Vanessa Scalera: per Lea ho recitato seguendo l’istinto, come a teatro

Oggi, 18 novembre 2015, su Rai 1, l’ultima opera di Marco Tullio Giordana: intervista a Vanessa Scalera, che interpreta l’eroica Lea Garofalo.

Vanessa Scalera: per Lea ho recitato seguendo l’istinto, come a teatro
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18 Novembre 2015 - 14.55


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di Nicole Jallin

Non è azzardato dire che Vanessa Scalera sia una delle interpreti espressivamente ed emotivamente più incisive, più laceranti, più commoventi dell’attuale panorama attoriale teatrale. E se la scena l’ha calcata con lavori firmati da Piero Maccarelli, Edoardo Siravo, Bruno Montefusco, Antonio Pierfederici, e più recentemente con titoli quali “Il Gabbiano” e “Tre sorelle” diretti da Filippo Gili, “Una sera Delitto e una sera Castigo”, regia di Sergio Rubini, o “Il Misantropo” diretto da Francesco Frangipane, l’esperienza cinematografica include “Vincere” di Marco Bellocchio, la versione filmica dello spettacolo “Prima di andar via” con regia di Michele Placido e “Mia madre” di Nanni Moretti; mentre in TV si fa notare anche in “Squadra Antimafia 3”, “RIS Roma 2- Delitti Imperfetti” e “Distretto di Polizia 11”.

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“Lea” racconta l’urlo coraggioso di Lea Garofalo contro la mafia, racconta l’amore per la figlia Denise, racconta del suo sacrificio per mano della ‘ndrangheta. Cosa ha significato per lei interpretare questo personaggio?

«A livello umano ancor prima che professionale è e resterà un’esperienza indimenticabile. Ogni volta che penso a Lea mi commuovo: è un’emozione grandissima unita a una tensione profonda che si associa all’onore di poter condividere con il grande pubblico la realtà di una donna e di una madre straordinaria. Mi sono avvicinata al personaggio leggendo i due libri di Paolo De Chiara e Mirka Demaria (rispettivamente “Il coraggio di dire no” e “La scelta di Lea”, ndr) e gli atti processuali, tuttavia, nelle sei settimane di lavorazione, la direzione severa e insieme protettiva di Marco Tullio Giordana, priva di imposizioni o rigidità registiche, mi ha aiutato a non soffermarmi su ciò che è stato scritto su di lei, sulla fisionomia in un certo senso “filtrata” dai testi, ma a utilizzare le mie caratteristiche interpretative: mi ha chiesto di osare, di ascoltare il mio istinto per trasmettere la forza di Lea. Perché Lea era una donna forte. Una donna che ha combattuto tenendo a bada la paura per amore di sua figlia; una donna che ha agito con decisione, con determinazione. Fino alla fine».

Vanessa Scalera al RomaFictionFest – Foto di Matteo Nardone
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Un incontro che rimarrà dentro di lei…

«Il rapporto con Lea non finirà mai. Ho percepito, sentito, patito molto la sua storia, sulla pelle e sull’anima. E questo mi ha permesso di eliminare qualsiasi forma di patetismo nell’approccio interpretativo: è stato davvero molto difficile, conoscendo a priori la vicenda, lasciare che fossero la realtà, la storia vera e i fatti ad accompagnare lo spettatore all’interno della vicenda evitando un personale eccesso di emotività. Inevitabilmente le lacrime si formano ogni volta che penso a lei e a Denise. Penso molto a Denise. Penso che Lea aveva accanto sua figlia e ha fatto scelte per proteggerla: Denise invece non ha più sua madre, è sola. È un pensiero doloroso ed è un pensiero fisso. E non è stato facile anche a livello recitativo affrontare tutto ciò. Ma la grande fortuna di lavorare su questo personaggio, al servizio di questa storia, insieme a una troupe così affiatata, e con la guida di Marco Tullio, mi ha dato la possibilità di sentirmi come a teatro: libera. Fare cinema in questo modo, con questa sintonia credo sia una cosa rara, molto rara e molto preziosa».

Una storia quella di “Lea” che il pubblico televisivo avrà la possibilità di conoscere proprio grazie a questo film che sarà trasmesso su Rai 1.

