Rinnovo Cda Rai, Anzaldi: "Sarebbe una colpa grave perdere tempo e un danno per l'azienda"

Il segretario generale della Commissione di Vigilanza Rai: "Il Governo potrebbe, con il ministro dell’Economia Franco, sollecitare alla Rai l’approvazione del bilancio entro aprile, senza dilazionare i tempi"

Michele Anzaldi

Michele Anzaldi

Giuseppe Cassarà 4 marzo 2021
Onorevole Anzaldi, quasi tutti i partiti hanno chiesto pubblicamente che il Parlamento e il Governo procedano speditamente alla nomina dei nuovi vertici Rai, alla luce dell’imminente scadenza dell’attuale Cda. A questo punto si aspetta che i presidenti delle Camere procedano? 
“Sulla nomina del Cda Rai i presidenti Fico e Casellati hanno il dovere di procedere con la pubblicazione degli avvisi perché è un obbligo di legge, sarebbe una colpa grave perdere tempo perché si potrebbe danneggiare l’azienda e addirittura creare casi di conflitti di interessi, se verrà consentito agli attuali vertici di decidere anche i prossimi palinsesti e ipotecare per un altro anno la programmazione. Il sollecito è arrivato ieri da tutta la commissione di Vigilanza. L’ufficio di presidenza all’unanimità ha dato mandato al presidente Barachini di scrivere già oggi ai presidenti per chiedere gli adempimenti necessari alla nomina dei nuovi consiglieri, che sarebbero dovuti partire già dal primo marzo”. 
Lei parla di rischio di conflitto di interessi: perché?
“Se i palinsesti 2021-2022 verranno decisi dall’attuale amministratore delegato Salini, il rischio di conflitto di interessi è evidente. Salini potrà prendere decisioni sulla Rai del prossimo anno, quando presumibilmente si troverà a lavorare per la concorrenza visto che il suo incarico è in scadenza. Quindi Salini potrà decidere la messa in onda di programmi, la stipula di contratti, i compensi a conduttori e agenti con i quali magari avrà a che fare in un’altra veste nei prossimi mesi, visto che la Rai non ha alcuna clausola di non concorrenza. Davvero Fico e Casellati vogliono essere corresponsabili di una situazione del genere? E poi ci sarebbe un evidente danno per l’azienda e per chi sarà chiamato a gestirla per i prossimi tre anni. L’amministratore delegato che verrà nominato nelle prossime settimane rischia di entrare in un’azienda dove tutte le scelte saranno già state prese, quindi per un anno di fatto non potrà fare nulla”.
Crede che Fico e Casellati stiano perdendo tempo? 
“Dal primo marzo i presidenti delle Camere avrebbero potuto e dovuto pubblicare l’avviso sui siti per far partire la selezione, sono già passati quattro giorni senza che sia accaduto nulla. Perché? Questo spreco di tempo è una loro precisa responsabilità, non di altri. Le notizie che si leggono oggi sui giornali e che non sono state smentite destano, però, grande preoccupazione. Il Tempo scrive che il ritardo deriverebbe dalla presidenza della Camera, nel tentativo di far rimanere ancora qualche mese Salini. Altri scrivono che gli attuali vertici Rai stiano facendo pressioni sul sottosegretario Garofoli per avere una proroga. Si parla anche di un presunto incarico del presidente Draghi al ministro Giorgetti per verificare lo stato di salute dell’azienda. Tutte questioni che non c’entrano nulla col rispetto di un obbligo di legge, la pubblicazione degli avvisi 60 giorni prima della scadenza per l’approvazione del bilancio, fissata al 30 aprile”. 
Non dovrebbe essere anche il Governo a muoversi?
“Il rinnovo dei vertici Rai è un obbligo di legge che spetta innanzitutto al Parlamento. Camera e Senato hanno una funzione decisiva perché nominano la maggioranza dei nuovi consiglieri, 4 su 7, in ottemperanza alle sentenze della Corte Costituzionale che indicano proprio nel Parlamento l’azionista di maggioranza del servizio pubblico, in ossequio al rispetto del principio del pluralismo. Sarebbe grave se Fico e Casellati non tutelassero questa prerogativa parlamentare. Il Governo potrebbe, con il ministro dell’Economia Franco, sollecitare alla Rai l’approvazione del bilancio entro aprile, senza dilazionare i tempi fino a maggio. I 120 giorni a partire dal 31 dicembre per l’approvazione, previsti dalle norme, possono diventare 180, ma è una facoltà, non un obbligo”.