La vita in carcere, tra sovraffollamento al 150%, riduzione delle pene alternative e suicidi come fenomeno strutturale

L'associazione Antigone ha pubblicato il 22° rapporto sulle condizioni di detenzione.

La vita in carcere, tra sovraffollamento al 150%, riduzione delle pene alternative e suicidi come fenomeno strutturale
@fonte Vatican News
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19 Maggio 2026 - 16.56 Culture


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La qualità della vita che è concessa in carcere è un buon parametro per misurare lo stato della democrazia di un paese. In Italia, a fronte di una regolare capienza di 51.265 posti, che “si riducono a soli 46.318 realmente disponibili”, sono rinchiusi in carcere 64.436 persone. A dircelo è il 22° report dell’associazione Antigone, aggiornato allo scorso 30 aprile. Intitolato Tutto chiuso, lo studio fa un duro bilancio delle condizioni di detenzione all’interno dei penitenziari italiani. Si legge nel dossier: “Il tasso reale di sovraffollamento ha raggiunto il 139,1%”, ma se sono appena 22 gli istituti non sovraffollati in tutto il paese, invece “sono ormai 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150%, mentre in 8 carceri si super addirittura il 200%”.

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Se nella propaganda governativa rientra l’annuncio di un “piano carceri”, rileva Antigone, che “i posti realmente disponibili sono addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso”. 

La situazione è tale per cui in un lasso di tempo che va dal 2018 al 2024, “i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone detenute”, numeri ben superiori a quelli che nel 2013 avevano visto condannare l’Italia per la violazione della Convenziona europea dei diritti umani, nella sentenza Torreggiani contro Italia, la quale aveva visto presentare circa 4 mila ricorsi alla Corte europea dei diritti umani. 

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Altro segnale preoccupante denunciato dal report di Antigone è che rallentano, ed in alcuni casi arretra l’adozione delle misure alternative alla detenzione. Anche per la detenzione domiciliare la situazione è analoga: “i nuovi casi sono passati da 14247 nel 2024 a 13519 nel 2025. […] un’inversione di tendenza particolarmente allarmante: mentre il carcere continua a riempirsi, gli strumenti che potrebbero alleggerire la pressione sugli istituti e favorire percorsi più efficaci di reinserimento vengono utilizzati sempre meno”. A fine 2025 erano costrette negli istituti penitenziari 24.348 persone “che avevano un residuo di pena interiore ai tre anni e avrebbero potuto potenzialmente accedere a una misura alternativa”. All’interno di quella porzione di popolazione carceraria, ve ne erano addirittura 7.790 che “avevano addirittura meno di un anno di pena residua da scontare”. 

Nelle carceri italiane sono confinati anche 26 bambini con le loro 22 madri detenute. Di queste 11 sono donne straniere. Tale dato è aggirando al 31 marzo 2026. Un anno fa, nella rilevazione di Antigone al 30 aprile 2025, a vivere in carcere erano 11 bambini con 11 madri. Nel corso dell’anno la cifra è man mano cresciuta, giungendo a metà del 2025 a 19 unità, e a fine anno a 26. “Era un dato che avevamo previsto, a seguito dell’emanazione del decreto legge sicurezza che aveva cancellato l’obbligo del rinvio dell’esecuzione della pena per donne incinte o con prole inferiore a un anno di età”. Antigone parla chiaramente di “un passo indietro rispetto ai miglioramenti registrati nel ultimi anni”. Il carcere con il maggior numero di bambini è San Vittore a Milano (8), seguono Lauro (7), Torino (6), Roma (3), Milano Bollate (1) e Messina (1). 

Ma il 2025 è stato un anno tragico per la conta dei suicidi in carcere. Se quattro anni fa se ne parlava in termini di emergenza, la situazione è ormai diventata strutturale. Già nel 2026, da inizio anno i detenuti ad essersi tolti la vita sono 24. Antigone ha nel suo nuovo report incrociato dati forniti dal dossier di Ristretti orizzonti, con quelli pubblicati dal Garante nazionale: “almeno 82 persone private della libertà si sono tolte la vita tra gennaio e dicembre 2025. Dall’inizio del 2026 si sono registrati altre 24 suicidi, per un totale di 106 persone in poco meno di un anno e mezzo. […] nel 2025, con 83 suicidi e una popolazione detenuta media di 62.842 persone, tale tasso è pari a 13 casi ogni 10mila persone detenute. Seppur in calo rispetto al 2024, si tratta di uno dei valori più alti degli ultimi trent’anni, confermando l’andamento eccezionalmente elevato osservato a partire dal 2022”. 

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Anche il dato dei decessi complessivi finisce per essere allarmante: solo nel 2025 si è giunti a 254, il numero più altro registrato da decenni. 

Infine secondo quanto rilevato da Antigone, “gli atti autolesivi restano oltre quota 2mila ogni 10mila detenuti: significa che mediamente un detenuto su 5 compie gesti autolesivi”. 

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