistere dopo la sua parentesi juventina, e il bel gioco scarseggia; Bologna ha aperto le sue porte a Domenico Tedesco, ma la squadra messagli a disposizione non è a livello e i felsinei rischiano di dover vivere una stagione di galleggiamento, senza alti e con tanti bassi.

Chi ha dovuto sterzare subito è la Fiorentina di Paratici: dopo 0 punti in 3 giornate, un solo gol fatto e ben 9 subiti, il ds ha fatto dietrofront e ha esonerato Fabio Grosso, affidando nuovamente la panchina a Paolo Vanoli, che a giugno era stato considerato inadatto a gestire la rinascita viola. I gigliati, autori di un mercato che ha portato con sé 13 nomi nuovi, devono subito ripartire, anche e soprattutto per evitare lo spettro di una stagione come la precedente.

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Tra le altre poco da segnalare: l’Udinese si appresta a vivere l’ennesima stagione di crescita, magari a ridosso dell’Europa, mentre sono molte le squadre a dover lottare per salvarsi. Oltre al Frosinone, del quale non deve ingannare l’inizio sprint, Lecce, Parma, Monza, Venezia e Genoa sembrano le meno attrezzate al campionato di A.

Rimangono poi tre squadre, un barlume di speranza per il futuro del calcio italiano. Sassuolo, Torino e Cagliari sono infatti affidate alla gestione di tre giovani allenatori italiani: Aquilani, Abate e Pisacane. I tre mettono in campo un calcio propositivo, votato al possesso e alla rapidità di manovra, ma soprattutto sono arrivati lì grazie alla gavetta, passando da esperienze nelle giovanili fino ad arrivare oggi in Serie A. E in un calcio come il nostro che fa del nome tutto e in cui la meritocrazia conta fino ad un certo punto, dove a distanza di 20 anni ci si ostina ancora a cercare un posto per i gloriosi campioni del 2006, personaggi come loro sono una boccata d’ossigeno.

Anche perché finalmente, dopo anni, il nostro campionato sembra essere piacevole da guardare. I numeri raccontano di 82 gol nelle prime 3 giornate: per avere un totale di gol superiore bisogna tornare alla stagione del Covid, la 2020/21, in cui furono 105 le reti segnate. Numeri, quelli di questo inizio di stagione, frutto di due elementi: il cambio di regole arbitrali testate al Mondiale, volte a rendere il gioco più fluido e meno frammentato, ma anche e soprattutto di un esponenziale aumento di talento nel nostro campionato.

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Ne avevamo parlato circa un mese fa: il calciomercato ha portato in dote un buon numero di giocatori di talento, e sono stati gli stessi allenatori ad accorgersene, cercando sempre più di proporre un calcio che volgesse il suo sguardo in avanti. Chi ben comincia è a metà dell’opera, e questa Serie A sembra essere in grado di offrirci un gran bel spettacolo.

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