Vogue, dall’era Wintour a Chloe Malle

Il vertice cambia, ma la visione resta globale: si prepara una nuova stagione tra leadership, contenuti e piattaforme.

Vogue, dall’era Wintour a Chloe Malle
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Redazione Sanremo Modifica articolo

22 Febbraio 2026 - 20.16 Culture


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di Christopher Giuseppe Catania

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Il mondo dell’editoria della moda è un ecosistema affascinante e in continua evoluzione, dove il prestigio storico incontra la rapidità del digitale. Al vertice di questa piramide troviamo Vogue, da sempre considerata la “Bibbia della moda” per la sua capacità di consacrare nuovi talenti come fotografi, modelle, stylist e definire il canone estetico globale.

Accanto ad essa, testate come Harper’s Bazaar ed Elle giocano ruoli cruciali: la prima con un approccio iconico e artistico che celebra l’eleganza senza tempo, la seconda puntando su un mix dinamico di stile e lifestyle contemporaneo. Mentre il focus rimane il glamour, ogni testata ha saputo ritagliarsi un’identità precisa per dialogare con il proprio pubblico; ad esempio Vanity Fair, unisce il patinato mondo di Hollywood al giornalismo d’approfondimento, mescolando cultura, politica e costume. Marie Claire, invece si distingue per un’anima più impegnata, dando voce a tematiche sociali e ai diritti delle donne, senza rinunciare ai propri servizi fotografici d’avanguardia. Oggi, queste testate non sono più semplici riviste cartacee, ma veri e propri brand multimediali che influenzano i consumi e la cultura visiva attraverso i social media, video e grandi eventi internazionali come il Met Gala.

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Dietro a queste testate così importanti e influenti ci sono delle figure altrettanto importanti e iconiche come nel caso di Vogue America guidata da Anna Wintour da ben 37 anni.

Nata a Londra la Wintour si interessa fin da subito del mondo della moda e del settore editoriale, infatti comincia a lavorare come giornalista già a sedici anni, scrivendo per delle riviste britanniche. Successivamente si trasferisce negli USA iniziando a collaborare con “New York “ e “House & Garden”. Dopodiché lavora per Vogue Uk, e nel 1988 diventa la direttrice di Vogue America. All’interno della rivista Anna Wintour ha svolto diversi ruoli di spicco come: direttrice Artistica di Condé Nast dal 2013, Global Content Advisor / Global Editorial Director ed infine supervisora del Met Gala, uno degli eventi di moda più rilevanti del panorama internazionale.

Se conosciamo il curriculum stellare della Wintour e la sua influenza nel mondo della moda e dell’editoria, chi è colei che ha preso il posto di questa figura così iconica? Chloe Malle. Ha iniziato a lavorare per Vogue nel 2011 occupando la posizione di Social Editor della testata, occupandosi di una varietà di argomenti, tra cui moda, politica, lifestyle, bellezza e salute ed ha inoltre curato la pubblicazione di diversi libri per Vogue. Dal 2016 al 2023 è stata Contributing Editor, scrivendo articoli, supervisionando progetti speciali e lavorando come Sittings Editor, i suoi articoli di successo sono apparsi in altre testate come: The New York TimesThe Wall Street JournalArchitectural Digest e WWD. Da quando Malle è diventata editor di Vogue.com, nell’autunno del 2023, il traffico del sito da parte degli utenti è raddoppiato, con una crescita esponenziale in tutti i suoi principali parametri, tra cui le visualizzazioni di pagine uniche, il time spent e la produzione di contenuti, in occasione di eventi importanti come il Met Gala e Vogue World. Chloe Malle ha svolto un ruolo chiave nell’introdurre a Vogue nuove forme di storytelling, lanciando newsletter curate dai redattori e lanciando iniziative annuali di successo, come Dogue e la Vogue Vintage Guide.

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Il “New York Times” ha pubblicato la prima, attesa intervista visiva doppia fatta da Jessica Testa, video di Chevaz Clarke, Daniel Fetherston e Lauren Pruitt, tra Anna Wintour, la figura iconica che ha plasmato il gusto globale per decenni puntando su un forte rigore visivo e culturale, e Chloe Malle la sua erede come Head of Editorial Content/ Editor di American Vogue.