«La scelta della Rai di trasmettere in prima serata un film di Marco Tullio Giordana che parla di Lea in modo crudo, secco, diretto senza trasposizioni romanzate non credo sia un atto coraggioso ma dovuto: un atto di servizio pubblico perché è giusto che tutti possano avere l’occasione di ascoltare la voce di una donna che ha dato la propria vita per rompere il silenzio pesante e opprimente della mafia. È giusto che arrivi nelle case di ognuno di noi attraverso la televisione; è giusto che questa pagina nera privata e collettiva che pochissimi conoscono tocchi da vicino, anzi scuota profondamente le coscienze di tutti».

Vanessa Scalera in Lea di Marco Tullio Giordana – Foto di Angelo Turetta [/size=1]

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La sua intensa carriera prevede imminenti impegni teatrali, in primis il debutto al Teatro dell’Orologio di Roma, il prossimo 24 novembre, con “Antigone” per la regia di Filippo Gili. Qualche anticipazione?

«Dirò subito che questa sarà un’Antigone levantina. Dal testo sofocleo Filippo Gili estrae un Creonte che è simbolico rappresentante dell’Occidente: egli è il pensiero, è la regola. Antigone invece è il Levante, è l’azione, è l’impulso, e da questo punto di vista non dista molto dalla personalità di Lea. Io sposo totalmente la sua lettura della tragedia, e attraverso le indicazioni della sua regia abbiamo lavorato scavando nelle mie origini, focalizzandoci sulla mia terra di provenienza, la Puglia, sulla sua gente, sui suoi sguardi, richiamando certi visi incontrati, certi atteggiamenti scoperti. Sì, sarà un’Antigone impetuosa e passionale che parlerà un linguaggio antico espresso però in modo moderno; sarà un’Antigone specchio della propria natura umana ancestrale, e sarà un’Antigone spontanea e travolgente che tenterà di sfuggire alla tristezza. Poi, accennando a elementi distintivi di questo lavoro, non posso non annunciare che ci saranno grandi sorprese sul Coro…»

La sua compagnia Uffici Teatrali di cui fa parte include attori, registi e autori. Com’è nato questo progetto collaborativo?

«Il motore trainante è stato Filippo Gili che con le sue regie ha riunito un gruppo di amici legati anche da una forte e reciproca stima professionale, oltre che personale, per mettere in scena “Il Gabbiano” di Cechov, a cui si è aggiunto “Prima di andar via” con la regia di Francesco Frangipane, e poi altri lavori che di volta in volta hanno riempito sempre di più le sale. Così, nella consapevolezza di questo apprezzamento da parte del pubblico, abbiamo deciso di pensare a una progettualità, mettendoci insieme e fondando una compagnia che circa un anno fa abbiamo scelto di battezzare Uffici Teatrali. Tra dedizione, e sacrifici, impegno e soddisfazioni, ci siamo resi subito consapevoli che uniti eravamo una forza, e ci siamo resi conto che la passione per il nostro lavoro, per il teatro, e la presenza di attori e registi di grande talento, potevano tradursi in una collaborazione solida».

Vanessa Scalera in Lea di Marco Tullio Giordana – Foto di Angelo Turetta [/size=1]

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Prossimi appuntamenti?

«Dal 19 gennaio saremo nuovamente all’Orologio con la “Trilogia di mezzanotte”, ovvero i tre spettacoli (“L’ora accanto”, “Dall’alto di una fredda torre” e “Prima di andar via”) scritti da Gili e diretti da Frangipane, con declinazioni intime e profonde intorno al limite doloroso che separa la vita dalla morte. In primavera poi saremo al Teatro Argot Studio con “Sistema Cechov: Tre sorelle & Zio Vanja”, che riflette la volontà della compagnia di lavorare sulla tragedia e sui grandi classici, con particolare attenzione a Cechov e Ibsen. A gennaio però sarà tempo di “Angeli”, una commedia bizzarra ma non priva di filosofia e di quell’indagine in fondo al cuore pulsante della tematica che caratterizza la scrittura di Filippo, a cui spero possano seguirne presto altre».

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