Sei artisti si auto recludono al Bellini di Napoli come in un provocatorio "Grande Fratello"

Protestano contro la chiusura dei teatri, e rimarranno li finché non saranno riaperti. La performance, qui raccontata da Davide Sacco, sarà ripresa in live streaming su YouTube

Nella foto, l' ideatore del progetto Davide Sacco

Nella foto, l' ideatore del progetto Davide Sacco

Redazione 24 dicembre 2020

di Alessia de Antoniis

Una Zona Rossa nella zona rossa italiana. Questo il progetto che ha preso il via il 20 dicembre e che vede 6 artisti auto reclusi nel teatro Bellini di Napoli, collegati in live streaming con l'esterno. Sempre ripresi dalle telecamere, useranno uno dei format più discussi, quello modello Grande Fratello, per far entrare l'antica arte del teatro nelle case degli spettatori, mostrando come nasce uno spettacolo.

Alfredo Angelici, Federica Carruba Toscano, PierGiuseppe di Tanno, Licia Lanera, Lorenzo Pisano e Matilde Vigna prepareranno un nuovo lavoro partendo da zero e lo faranno vivendo lì giorno e notte.  Unico contatto col mondo esterno, la pagina YouTube del teatro Bellini.

Usciranno da questo lockdown il 15 gennaio, quando i teatri dovrebbero riaprire. Potrebbero restare, qualora un nuovo Dpcm dovesse prorogarne la chiusura.

Nato da un'idea di Daniele Russo e Davide Sacco, Zona Rossa non si pone il problema se il teatro in streaming sia teatro o no. Non perde tempo a tergiversare sulla Netflix della cultura. Zona Rossa è semmai l'attuazione del segreto di Pulcinella: dove c'è una catastrofe, c'è una via di fuga. E una via, per consentire la fuga, va percorsa. Loro la percorrono, fanno un'azione, fanno teatro.

In una lettera pubblicata su Repubblica giorni fa, Antonio Rezza scrive: “Il mondo del teatro è troppo colluso con i finanziamenti per rivendicare la posizione estrema di chi si lamenta, la paura foraggia la cautela, potrebbero arrivare meno soldi domani, è meglio stare in silenzio e attendere che riaprano le chiese, se si attivano i luoghi di culto possiamo spalancare anche le sale. Il teatro si è affidato a Dio pur di non scoprire il fianco trafitto. Lo Stato ha imbavagliato la cultura con il denaro e adesso non la riconosce”.

Tutti devono avere – scrive ancora Rezza -  il coraggio di ribellarsi a chi li rifocilla ma non li identifica. Mai come ora. Mai come domani. Se il cinema è più ricco non merita per questo corsie preferenziali, non riconoscere l’esistenza del teatro mette in difficoltà me come individuo e non una cooperativa di indecisi ed erogati. Chi vuole stare al mio fianco lo facesse con il suo, a due passi di distanza, rispettando le regole fasulle che fanno un isolato ogni tre metri.

Senza volerlo, Daniele Russo e Davide Sacco si sono trovati sulla stessa lunghezza d'onda di Antonio Rezza.

Davanti a un teatro sotterrato con l'indifferenza, hanno reagito facendo un atto politico: facendo teatro. La loro rappresentazione, se ci sarà, non sarà mai in streaming, ma sarà solo su un palcoscenico vero, con un pubblico presente in sala. Non lamentele, ma azioni. Non lettere a politici sordi e con scarsa competenza, ma un manifesto.

Di Zona Rossa abbiamo parlato con uno dei suoi ideatori, Davide Sacco.

 

 

Cos'è Zona Rossa e perché nasce?

Zona Rossa nasce dalla necessità di ritornare all'assoluto dell’arte, con l'artista svincolato da qualsiasi ingranaggio sterile della macchina scenica. Abbiamo deciso di aprire lo scrigno che porta a realizzare l'opera scenica ma non di svilirla trasformandola, filtrandola in uno spettacolo ripreso. Noi non trasmetteremo mai l'opera finita, che verrà messa in scena solo in un teatro con un pubblico dal vivo. Il teatro va protetto dalla deriva cyborg che vogliono che prenda, replicabile da chiunque e dovunque, senza diventare parte di nulla. Il teatro non può essere omologato al principio per cui tutto è accessibile anche senza comprendere.

Da oggi,24 dicembre,l'Italia è tornata davvero in zona rossa. Vi chiudete in sei in un teatro per fare teatro.  Zona Rossa è resistenza? È la dimostrazione che il vero teatro è comunque politico?

 Il teatro è sempre, secondo me, un atto politico e, per derivazione, la politica scatta nelle coscienze di chi ascolta. La politica sta al teatro quanto essa stessa sta alla vita di ognuno di noi. Noi faremo teatro, il resto è conseguenza.

Usate la formula tipo “Grande Fratello”, un reality h24, per parlare di teatro. Sembra un ossimoro, non trova?

I contenuti che usciranno saranno talmente forti che ogni ossimoro cadrà. Perché è di questo che si tratta, di contenuti.

Tra tante lamentele negli anni, alla fine il teatro si è piegato alle regole di mercato e a elemosinare aiuti di Stato. La politica non ha capito nulla e ha fatto ancora meno. Quando riaprirete, pensate che si farà teatro in modo diverso? Cosa volete che capisca chi guarderà Zona Rossa?

Vogliamo che si capisca che il teatro si trasforma, non si baratta, che è diverso; che il percorso dello spettacolo dal vivo, vive di leggi tramandate per via orale che tengono in piedi un delicatissimo equilibrio di arte e vita, e ciò non può essere trattato con semplicismi da venditori di tappeti. Il teatro va rispettato, l'artista va protetto.

In qualità di intrattenitori che fanno divertire, come siete stati definiti, meritate il giusto ristoro. Come vi sentite, paragonati ai grandi della cultura (e il teatro è cultura) che, nei secoli, sono stati l'avanguardia dell'opposizione alle dittature, il baluardo del libero pensiero?

Antonio Rezza ha spiegato tutto con una frase: Il Teatro è antico come Dio e in più esiste. Credo che dica tutto.