La nomina di Malle, ufficializzata il 2 settembre, apre un capitolo inedito per la testata di Condé Nast. Tuttavia, il cambio della guardia non coincide con un addio della “Zarina della moda”: sebbene Chloe Malle assuma il timone operativo di Vogue US, Anna Wintour eleva la sua posizione assumendo gli incarichi di Chief Content Officer mondiale e Direttore Editoriale Globale di Vogue, supervisionando la strategia editoriale a livello mondiale.

Dalle parole delle protagoniste emerge una visione chiara: Vogue non è più una collezione di edizioni indipendenti, ma un ecosistema globale. La promozione di Wintour a supervisore di tutti i contenuti mondiali garantisce una coerenza stilistica e commerciale senza precedenti, mentre a Chloe Malle spetta il compito più delicato: mantenere il primato culturale dell’edizione americana.

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Nel faccia a faccia pubblicato dal quotidiano newyorkese, emerge da un lato un rispetto reciproco che va oltre la gerarchia, ma dall’altro emerge una tensione quasi simbolica. Infatti, l’intervista doveva sancire una transizione armoniosa ma, il linguaggio non verbale dei protagonisti ha raccontato, agli occhi dei più attenti, una storia diversa. Sul web è esploso il dibattito attorno alla postura e allo sguardo di Anna Wintour, giudicati da molti critici come un segnale di gelida resistenza al cambiamento.

A dare voce ai dubbi è stata Amy Odell autrice del podcast Back Row, in passato giornalista al New York Magazine e al Time, oltre che firma dietro la biografia non autorizzata “Anna: The biography”, che ha analizzato un passaggio specifico dell’incontro, definendo l’atteggiamento della Wintour come apertamente “sprezzante”. Il punto di rottura simbolico è avvenuto quando Chloe Malle ha tentato di rendere omaggio alla carriera quasi quarantennale della sua mentore, dichiarandosi profondamente ispirata dal suo percorso, e la Wintour dandole le spalle ha fatto un accenno di sorriso.

Malle, già firma nota di Vogue e figura vicina al nucleo storico della testata come editor di Vogue.com e co-conduttrice di The Run-Through, il podcast settimanale di Vogue dedicato alla moda e alla cultura, è stata descritta come la mente ideale per tradurre l’eredità di Wintour in un linguaggio adatto alle nuove piattaforme digitali. Infatti, secondo quanto riporta il “Rivistastudio” le è stato chiesto “cosa faresti se avessi il budget di Vogue negli anni 90?”, Malle ha risposto “un nuovo studio per i podcast, pagherei tutti il 30% in più, mi assicurerei che la squadra dedicata ai social abbia più persone, perché lavorano tutto il tempo”, ponendo una nuova visione moderna della rivista. I primi cambiamenti che emergono sono che Vogue US avrà otto numeri al posto dei classici dieci, con una carta diversa. Ad annunciarlo è stato proprio il gruppo Condé Nast ad ottobre, mentre a spiegare il cambio di strategia è la stessa Anna Wintour: “Stiamo investendo nella carta stampata per renderla più speciale e d’impatto. Chiamo spesso il giornale cartaceo la nostra “passerella”, e stiamo facendo più spazio nell’anno per creare storie ambiziose sulla piattaforma digitale: è lì che possiamo essere versatili, agili e tempestivi, e si spera provare nuove cose”.

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Chloe Malle per quanto si una donna giovane con ambizioni e visioni pressoché diverse dal suo predecessore ha un unico obbiettivo, ovvero continuare e far crescere quello che da tutti è considerata come “la bibbia della moda” in un’entità agile, capace di dettare legge sui social e nei podcast senza smarrire quell’aura di esclusività che la Wintour ha costruito in quasi quarant’anni. Questo passaggio di testimone non è solo un cambio al vertice, ma rappresenta la sintesi della crisi d’identità e delle successive rinascite che l’intera editoria di moda sta attraversando. In un mondo digitalizzato l’importanza delle riviste di moda come Vogue devono tenere il passo con i vari cambiamenti, cercando di investire in nuove personalità più fresche con nuove idee, e ridisegnare nuove strategie.  

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