Rita Borioni del cda Rai: «Anche i 5 Stelle “occupano” la Rai»

«Azienda paralizzata da veti incrociati, noi consiglieri tenuti all’oscuro sui conduttori. Fazio via da Raiuno perché la Lega vuole l’egemonia»

Rita Borioni

Rita Borioni

GdS 25 giugno 2019
di Stefano Miliani

Storica dell’arte di professione, esperta di politiche culturali e di gestione della cultura, Rita Borioni siede nel consiglio d’amministrazione Rai dal 2015 dove è stata confermata nel luglio 2018, eletta dal Senato. Rita Borioni, romana, anno 1965, non ha fatto mistero di non condividere la linea politica del governo giallo-verde. Tanto meno la sua applicazione nella radio-tv di Stato. Dalla quale i due partiti di Palazzo Chigi a parole professano di stare lontani e di non praticare ingerenze, poi accade tutt’altro.
Borioni, come valuta il ricorrere della Rai a conduttore esterni, come Poletti di Radio Padania collocato a condurre Uno Mattina?
Per quanto riguarda la stagione autunno-inverno di Raiuno non posso valutare: il direttore di Rai Uno in accordo con i vertici dell’azienda ha deciso di non darci i nomi conduttori perché, così hanno detto al cda, i contratti non sono ancora chiusi e quindi è inopportuno informarci prima. La verità la sappiamo solo da quanto scrivono i giornali. Ho trovato la decisione di non comunicarceli fortemente inopportuna: siamo stati considerati come passanti che vogliono ficcare il naso in faccende che non li riguardano. Faccio il consigliere di amministrazione e per valutare i palinsesti il ruolo dei conduttori non è secondario. Quindi soffro di mancanza di informazione: non è un problema piccolo per chi è amministratore di una azienda.
Che tempi avete avuto per intervenire?
Il 5 luglio, a un giorno lavorativo dalla presentazione dei palinsesti, dovremmo dare una valutazione e votare a favore o contro. Faccio la passacarte? Ci date un pacchetto e dovremmo dire subito sì o no? Sono molto seccata. Insieme al collega Riccardo Laganà abbiamo chiesto almeno un incontro informale entro giovedì 28 perché a dieci giorni dalla presentazione dei palinsesti i contratti saranno – si spera - chiusi e devo farmi un’idea. Non abbiamo avuto ancora risposta. È però centrale una questione.
Quale?
In Rai ci sono tante persone di grandissimo valore nel comparto giornalistico, in quello creativo, in quello tecnico e amministrativo. Non dico che non si possa prendere nessuno da fuori qualora all’interno manchino delle professionalità marcate. Invece non mi sembra, dai nomi che girano sui giornali, che sia questo il principio seguito dall’azienda.
Intende dire che un Piero Angela non è sostituibile, ma in molti altri casi non c’è questo carattere unico del professionista?
Esatto. Non sostituiamo un Piero Angela con un signor nessuno. Non credo la Rai non abbia giornalisti economici con capacità divulgative, abbiamo 1700 giornalisti. Il tema che io e altri portiamo avanti è quello dei criteri con cui si scelgono le persone. Se vogliamo solo conduttori biondi e alti se ne discute ma devo conoscere i criteri di scelta, fatta salva l’indipendenza editoriale dei direttori di rete. Lo dico senza polemica: essere direttore di rete non vuol dire che quella rete è tua, devi comunque rispondere a regole generali. E si deve fare molto di più per valorizzare le risorse interne.
Laganà a parlato di “mercato delle vacche” tra Lega e Cinque stelle sulla Rai. Cosa ne pensa?
C’è una forte invasività rispetto agli autori e non solo. Non sono scesa dalla montagna, so che la Rai rappresenta quello che succede nel paese, ma non penso che tutto possa essere sottomesso alle scelte di carattere politico. Capisco la ridefinizione del quadro editoriale da parte dell’amministratore delegato, ma non tutto può dipendere da quello in nome dell’egemonia culturale.
