Lerner: attenta Italia, stai prendendo una deriva razzista che fa paura

Su Rai3 il programma “La difesa della razza” con reportage su ebrei, africani, arabi, zingari, cinesi e italiani. Da Rosarno a San Siro: ne parla il giornalista

Gad Lerner a Rosarno per il programma di Rai3 "La difesa della razza"

Gad Lerner a Rosarno per il programma di Rai3 "La difesa della razza"

GdS 20 aprile 2018

Stefano Miliani


«Solo pochi fanatici oggi vengono a dire che il nero è un selvaggio, oggi si usano argomenti di natura culturale, non biologici». Il razzismo ha cambiato volto. Quindi salvo eccezioni chi dice frasi razziste non si proclama mai razzista. E il passato più buioè già qua. Gad Lerner è andato a indagare in prima persona su come, dove e perché germina il razzismo e nei territori più significativi, e talvolta difficili, con “La difesa della razza”. Firma il programma, in onda in sei puntate su Rai3 da domenica 22 aprile, alle 20.30, con Laura Gnocchi  e lo ha presentato nella sede milanese della Rai insieme alla senatrice a vita Liliana Segre e al direttore della terza rete Stefano Coletta. Sono reportage che si tuffano nel cuore delle controversie e delle “categorie” più oggetto di razzismi, come mostrano nitidamente i titoli delle sei serate: “Noi e gli ebrei”, “Noi e gli africani”, “Noi e gli arabi”, “Noi e gli zingari”, “Noi e i cinesi”, “Il razzismo contro gli italiani”. Con Francesco Esposito e Liviana Traversi, la regia è di Stefano Obino.


Lerner, il titolo del programma rimanda direttamente alle leggi razziali del 1938.


È il titolo della rivista pubblicata dall’agosto del 1938 per volontà di Mussolini che affidò la direzione a un giornalista brillante, nemico del politicamente corretto, Telesio Interlandi. Il che presenta molte analogie con l’oggi. Come segretario di redazione ebbe un giovane Almirante. Entrambi dopo la guerra se la cavarono alla grande. Era una rivista piena di infamie (uscì fino al 1943, ndr) e anche lì vediamo analogie con un linguaggio di oggi. Sappiamo come si passò dalle leggi razziali del ’38 allo sterminio nel giro solo cinque anni per cui il riferimento è voluto. La nostra è un’inchiesta di attualità e sulla storia come strumento per interpretare l’oggi. Ci chiederemo in sei puntate quali sono le origini e i luoghi nei quali si sviluppano le nuove forme del razzismo che non è più biologico ma culturale.


Affrontate i temi “caldi”. Come gli ebrei.


Nella prima puntata sugli ebrei andiamo in Ungheria e affrontiamo il caso Soros. Abbiamo parlato anche con il portavoce del governo e con il rettore università fondata da Soros a Budapest, andiamo in Francia, in Israele e in uno dei tanti comuni italiani con strade intitolate a gerarchi fascisti e razzisti. Abbiamo incontrato il direttore del quotidiano Il Tempo che ha insignito come uomo dell’anno 2017 Benito Mussolini. Ma abbiamo cominciato dallo stadio di San Siro dove, abbonato da una vita come interista, mi domando perché la nostra curva per insultare usa la parole “ebreo”. Da interista ebreo intervisto la curva.


Parlando dell’Ungheria: la democrazia rischia?


Rischia? Il portavoce del governo ungherese ci diceva molto nettamente che considerano superato il modello democrazia liberale: ammettendo al suo interno coloro che loro considerano i nemici, i musulmani”, porta all’islamizzazione dell’Europa e così la democrazia liberale si autodistrugge. “E noi la superiamo”.


Prima ricordava le leggi razziali e come si arrivò allo sterminio. Da quelle leggi venne il rastrellamento a Roma di oltre mille ebrei.


Era il 16 ottobre 1943. Raccontiamo anche come è cambiato il senso di minaccia vissuto dagli ebrei. Nel ‘38 sembrava inverosimile. Mussolini diceva “separare non discriminare” quando espelleva ebrei dalle scuole, dal lavoro, quando vietava matrimoni misti. Disse “lo facciamo per proteggerli” e in pochi anni portò alla deportazione che costò la vita 8.669 ebrei italiani.


Furono presi solo da nazisti?
Più della metà furono catturati da altri italiani e le SS agivano con militi italiani a fianco.


Affrontate il gruppo forse più osteggiato, gli zingari.


Il tema è difficilissimo. Pochi in Italia sanno che fino al 1975 nella democratica Svizzera una legge prevedeva di portare via a forza i rom, contemplava la sterilizzazione forzata. Ho intervistato Mariella Mehr, grande poetessa a Zurigo che ha subito questi trattamenti, fu portata via dalla madre nel 1947 sterilizzata a forza nel 1968.


C’è razzismo in Italia? Anche non dichiarato?


Ha cambiato modalità espressive anche se il linguaggio è quasi identico. Non si usa più un argomento biologico per cui le razze sono superiori o inferiori, questo è stato così solennemente smentito dalla scienza che solo pochi fanatici vengono a dire che il nero è un selvaggio, ma si usano argomenti di natura culturale: “loro sono troppi”, “loro sono privilegiati”, “noi siamo vittime”, “il razzismo colpisce gli italiani”.


Altro luogo difficile: siate andati a Rosarno.


Abbiamo verificato cosa succede dove servono braccia per raccogliere arance. Vengono assunti alla giornata in nero migliaia di africani. Dai proprietari degli aranceti naturalmente. Lì il controllo della ‘ndrangheta sulla zona è ferreo. E le braccia, una volta adoperate dall’alba al tramonto, devono andare nelle tendopoli. E si sviluppa un alibi morale: si dice che sono abituati così, anche a casa loro. E allora siamo stati a casa loro, in Senegal, siamo andato nella “Casa degli schiavi” sull’isola degli schiavi, Gorée. E ho intervistato anche Yousson N’Dour (la popstar e ministro della cultura, ndr). Lo schiavismo sembrerebbe una pagina di storia superata e invece ce ne sono manifestazioni continue.


Chi ha cercato, per le interviste?


Ho voluto fare questa inchiesta non tanto proponendo i personaggi da talk show che hanno nutrito il dibattito pubblico sulla paura e mi sembrano fin troppo noti. Con più umiltà ho cercato di vedere dove si formano le fobie, i luoghi difficili, dove l’argomentazione xenofoba trova alimentazione. Parliamo di islamofobia, della paura degli arabi o dell’ostilità verso i richiedenti asilo dall’Africa. Ma anche i cinesi vengono visti come minaccia economica che distrugge i piccoli esercizi, i bar, le tabaccherie, i parrucchieri o il commercio al dettaglio.


In questo scenario non ha responsabilità anche la sinistra? La sua voce non si  sente molto.


Ha responsabilità enormi ma non affronto il tema. Qui raccontiamo argomento per argomento ebrei, africani, arabi, cinesi e, nell’ultima puntata, il razzismo contro gli italiani e tra italiani. A ogni modo la sinistra non ha saputo dare una sua visione.