Gigi Proietti, l’umanità di un artista di origini popolari

Dal teatro alla conduzione televisiva, dalle fiction alle letture del Belli e Trilussa, i tanti registri di un artista che era anche organizzatore culturale

Gigi Proietti

Gigi Proietti

GdS 2 novembre 2020
Nato a Roma il 2 novembre 1940, Gigi Proietti era di estrazione popolare e queste sue radici lo hanno accompagnato sempre e le ha ritenute una scuola di vita impareggiabile. Lo rimarcò nella sua autobiografia Tutto sommato - Qualcosa mi ricordo, che pubblicò per Rizzoli, ricordando un’infanzia momenti come “l'odore della povertà misto a quello del sugo della domenica, i richiami delle mamme ai figli discoli che non tornano per cena, l'allegria irrecuperabile del mercato, le chiacchiere sui marciapiedi” in una Roma che naturalmente non c’è più. E pure se l’attore ha sempre giocato sul suo essere romano, con ironia e autoironia, Proietti non si è certo limitato alla “macchietta”, è andato molto al di là. Non solo come interprete: ha condotto show televisivi, cantava (ha registrato una decina di dischi), è stato regista, ha creato e diretto per quindici anni il Globe Theatre nel parco di Villa Borghese a Roma sul modello del Globe di Shakespeare nella Londra tra ‘500 e ‘600.

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Il curriculum anche in forma sintetica è impressionante: 51 spettacoli teatrali di cui 37 da regista, 33 fiction, 42 film, otto opere liriche, senza contare le conduzioni televisive, le tante interpretazioni di doppiatore, per esempio di Rocky, le sue letture di poeti come Gioacchino Belli e Trilussa. Né si può dimenticare musical come “Alleluja brava gente” del 1970 il cui successo fu un trampolino di lancio aprendogli le porte del cinema e della tv. Tanto per dimostrarne la versatilità di un artista che aveva come registro più amato la commedia.

Alcuni personaggi resteranno nella storia dello spettacolo. Per dire: Mandrake di Febbre da cavallo, un attore romano senza un soldo che se ne inventa di tutte per sbarcare la giornata; oppure nella tv il maresciallo Giovanni Rocca, carabiniere a Orvieto che risolveva casi grazie al suo fiuto, innamorato della moglie Margherita interpretata da Stefania Sandrelli (che uscirà di scena perché la donna verrà uccisa). Un tratto, Gigi Proietti portava in ogni suo personaggio: la sua profonda umanità con uno sguardo al tempo stesso disincantato delle tribolazioni di tutti e partecipe. Una calda umanità. 

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