Sanremo non l’ho visto e non mi piace

Già il titolo spiega che avrei voluto scrivere: non l’ho letto e non mi piace. Ma la cultura oggi è questa babele di emozioni e niente più. [Francesca Zappa]

Sanremo non l’ho visto e non mi piace
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12 Febbraio 2016 - 15.49


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di Francesca Zappa

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Lo so, i più acuti lettori potrebbero confutare il titolo sulla base del fatto che io non faccio di mestiere il critico musicale. Non sono quindi un’ascoltatrice professionista di musica, ma sono una che cita Manganelli quando parlando del Padrino (che non avrebbe letto e tantomeno visto il famoso film) scrisse:
“Un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere; è colui che sa dire, come scrisse una volta mirabilmente Scheiwiller, ‘non l’ho letto e non mi piace’. Il vero, estremo lettore di professione potrebbe essere un tale che non legge quasi nulla, al limite un semianalfabeta che compita a fatica i nomi delle strade, e solo con luce favorevole.” (Giorgio Manganelli, Lunario dell’orfano sannita, Einaudi 1973, pag. 107)

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Detto questo, mi limito a dire che amo la musica vera, quella che non sale mai sul palcoscenico sessista e luccicante di Sanremo, ma che come tutti gli italiani che vivono sommersi dal bombardamento barbaro delle informazioni che penetrano massicce da tutti gli spifferi, sono costretta a sciropparmi ondate di deficienti che su twitter fanno i paraculetti facendo vedere che loro Sanremo non lo sopportano, ma lo commentano per prendere per il culo quell’orrido ciarpame che c’è. Bravi, mi viene da dire mentre penso che la Nato manderà le sue navi da guerra per risolvere la crisi umanitaria dei migranti. Ma poi un amico (di quelli che va cancellato dai social) mi fa notare che questo atteggiamento radical chic è negativo, perché il festival porta all’Ariston, davanti ai bruttoni riccastri che amano sedere accanto a uno come Razzi, anche storie civili, testimoniate da questa rottura di scatole dei nastrini arcobaleno. Questa è l’Italia nazional-popolare, democristiana sempre, falsa e bigotta ma nello stesso tempo falsa e avanzata sui diritti civili. L’Italia che ama vedere sul palco gli operai straccioni e impacciati, che si esalta alle puttanatelle, che benedice le coppie gay perché a Sanremo s’è presentato Elton John scaccolandosi al piano…

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Mi ributta Sanremo perché raccoglie in pochi giorni tutto il peggio delle brutture nazionali e tutto il peggio delle paccottiglie positive. Come fosse un atto di penitenza collettivo ai piedi al potere mediatico nazionale, sempre orientato politicamente. Mi ributta e spero che si fulmini l’antenna che lo trasmette in mondovisione e le persone sabato sera escano al freddo e al gelo a raccontarsi storie, a pensare da soli e senza né consigli degli acquisti né seghe mentali sull’onda di Garko e Conti. A proposito, l’immagine di Garko di gomma mi esalta e la metto come immagine dell’Italia farlocchissima e sempre pronta a festeggiare la mediocrità come fosse l’apparizione della Madonna sotto altre forme.

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