Appunti di un pazzo: Alessio Bergamo mette in scena Gogol’ e gli attori che giocano per davvero

Appunti di un pazzo, adattamento teatrale dell’opera di Gogol’ Il diario di un pazzo.  A interpretarlo una compagnia di scuola stanislavskijana diretta da Alessio Bergamo

Una scena dello spettacolo

Una scena dello spettacolo

GdS 6 marzo 2018

di Eliana Rizzi 


Il consigliere titolare Aksentij Ivanovič Popryšin (Domenico Cucinotta) lavora nell’anticamera di Sua Eccellenza a cui porge carte e tempera matite. La sua monotona vita impiegatizia si scontra quotidianamente con lo scintillio di quella inaccessibile, eppure così vicina, dei suoi superiori. L’unica via di fuga? Dialogare con le sue visioni e farsi trascinare verso l’assurdo, grottesco, finale.


Appunti di un pazzo è l’adattamento teatrale dell’opera di Gogol’ Il diario di un pazzo.  A interpretarlo una compagnia di scuola stanislavskijana che incontra il metodo Vasil’ev: spettatori accolti in sala dallo stesso protagonista e in scena con gli attori (Daniele Caini, Alessandra Comanducci, Massimiliano Cutrera, Marco Di Costanzo, Erik Haglund, Stefano Parigi), in uno spazio disegnato appositamente per calare il pubblico nel carosello di apparizioni che raccontano frustrazioni e sogni di gloria di Popryšin.


Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Studio Mila Pieralli di Scandicci fino all’11 marzo. 


A raccontare cosa nasce dall’incontro sul palco di queste due scuole, è il regista e studioso di teatro Alessio Bergamo:


Per questa messa in scena dell’opera di Gogol’, partiamo da un discorso sul metodo: quanto c’è di Vasil’ev e quanto di Stanislavskij?


Vasil’ev fa parte della scuola Stanislavskij e ne sviluppa il metodo applicando dei rivoluzionamenti nelle priorità della strutturazione del dramma rispetto al suo maestro. 


Per entrambi infatti un testo non è ancora un dramma, ma va lavorato e trasformato in azione prima di poterlo definire tale. Stanislavskij usa dei criteri che Vasil’ev ha stravolto con una specie di “rivoluzione copernicana”. Certo, alcune basi fondamentali rimangono: ad esempio, far sì che l’attore sia organico, reale, ma non necessariamente realista. Deve essere presente, parte di un processo, ed è questo che permette che le cose che accadono sulla scena siano reali. L’importante è che ciò che avviene sul palco non sia mera funzione illustrativa, se anche gli attori “giocano”, devono giocare per davvero. 


In “Appunti di un pazzo” attori e pubblico si trovano a stretto contatto, quasi a condividere la dimensione in cui si muove Popryšin:


In Russia ho avuto modo di fare spettacoli prodotti all’interno di strutture produttive statali, mentre questa è la mia prima esperienza con un teatro stabile in Italia poiché qui, finora, mi ero occupato principalmente di attività laboratoriali. Partendo dal laboratorio, che è la cosa che preferisco, cerco sempre di mettere in estrema contiguità attori e pubblico anche perché così l’attore si allontana da una certa “dimostratività” ed entra in un rapporto ludico e diretto con chi lo guarda, costruendo lo spettacolo insieme. In questo modo infatti l’attore si ritrova “scoperto” di fronte agli spettatori e, rimanendo ancorato a dei rapporti reali, viene spinto a fare la scena in maniera differente. Non deve “fare finta”... o almeno non fare troppo finta.


Perché scegliere proprio quest’opera?


È dal 1997 che lavoro su Gogol’ e sul suo rapporto fra gioco e testo, si può dire che sono cresciuto con lui. Ora, la rivoluzione copernicana di cui parlavamo prima riguardo la scuola Vasil’ev si poggia sul finale: nel senso che se la situazione tipica stanislavskiana è organizzata sul porsi in una certa condizione, qui ci si concentra sull’avvenimento conclusivo. Questo testo è costruito in maniera che il finale ribalti tutto il resto, come una barzelletta surreale che alla fine acquista, d’improvviso, un senso autentico.


Il personaggio non è un dato umano con cui identificarsi, ma uno strumento latore di determinate immagini artistiche. Queste immagini si trovano nel finale e si parte da lì: eccola la rivoluzione copernicana.


L’immagine ha quindi un ruolo centrale:


L’immagine ha a che fare con il testo, il protagonista va dietro a delle immagini che sono concretizzazioni di desideri. Desideri standardizzati, estrapolati dalla società. Il gioco è che questi desideri hanno vita loro e delle iniziative particolari nei suoi confronti. I desideri proiettati dal protagonista non sono più suoi, si emancipano da lui e fanno come pare a loro. Da qui nasce il gioco fra lui e le immagini del suo desiderio che, come sempre in Gogol’, sono volgari. L’immagine del desiderio in quest’autore incontra spesso la volgarità e ci gioca. Questo è estremamente attuale, presenta delle incredibili consonanze con la realtà. L’immagine che uno vuol dare di sé stesso, con la quale vuole identificarsi, è libera e si prende gioco della persona che vorrebbe riportarla a sé. 


2 – 11 marzo | Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci  (ore 21; domenica ore 16:45; riposo lunedì 5 marzo)


Fondazione Teatro della Toscana, Teatro dell’Elce, Cantiere Obraz


in collaborazione con Postop Teatro


con il sostegno produttivo di Armunia Festival Costa degli Etruschi


con il sostegno di Regione Toscana


APPUNTI DI UN PAZZO


di Nikolaj Vasil’evič Gogol’


con Daniele Caini, Alessandra Comanducci, Domenico Cucinotta, Massimiliano Cutrera, Marco Di Costanzo, Erik Haglund, Stefano Parigi


spazio scenico Irina Dolgova e Alessio Bergamo


oggetti e costumi Thomas Harris


contributi sonori Andrea Pistolesi


regia Alessio Bergamo


Durata: 1h e 45’, atto unico.