Tutti i partiti hanno detto “fuori i partiti dalla Rai”. Lo disse Renzi, lo hanno detto Salvini e i Cinque Stelle.
A un’agenzia Di Maio ha detto “via la politica dalla Rai o tagliamo il canone”. Fino a oggi le proposte di legge presentate dal Movimento riguardano quasi solo le fonti di nomina del cda e comunque non garantiscono un miglior funzionamento e una crescita di qualità del prodotto in azienda.
Anche i Cinquestelle se ne occupano direttamente?
Sicuramente tutti i partiti se ne occupano. Il problema non è occuparsene, è comprensibile che la politica se ne occupi, il problema è quando “si occupa”. E c’è un’occupazione in corso. Mi arrivano continuamente messaggi e mail di persone che vengono totalmente marginalizzate e sono molto preoccupate. Si tratta di interni Rai o di collaboratori storici che vengono sostituiti da altri che si collocano in una determinata area. Si parla di “sensibilità culturale” ora, ma è un simpatico eufemismo per dire “posizioni politiche”, anzi, partitiche. Su conduttori c’è una ingerenza forte. E ci sono contemporaneamente veti come dimostra il fatto banalissimo che sono stati rimossi alcuni direttori di rete neanche legati a vecchie maggioranze. Parlo di professionisti, di direttori di Tg messi da parte e attualmente senza un incarico. Prendono lo stipendio? Non sono affatto contenti di stare in una stanza a guardare il muro. Vorrebbero svolgere il loro lavoro ma l’azienda è inerte o quasi, paralizzata da veti incrociati.
A chi si riferisce?
Preferisco non fare nomi. Voglio bene ai lavoratori, rispondo pochissimo alle dichiarazioni della politica e sto attenta alle persone. E il problema vero è che lo spoil system, partendo dai direttori di rete, scende a cascata sui programmisti, sugli autori: si colpiscono pezzi dell’azienda.
I ripetuti attacchi di Salvini a Fabio Fazio sono davvero per lo stipendio? Il conduttore ha sempre sostenuto, anche in altri programmi passati rispondendo ad altri, che fa guadagnare la Rai grazie alla pubblicità.
Credo il problema fosse la presenza di una voce importante in una trasmissione di Rai Uno. Se il problema sono gli stipendi valutiamo pure un progetto di riduzione concordata e graduale di una serie di compensi che si articoli nel tempo come ha fatto Bbc. Il dramma però sono anche gli stipendi molto bassi, c’è chi porta a casa 1000-1200 euro al mese. Se dobbiamo parlare di Fazio? Se un programma non mi piace cambio canale, da Rai Uno a Rai Yo Yo abbiamo un’offerta importante. Oppure spengo la tv. Molti temi affrontati da Fazio non piacevano a Salvini: me ne faccio una ragione. Il trasferimento di Fazio su Rai2 va bene? Perché? Perché la rete farebbe meno ascolti? Ne ho domandato il senso rispetto alla politica aziendale, ma non ho avuto una risposta. Il tema, temo, sia quello della conquista dell’egemonia di cui dicevo poc’anzi.
Lei si è espressa contro la nomina di Marcello Foa a presidente dell’azienda.
Feci ricorso al Tar. La commissione di vigilanza aveva respinto una prima volta il suo nome e dubito che il cda lo potesse rivotare. Sono contro la forzatura delle procedure, non contro le persone. Resto convinta che sia necessaria maggiore certezza e solo e soltanto a tutela dell’azienda.
Il doppio incarico di Foa presidente anche di Rai Com?
Penso sia incompatibile. Ho protestato vivacemente. Sono uscita dall’aula del cda al momento del voto per dimostrare il mio totale disaccordo. La commissione di vigilanza mi ha dato ragione. Ci sono amplissime perplessità sia per opportunità aziendali sia per opportunità normative.