Pennacchi ovvero “il Poiana” furioso: «Mi sgomenta la mancanza di una sinistra»

A “Propaganda Live” su La7 l’attore dà voce allo scatenato personaggio del nord est: «In tv contano anche lo sguardo e le sopracciglia»

Andrea Pennacchi in un monologo del “Poiana” a “Propaganda Live”

Andrea Pennacchi in un monologo del “Poiana” a “Propaganda Live”

GdS 29 ottobre 2019
di Stefano Miliani

«Il mio Poiana a Propaganda Live ha un furore che esce da una disperazione profonda. Io non ho il suo furore. Però quello che mi spaventa e sgomenta di più oggi è la mancanza di una sinistra: quando copia le parole della destra, allora è chiaro che vince l’originale, la Lega». Così parla Andrea Pennacchi, l’attore che dà voce al furibondo “Poiana” nel programma di Diego Bianchi su La7. In un suo video su youtube su testo di Marco Giacosa, sui terroni" visti e disprezzati da un razzista del nord est, in un anno è arrivato a 5,7 milioni di visualizzazioni su Facebook.
Padovano, cinquantenne, attore di teatro e di cinema, Pennacchi ha recitato in film come Il mondo sulle spalle (2019), L’uomo senza gravità (2019), Ricordi? (2019), Arrivano i prof (2018), Resina (2018). Adesso l'attore sta per debuttare in uno spettacolo sulla “tempesta di Vaia” che un anno fa spazzò via 16 milioni sulle Dolomiti. Intanto parla di politica, della Lega, del suo personaggio, dei suoi temuti sguardi e delle sopracciglia.
Per il video sul web dove interpreta questo uomo del nord est inferocito è stato anche insultato pesantemente da chi non pensava o non aveva capito che si trattava di un personaggio: l'hanno presa sul serio.
Quando abbiamo fatto il primo video con un testo di Marco Giacosa e la regia di Francesco Imperato nessuno di noi immaginava insorgesse questo problema. La gente non è più abituata a vedere attori che recitano, soprattutto in rete, così chi fa un personaggio credibile riceve insulti come accadeva nelle rappresentazioni medioevali a chi faceva il demone e veniva per questo malmenato.
Almeno è una prova che lo sketch è efficace.
Guardiamo il lato positivo …



Nel suo furore il personaggio del Poiana sembra preso da una gran disperazione. È disperato?
Nel Poiana c’è una torsione della rabbia che esce da una disperazione profonda alla quale non c’è rimedio: lui non sa da dove viene. Sta male. Se il personaggio desse solo voce al suo vomito non sarebbe interessante.
Fa pensare a un leghista. Lei come vede la Lega vincitrice ora anche in Umbria?
Veramente il personaggio è legato al luogo, altro che sovranismo. Non gli piacciono i meridionali né i vicini di capannone. Il modello Salvini lo fa arrabbiare, non concepisce quella inclusione verso il sud. La sua parentela rappresenta un grado di disgregazione.
Vale a dire?
Se proclami “prima gli italiani” poi dirai “prima il nord”. E allora non perché “prima i lombardi e i veneti”, perché si dice che lì si lavora davvero? Poi si arriva al quartiere, si arriva alla frammentazione del condominio. Il principio dell’arroccamento sovranista porta alla disgregazione che il Poiana porta più avanti.
Cosa pensa del periodo politico? La Lega ha stravinto in Umbria.
Sono spaventato e sgomento perché non vedo una sinistra: manca. Vedo una destra forte ma basata su cose fragili con capipopolo istrionici. So riconoscere gli istrioni ma su un palco sono una cosa, in politica fanno paura. Ma se ci fosse una sinistra ci sarebbero alti e bassi, nel confronto con la destra. Invece a volte la sinistra fa sue le parole della destra. Sono sicuro che Minniti sia una brava persona, però è fiero dell’accordo con la Libia che ha impedito a un prezzo enorme agli extracomunitari di venire qua. Allora se fai tue le parole della destra è chiaro che vince l’originale: perché votare la copia?


Lei, Pennacchi, l’attore, come vive la furia del Poiana?
Non ho questo furore. Sono figlio di un uomo tornato da un campo di concentramento che mi ha insegnato a evitare i conflitti. Ma ci sono due “però”.
Il primo?
Evidentemente ho avuto bravi maestri a teatro che mi hanno insegnato a lavorare sul corpo dell’attore e la ritualità dell’andare in scena. Pur non paro paro queste tecniche si possono applicare in tv però lì il punto sta nella tecnica dell’attore.
Il secondo “però”?
C’è una specie di empatia: capisco la rabbia, la furia, e la analizzo.
Anche quando entra in scena davanti alle telecamere, e soprattutto quando esce alla fine del monologo, lei sembra provare quella rabbia.
Se mollassi il personaggio perderebbe carica. Quando esco di scena non posso togliere la magia se no dove sarebbe la differenza? Poi loro di Propaganda Live mi richiamano, sono gentili, e allora torno e sorrido.
In che modo recitare in tv è diverso da un video per youtube?
C’è una grande differenza dal primo video su internet. Lì era un testo scritto da Giacosa e io ne ero l’interprete, lo strumento. Peraltro l’avvicinarsi della cinepresa era mutuato proprio dal programma di Diego Bianchi e amici e quel video continua ad andare fortissimo: è arrivato a 5,7 milioni di visualizzazioni su Facebook. Poi il nome originario del personaggio era Francis Ford e veniva da un adattamento delle Allegre comari di Windsor di Shakespeare. La tecnica in tv è diversa soprattutto dal teatro. Davanti alle telecamere non devo muovermi tanto, è un po’ come il teatro greco antico. Per funzionare bene in tv servono pochi gesti, la telecamera si concentra sugli occhi, il primo piano sulle sopracciglia diventa un elemento fortissimo. A teatro li userei ma molto meno.
In effetti le sopracciglia esprimono chiaramente la furia del Poiana.
Sì. Tra i tanti commenti uno su Twitter ha scritto che quando il Poiana lo guarda fa i compiti e rimette a posto la cameretta. Ed è un quarantenne.
Quale clima ha trovato a “Propaganda live”?
Ho trovato una bella accoglienza. Anche chi non è del nord apprezza i monologhi del Poiana. C’è un’atmosfera solidale, fraterna.
Oltre a questi monologhi in cosa è impegnato, Pennacchi?
Il 6 novembre al Verdi di Padova debutto con Da qui alla luna, un testo scritto da Matteo Righetto sulla tempesta di Vaia di un anno fa nelle Dolomiti. È un canto corale in forma di monologo con musiche di Giorgio Gobbo, la regia di Giorgio Sangati, l’Orchestra di Padova e del Veneto e prodotto dal Teatro Stabile del Veneto. E il 9 novembre farò un mio monologo al Teatro Verdi di Firenze al Cuamm, i Medici con l’Africa, scritto ad hoc per loro.

Giacosa, autore del testo sui “terroni”: “Ieri razzisti con il sud, oggi con i neri”