Il bla bla politico della Tv sprecona

Emblematica una puntata di LineaNotte del Tg3 chiusa ermeticamente alla realtà esterna a parlare solo di politica

La sede Rai a Saxa Rubra

La sede Rai a Saxa Rubra

GdS 28 giugno 2017

di Adelmina Meier


 


La categoria potrebbe essere quella della "tv sprecata". Realtà diffusa, che ci è capitato di osservare forse nella massima espressione nella tarda serata di ieri, su Rai3. Per un'ora, LineaNotte del Tg3 ha raccolto in studio, chiudendo ermeticamente porte e finestre sulla realtà, una schiera di giornalisti esterni seduti in cerchio, e con loro altri giornalisti interni., della redazione.
Tutti seduti, come nella sala d'attesa di un treno che tarda a passare. Gli esterni ( sempre gli stessi, o quasi ) a parlare, a parlarsi, quelli della redazione ad attendere pazientemente il loro turno. Uno a dirci sbrigativamente delle prime pagine di alcuni giornali, leggendoli come a chi non vede o non sa leggere, una a dirci che fa caldo, c'è siccità, che farà caldo e ci sarà ulteriore siccità. Questo, dopo tanta politica, e poi politica e politica ancora.
In verità, ad un certo punto è stato chiamato a parlare un signore che si è scoperto essere uno studioso del disagio giovanile. Sul fenomeno aveva scritto un libro con altri colleghi. Tirato per la giacca a dire la sua sui giovani e questa politica senza appeal, ha detto che no, che il disagio di cui lui si occupa è ricollegabile a quel che accade negli uomini nei primi anni di vita.
Una tv parlata, senza incursioni nella realtà, senza servizi e senza collegamenti, esclusa la finestra su New York dalla quale si è affacciata la pur brava Giovanna Botteri, grattacieli alle spalle.
Per il resto, a parlare di politica come si può fare in quei circoli di paese dove gli anziani hanno tanto tempo da passare e la politica offre loro materia in abbondanza per ridere e incazzarsi. Politica parlata in aggiunta alla politica parlata già ampiamente presente sul palcoscenico di quella politica pericolosamente respinta dagli italiani. Un'ora sprecata di una tv sprecona, che in quell'ora farebbe meglio a dare un'occhiata al Paese, a raccontarcelo nelle pieghe, restituendo i giornalisti ospiti al lavoro delle loro redazioni.