Frizzi, o dell'Italia che rompe uno schermo e piange la gentilezza perduta

L'overdose della Rai ma anche quelle migliaia di persone in piazza, più che per Magnani o Sordi. Non era Letterman ma l'Eredità che lascia alla tv e a un Paese stanco è più del titolo di un programma

Frizzi, o dell'Italia che rompe uno schermo e  piange la gentilezza perduta
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28 Marzo 2018 - 22.05


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di Ri. Val.

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Forse neppure per Anna Magnani, per Alberto Sordi, tanta gente in piazza. Forse quel modo di fare la televisione andrebbe preso ora d’esempio. Quella cortesia. Che poi manca a questo Paese che sgomita, accusa, insulta, grida. In tv, fuori dalla tv. La vita trasformata in un ring. La politica in una palestra di vaffanculo. La realtà in un video su YouTube tra bulletti e cattivissimi che avanzano a spallate, che ti fanno fuori se sei debole, fragile, che mortificano ogni dolore. Di Fabrizio Frizzi in tre giorni abbiamo saputo tutto, di tutto. Non so se sia una semplice celebrazione o un ripensamento. Certo, aldilà di ogni retorica, questa Italia in lacrime, queste  migliaia di persone in fila, queste maestranze della Rai commosse, hanno detto un’unica cosa: che ne vorremmo altri di Fabrizio Frizzi. Vorremmo in tv, sull’ascensore, sull’autobus, nel palazzo dove abitiamo persone che sorridono e tendono la mano, persone semplici e semplicemente umane. Frizzi non ha cambiato il mondo dell’intrattenimento televisivo. Non è Letterman, non è stato Corrado.

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Pur essendo un grandissimo professionista ha rotto un altro vetro: quello dell’umanità. Questo è passato oltre ogni teleschermo. L’uomo semplice che faceva compagnia a chi non ne ha, a un’Italia di solitudini che si prepara la cena in silenzio, nessuno con cui scambiarsi un sorriso, un pensiero. C’era lui però, l’appuntamento con l’Eredità, qualche risata. C’era lui per le signore che hanno perso il marito, per i vedovi, per le coppie un po’ in là con gli anni, per chi torna a casa la sera dopo la battaglia quotidiana e vorrebbe un po’ di ristoro, un’isoletta di semplicità e buone maniere. C’era lui. Una figura in carne ed ossa, un cuore, una piccola e grandissima lezione di gentilezza in un un mondo che aggredisce e accusa. La Rai non sempre l’ha trattato con lo stesso garbo e forse oggi, con una overdose di informazioni, una 48 ore di commiato in ogni rete, ha pagato debito e cavalcato l’onda liturgica.

Però ogni lacrima vista in tv era uguale a quella versata oltre la tv, pazienza che la poesia sull’amicizia attribuita a Borges non sia di Borges. Perché Insinna ha pianto sul serio e con lui tutti gli altri, tutte le altre. E noi anche. In questo funerale che saluta il ragazzone, il fratellone, il Frizzolone, l’ex ragazzo alto un metro e 87, piangiamo quell’Italia che ha smarrito per sempre i modi, la cortesia, la piccola umanità. Stasera cala finalmente il sipario. Frizzi ritorna con la famiglia nel suo prezioso privato. A chi resta, a chi gestisce l’informazione e l’intrattenimento di quel mezzo formidabile che è la tv rimane invece una bella “Eredità” sulla quale riflettere. Fosse mai che non ne possiamo più di galli e galline che si beccano per un punto di share? Per un voto? Per un like?

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