L'impreparata tv che giustifica il razzismo nel calcio

Il calcio mostra la sua faccia reale: razzista e xenofoba, sessista e omofoba. E fateci caso, commentatori e giornalisti in tv sono pronti a giustificarlo. [Pietro Manigas]

L'impreparata tv che giustifica il razzismo nel calcio
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25 Gennaio 2016 - 12.42


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Pietro Manigas

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La cosa che ritengo più stupida, tra le tante che si colgono nei commenti del post-partita e nelle arene televisive delle disquisizioni filosofiche sui centimetri di fuorigioco, è l’assoluta impreparazione dei protagonisti di fronte a cose normali della vita. Tipo il razzismo, la xenofobia, l’omofobia, il sessismo. Normali nel senso che normalmente accadono nel paese, che quindi normalmente commentatori o giornalisti potrebbero averci avuto a che fare nel loro lavoro. Invece quando toccano il mondo del calcio creano un mondo parallelo. Fateci caso.

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Un allenatore che dà del frocio e finocchio all’altro non può essere punito come si deve perché l’altro non è finocchio. Anzi, avendo letto Bukowski l’epiteto può essere letto come citazione. Un giocatore della nazionale, recidivo, che dice “zingaro di merda” a un calciatore che viene da un paese appena più a est dell’Italia viene trattato con i guanti. Ovvio, De Rossi è il “nuovo cappetano” della Roma, e come tale va sempre giustificato in nazionale e nella squadra. Quindi, non essendo Mandzukic uno zingaro come il Mancio non era finocchio, zac! non è successo niente. Il commentatore Corrado Orrico, ultima trovata della Rai per far addormentare con le sue nenie inutili i telespettatori, ha detto che sono “cose di campo” e lì devono restare.

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Identico il parere di Boniek (“Mi dicevano lavavetri”) o di altri presunti intellettuali della pedata. Ma è così? Razzismo, xenofobia, omofobia e sessismo devono essere catalogati come “cose da campo”, quindi da non punire mai? Neanche quando vengono da personaggi talmente pubblici da essere un esempio per i nostri poveri adolescenti già costretti a farsi i capelli leopardati come Pogba o a camminare come avessero un peso nei calzoni come Nainggolan? Non è così. Questa è la faccia del calcio ricco che più odio, la faccia di chi giustifica ogni nefandezza, forte del fatto che questi moderni eroi rappresentano un valore economico e chi ha questo valore deve, ripeto deve, per forza di cose sentirsi fuori dalla legge degli altri. In primo luogo dalla legge del buonsenso.

Pessima la reazione di Spalletti, quasi come l’insulto di De Rossi. Il toscano tornato dalla Russia ha detto: Mandzukic ci ha preso per il culo per dieci minuti. Capito? Siccome uno ti prende in giro tu puoi rispondere scaricando il lato oscuro del cuore razzista. Peggio che mai la seconda frase spallettiana: insegneremo a Daniele a mettersi la mano davanti alla bocca. Bell’insegnamento. Non è che si potrebbe passare alla seconda lezioncina? Insegnare a Daniele a non avere un pensiero razzista?

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Ultimo aspetto il sessismo. Detestabile. In una trasmissione Rai, gli stessi opachi filosofi commentatori del calcio, sempre pronti ad assolvere xenofobia e razzismo e a non vedere il fascismo e nazismo che sta corrodendo le nostre curve, mostrano immagini di donne discinte e le commentano allegramente, con un maschilismo da vergogna. Mai che uno dei partecipanti abbia messo in dubbio questo atteggiamento sessista. Ma è così, sono cose che devono restare nel campo.

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