No, non si può cambiare la costituzione con colpi di mano

Culture-Globalist ripropone l’appello con il quale docenti e intellettuali hanno motivato il loro No alla riforma della Giustizia.

No, non si può cambiare la costituzione con colpi di mano
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20 Marzo 2026 - 15.17 Culture


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Un giornale come Culture Globalist non può esimersi da prender posizione sulla consultazione referendaria di domenica 22  e lunedì 23 marzo sulla riforma della giustizia. E’ un momento rilevante per la vita democratica del Paese. Lo facciamo riproponendo l’appello con il quale centinaia  di docenti e intellettuali hanno aderito al comitato per la società civile presieduto dal prof. Giovanni Bachelet. Tra i firmatari spiccano i nomi di Gianfranco Pasquino, Nadia Urbinati, Carlo Galli, Luigi Ferrajoli, Maria Pia Guermandi Pier Luigi Cervellati, Leonardo Grassi Vezio De Lucia e Sergio Casera. Questo il testo dell’appello:

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 “La legge Meloni/Nordio scritta dal governo e approvata dal parlamento senza che fosse consentito a deputati e senatori di cambiare neppure una virgola oggi può essere bloccata solo da elettrici ed elettori votando No il 22/23 marzo. Con questa forzatura il governo ha già la responsabilità di avere annichilito il ruolo del parlamento, centrale nella nostra Costituzione del 1948.

Se dovesse prevalere il Sì il governo metterebbe a segno un ulteriore forzatura verso il ridimensionamento dell’indipendenza della magistratura, il cui ruolo è centrale per mantenere l’equilibrio tra i poteri che la Costituzione sancisce.

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Non va dimenticato che appena la Corte dei Conti ha bocciato le procedure illegali con cui il governo voleva realizzare il ponte sullo stretto è stata approvata a tambur battente una legge che taglia il suo ruolo nel controllo dei conti pubblici e nel perseguire i reati degli amministratori pubblici infedeli.

Verso la magistratura ordinaria è in atto un vero e proprio “bullismo politico” da parte del governo. Non da parte di una generica politica ma da questo governo che non ha perso occasione per mesi nell’attaccare le sentenze sgradite dei giudici, fino ad indicare ai Pubblici Ministeri i reati da imputare come è accaduto dopo i fatti di Torino. Il governo ha compiuto un’opera sistematica di delegittimazione, il Ministro Nordio ha lanciato accuse gravissime al punto da costringere il Presidente della Repubblica a ricordare che il Csm è un organo costituzionale e va rispettato.

Il governo vuole che la legge Meloni/Nordio entri in vigore per spaccare il Consiglio della Magistratura in 3 parti, creando un Csm per i giudici, uno per i PM e una Corte ad hoc per giudicare i magistrati, malgrado l’art 102 della Costituzione vieti di istituire giudici speciali.

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La rappresentanza dei magistrati nei Csm in futuro verrebbe estratta a sorte indebolendo la loro rappresentanza e il loro ruolo unitario a favore della rappresentanza politica nei Csm, per di più non si sa cosa voglia scrivere il governo nei provvedimenti attuativi.

Esponenti del governo hanno già prenotato future modifiche della Costituzione, ad esempio Tajani per togliere ai PM la polizia giudiziaria. Nordio sta insistendo per provvedimenti di controllo della magistratura, Meloni accusa i magistrati di invadere con le sentenze il campo della (sua) politica, Salvini coglie ogni occasione per schierarsi contro i magistrati.

Questo governo vuole una magistratura subalterna ed obbediente e vede nella legge Meloni/Nordio la via per avviare la realizzazione di questi obiettivi.

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Il No deve vincere per difendere autonomia e indipendenza della magistratura, cioè la Costituzione, per interrompere l’iniziativa di una destra che vuole introdurre l’autonomia regionale differenziata svuotando le sentenze della Corte costituzionale, che vuole un Capo del governo eletto direttamente (il costituzionalista Ainis l’ha definita “capocrazia”) ridimensionando il Presidente della Repubblica. Una destra che propone una nuova legge elettorale per garantirsi di restare al potere. Questa maggioranza vuole mantenere ad ogni costo il potere ed è insofferente ai controlli e all’equilibrio tra i poteri, unico modo per evitare una deriva autoritaria.

Votare No il 22/23 marzo vuol dire difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e la Costituzione, il cui valore è più che mai attuale. Pensiamo in questi giorni all’attualità dell’articolo 11 che afferma che l’Italia ripudia la guerra, un principio fondamentale”.

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