L’Aquila dà il via, sabato 17 gennaio alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il sindaco Pierluigi Biondi e il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, al 2026 anno in cui è capitale italiana della cultura scelta dal Ministero della cultura. Nel frattempo ha riguadagnato un capitolo fondamentale: il Museo nazionale d’Abruzzo, detto Munda, a 16 anni dal terremoto è tornato nella sua dimora nel Castello cinquecentesco in una forma consistente.
Nel frattempo il Maxxi L’Aquila ospita fino al 6 aprile una mostra sul genio abruzzese del fumetto con un percorso dall’infanzia alla maturità, Andrea Pazienza. Dimostrandone la maestria artistica e la spinta inventiva, la rassegna ricorda come quel dissacratore di tutto e tutti tra anni ‘70 e ’80 avesse una figura di riferimento istituzionale in un amato capo di Stato, il socialista Sandro Pertini.
Il terribile sisma del 6 aprile 2009, che provocò 309 morti, obbligò a chiudere la raccolta sull’arte in Abruzzo inaugurata nel 1951. Chi firma il felice ritorno del Munda a casa, almeno per una parte consistente della sua collezione, è, per la parte museologica e un indirizzo complessivo la capace direttrice Federica Zalabra, mentre ha curato il restauro e il consolidamento dell’edificio l’ex Segretariato regionale dell’Abruzzo. Ha contribuito l’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila.
Adesso il museo autonomo del Ministero della cultura espone un centinaio delle sue 1.500 opere dall’antichità al ‘900 più nel bastione est lo scheletro del colossale mammut del pleistocene. Hanno lasciato l’ex Mattatoio a Borgo Rivera, ai margini del centro storico e vicino alla Fontana delle 99 cannelle: ristrutturato a museo, aprì il 19 dicembre 2015 sotto la guida dell’allora soprintendente dell’Abruzzo Lucia Arbace per non lasciare senza una casa almeno il meglio della raccolta del Munda e fu una scelta giusta. Ma temporanea.
Il Medioevo e il Rinascimento i periodi d’oro delle arti abruzzesi. Il percorso è cronologico. Efficace il sistema di illuminazione, chiare le didascalie. Al primo piano in 14 sale ci si imbatte in autentici capolavori. Come lo stupendo trittico dipinto dal Maestro del Trittico di Beffi a inizio ‘400 accanto sua grande “Dormitio Virginis” acquistata dal Munda tre anni fa per arrivare a due San Sebastiano a fianco a fianco scolpiti tra fine ‘4000 e primo ’500 da Silvestro dell’Aquila e da Saturnino Gatti e al primo ‘500.
Tra altri pezzi magistrali si possono citare una Madonna con Bambino dipinto da un maestro abruzzese a metà ‘200, una scultura ad analogo tema di metà ‘300 assegnata al Maestro della Santa Caterina Gualino, le straordinarie pitture del Maestro di Campo di Giove (1370 circa). Punteggiano il tragitto le composte, austere, spesso struggenti Madonne con Bambino in legno scolpite dagli artisti abruzzesi, né quelle, dipinte su tavola, che allattano al seno in piccolo Gesù. Resta in deposito la bella Madonna di Castelli: una scelta comprensibile perché il borgo montano nel teramano rivuole la scultura che fu portata via da una chiesa del paese per restaurarla e salvarla dopo il terremoto del 2009. Nessuno contesta la restituzione, prima o poi avverrà.
Nel loggiato è notevole la sfilata di affreschi staccati dal primo ‘200 al ‘500. Arricchisce il tutto, vicino alle scale, un intrigante e istruttivo “touch wall” interattivo, chiamato “Iride”: lungo 3,5 metri, permette di scoprire storie e dettagli di opere di andar per temi (per esempio quali raffigurano angeli e demoni) e, possiamo assicurarlo, funziona egregiamente.
In realtà il percorso inizia a piano terra. Tre sale introduttive narrano la storia dell’Aquila (per esempio con quattro santi patroni dipinti nel primo ‘600 da Giulio Cesare Bedeschini) e della fortezza medesima, una sala è didattica, c’è un angolo per bambini. Nel bastione est la star è, restaurato anni fa, il gigantesco mammut che non si è mai mosso neppure dopo il terremoto. Fu scoperto nel 1954. Amatissimo dagli aquilani, l’animale, rimasto solo con la zanna sinistra (quella attaccata è una copia più leggera, l’originale pesa troppo ed è sul piedistallo) visse un milione e 300mila anni fa e aveva la scoliosi. La guida è pubblicata da Silvana Editoriale (20 euro).
Il progetto complessivo. Il ritorno è stato possibile grazie a un attento restauro del lato dell’ingresso che si raggiunge attraversando un camminamento sopraelevato sul fossato nel lato opposto al centro storico. La fortezza fu costruita dal 1534 al 1567 dal valenciano Pyrro Luis Escriva per il regno spagnolo per tenere a bada i poco domi aquilani. Nel tempo l’edificio è stato anche carcere e occupato dai soldati tedeschi nella seconda guerra mondiale. Il lavoro nel resto del castello prosegue. Con un progetto organico complessivo, Zalabra ha pianificato anche una biblioteca, caffetteria, laboratori di restauro, terrazze da cui poter guardare il panorama sulla città e sui monti: il progetto dovrebbe concludersi entro la fine del 2027.
Quasi tutti i reperti archeologici e le opere dal secondo ‘500 al ‘900 sono nel Mattatoio. Che era organizzato piuttosto bene ma scontava un handicap esterno: lo si raggiunge faticosamente a piedi dal centro storico, scendendo verso Borgo Rivera, i collegamenti non sono molti e, camminando, serve fiato. Il Munda non ha personale per tenere aperta anche questa sede, si potrà visitare in occasioni straordinarie.
Che Pazienza, al Maxxi. Curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, la mostra “Andrea Pazienza. La matematica del segno”, raccoglie oltre 300 opere di un artista del fumetto inquieto, inventivo, corrosivo. Nato a San Benedetto del Tronto nel 1956, formatosi a scuola in ambienti fecondi prima a Pescara e poi nella vivacissima Bologna al Dams (Discipline delle arti, musica e spettacolo), Pazienza, come dimostra questo percorso dai giorni di scuola aveva avuto talento nel disegno fin da piccolo. Ebbe un padre disegnatore e insegnanti che lo capirono. Ferracci e Glioti sanno raccontarlo. Come sanno raccontare la sua maestria tecnica di disegnatore, fumettista, pittore, irriverente, protagonista del fervore creativo “alternativo” e politico tra metà anni ’70 e anni ‘80.
L’artista creò personaggi come Zanardi, Penthotal, Zanardi, un Pertini affettuoso verso un paese difficile, lavorò in riviste come “Il Male”, “Frigidaire”, “Linus”, l’inserto satirico de l’Unità “Tango” diretto da Sergio Staino. Pazienza aveva un demone che lo uccise tra il 15 e 16 giugno 1988 a Montepulciano dove era andato a vivere con la fidanzata: l’eroina. Ferracci e Glioti provano come avesse un talento artistico prorompente come consapevolezza e capacità tecniche attentissime e calibrate. “La matematica del segno” suscita il rammarico per quanto avrebbe potuto ancora inventare. Dopo L’Aquila la mostra sarà al Maxxi a Roma.
Il sito del Munda – Museo nazionale d’Abruzzo: https://museonazionaledabruzzo.it/
Il sito del Museo nazionale delle arti del XXI secolo Maxxi L’Aquila: https://maxxilaquila.art/
