Terra ferita e sacra: dalle macerie di oggi alla culla dei santi

Un territorio che continua a contare le sue vittime ma custodisce una storia millenaria di fede. Fabio di Chio su AGI ci racconta della sua ricerca.

Terra ferita e sacra: dalle macerie di oggi alla culla dei santi
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11 Aprile 2026 - 16.54 Culture


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La Palestina oggi è un cumulo di macerie e conta migliaia di morti, ma nella sua storia millenaria è stata terra di beati e di santi, e molto di più: patria di Cristo, nato e vissuto nella regione storica della Giudea, morto a Gerusalemme, capitale spirituale delle tre religioni monoteiste, ebraismo, cristianesimo e islam.

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Un territorio che non trova pace, ma che, a ben vedere, non l’ha mai avuta: dall’antichità al 1948 ai giorni nostri, la Palestina continua a contare i suoi morti e, come è stato scritto su un muro di Torino in questi giorni, “Palestina, liberaci”, apre gli occhi a sempre più persone. Ieri, il corteo che a Roma ha sfilato portando il sudario con i nomi di tutti i bambini palestinesi uccisi nel conflitto, più di 20.000, per non dimenticare neanche un nome, è stato molto sentito e partecipato: accanto ai giovani, moltissimi gli anziani, quelli che hanno vissuto l’ultima guerra, qualcosa che non è più troppo lontana e ci riguarda tutti.

Palestina, terra di santi e beati, dunque. L’elenco è lungo. Specifica Fabio Di Chio su Agi che “è difficile dire con precisione quante siano le teste con l’aureola provenienti da quel fazzoletto di Medioriente; anche stilare un censimento globale sarebbe arduo”. Volendo farsi un’idea, ci sono gli oltre ventimila venerabili della “Bibliotheca Sanctorum” (Città Nuova Editrice) e quasi diecimila del “Martyrologium romanum”.

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Senza considerare gli eletti coevi di Gesù, originari di qui sono i santi Arcano ed Egidio, che “nel 940, con un carico di reliquie dal santo Sepolcro di Gerusalemme, giunti nella pianura diedero principio alla città del Borgo Sansepolcro” (fonte: “Storia della città di Sansepolcro” di Lorenzo Coleschi, 1886).

In “Santi d’Italia” di Alfredo Cattabiani (2004) troviamo l’altro palestinese Ciriaco di Ancona (patrono della città), il quale nel 326 “avrebbe partecipato al ritrovamento della Croce sul Calvario insieme con Sant’Elena, madre dell’imperatore romano Costantino”; giunto nella città marchigiana, Ciriaco “venne eletto successore del vescovo appena morto”.

Poi c’è Giustino, altro “figlio” della Palestina dei primi anni del II secolo, la cui “colpa” sarebbe stata aver osato difendere la fede cristiana a Roma, quando la nuova setta faceva ancora paura.

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Nel Dizionario delle biografie di De Agostini “Santi e patroni” (2010) leggiamo di Adriano di Cesarea (III-IV sec.) e Ilarione di Gaza (291-371), fondatore della vita monastica in Palestina.

Altri undici sono citati nel sito web “Santi e beati”, ricco di un archivio con 14.764 voci agiografiche, 11.450 schede biografiche e circa 4500 patronati: Procopio di Cesarea, Pietro Balsamo, Romano d’Antiochia, Teodosia di Cesarea, Giovanni di Gischala, Giovanni di Betania, Simone di Tiro, Sabas di Tiro, Teodoro di Tiro, Nicola di Tiro e Saba di Nazareth.

C’è anche la “piccola araba” Mariam Baouardy – nome da consacrata Maria di Gesù crocifisso, canonizzata da Papa Francesco nel 2015, nata ad Abellin (Nazareth, nella regione Galilea, in Palestina) nel 1846.

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