Bologna, 46 anni fa la bomba in stazione che provocò 85 morti e oltre 200 feriti

Erano le 10:25 in punto quando una valigia piena di tritolo esplose improvvisamente nella sala d'aspetto della seconda classe, nel capolinea della città emiliana

Bologna, 46 anni fa la bomba in stazione che provocò 85 morti e oltre 200 feriti
Preroll AMP

redazione Modifica articolo

2 Agosto 2026 - 18.23 Culture


ATF AMP

A distanza di 46 anni la ferita è ancora aperta. E non potrebbe essere altrimenti. Era la mattina di un apparentemente tranquillo sabato di inizio agosto quando a Bologna, nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione, l’esplosione di una bomba causò la morte di 85 persone, mentre oltre 200 rimasero ferite. Non fu un semplice “incidente” ma il più grave attentato terroristico commesso in Italia nel secondo dopoguerra. L’orologio segnava le 10:25 quando un boato squarciò l’ala sinistra dell’edificio, con la sala d’attesa, il ristorante e gli uffici del primo piano che si trasformarono in breve tempo in un cumulo di polvere e macerie.

Top Right AMP

All’inizio le persone presenti non capirono che fosse esplosa una bomba. L’ordigno, oltre ai sopracitati danni, colpì anche il treno Adria Express 13534 della linea Ancona-Basilea, fermo sul primo binario in attesa che i passeggeri salissero. Poche decine di minuti dopo il disastro accorsero in soccorso l’esercito, le ambulanze, i vigili del fuoco e molteplici uomini delle forze dell’ordine, che iniziarono la “conta” delle vittime. Le prime ipotesi investigative parlarono dello scoppio di una caldaia, ma nel punto dell’esplosione non c’era traccia di nessun apparecchio nemmeno simile a essa. La fuga di gas venne quindi presto scartata per lasciare spazio alla vera causa della strage: una bomba ad alto potenziale.

Spostando l’attenzione sui colpevoli dell’attentato, alla fine di una lunga serie di processi, dal 1995 sono diventate definitive le condanne all’ergastolo, nelle vesti di “esecutori”, di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, entrambi appartenenti ai NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), un’organizzazione terroristica di orientamento neonazista e neofascista attiva dal 1977 al 1981. Nello stesso anno vennero condannati, con l’accusa di “depistaggio delle indagini”, il colonnello Giuseppe Belmonte, l’ex capo della P2 (Propaganda due) Licio Gelli, l’ex agente del Sismi (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare) Francesco Pazienza e l’ufficiale del servizio segreto militare Pietro Musumeci.

Dynamic 1 AMP

Nel 2007, invece, è arrivata la condanna a 30 anni di reclusione per Luigi Ciavardini, militante eversivo di estrema destra, processato “a parte” perché nel 1980 era diciassettenne, cioè minorenne. Tuttavia, nel 2017, davanti alla corte di Assise di Bologna, ha preso il via un nuovo processo per accertare le responsabilità di un eventuale “quarto uomo” partecipante alla strage. Il nome sotto esame era quello di Gilberto Cavallini, ergastolano in semilibertà, che nel 2020 è stato condannato per concorso esterno ai “fatti” di Bologna (confermato nel 2023 in Appello e nel 2025 in Cassazione), con l’accusa di aver aiutato e supportato Fioravanti, Mambro e Ciavardini con alloggio, documenti falsi e fornendo la vettura per il viaggio da Padova a Bologna.

Il livello superiore, cioè quello dei mandanti, invece è rimasto avvolto nel mistero e la Procura ordinaria, dopo anni di indagini, aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto contro ignoti. La Procura generale, però, nell’ottobre 2017 ha avocato a sé il fascicolo e, pur nella difficoltà di svolgere accertamenti a 39 anni dall’accaduto, ha condotto l’inchiesta, alla quale hanno lavorato i carabinieri del Ros, la Digos e la Guardia di Finanza. Nel 2020 la Procura generale di Bologna ha notificato 4 avvisi di fine indagine, accusando la P2 e Gelli di essere i mandanti della strage. Tra i destinatari figurava Paolo Bellini, ex membro di Avanguardia Nazionale, ritenuto l’esecutore che avrebbe agito in concorso con Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato, Mario Tedeschi e i NAR.

Nell’aprile 2022 è arrivata la sentenza di primo grado, con Bellini che è stato condannato all’ergastolo con un anno di isolamento in qualità di esecutore materiale della strage. L’accusa ha continuato a dichiarare colpevoli anche Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti e quindi non più imputabili, in qualità di mandanti, finanziatori o organizzatori della strage. Nel 2024 la condanna a Bellini è stata confermata in Appello e l’anno dopo in Cassazione.

Dynamic 1 AMP

Inoltre, la Corte di assise di Bologna ha giudicato responsabili anche altri due imputati. Sono stati comminati 6 anni di reclusione all’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, accusato di depistaggio, e 4 a Domenico Catracchia, ex amministratore di condomini in via Gradoli, a Roma, accusato di aver fornito false informazioni al pm al fine di sviare le indagini. Secondo queste, ammonterebbe a circa 5 milioni di dollari il flusso di denaro proveniente da conti riconducibili a Gelli.

In occasione della commemorazione di quel 2 agosto di 46 anni fa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è così espresso in una nota: “Il segno profondo impresso dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani”. Ha poi continuato: “Il dolore infinito per tante vittime inermi, donne, uomini, bambini; la commozione per lo strazio e i patimenti dei familiari; lo sgomento per la distruzione portata nel centro della vita civile della città e dell’intera nazione si rinnovano oggi, come in ogni giorno di ricorrenza”. Per poi concludere: “È una consapevolezza che riguarda la nostra comunità, i giovani anzitutto. E rilancia l’impegno a salvaguardare il futuro da costruire nei valori di libertà, di giustizia, di democrazia. I valori che la strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere”.

La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha così tuonato sui suoi social senza però riferirsi direttamente alla matrice fascista dell’attentato: “46 anni fa il terrorismo ha sferrato uno dei suoi attacchi più feroci. Ha colpito al cuore la nazione intera, con un attentato che ha disintegrato la stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e ferendone oltre duecento”. Ha poi aggiunto: “Quello che è accaduto il 2 agosto del 1980 rappresenta una delle pagine più buie e drammatiche della storia nazionale. Oggi ci uniamo, ancora una volta, ai familiari delle vittime e a tutti i bolognesi in questa giornata di dolore e commemorazione”. Infine ha commentato: “Il governo continuerà a fare la propria parte nel complesso cammino che è necessario portare avanti per fare piena luce sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia nel dfamiliariopoguerra. In questo quadro, il percorso di versamento degli atti declassificati all’Archivio centrale dello Stato costituisce un passo determinante, che la Presidenza del Consiglio sta portando avanti in sinergia con le altre amministrazioni dello Stato e in uno spirito di collaborazione con le associazioni dei famigliari delle vittime”.

Dynamic 1 AMP
FloorAD AMP
Exit mobile version