Matthias Martelli: "Il mio Raffaello, figlio del vento e dall'anima tormentata"

Raffaello, figlio del vento di Matthias Martelli va in scena dal 16 al 18 ottobre al Teatro Sanzio di Urbino, in occasione del V centenario della morte dell’artista.

Matthias Martelli

Matthias Martelli

GdS 17 ottobre 2020

di Giuseppe Cassarà 


A godere della fama di ‘artista maledetto’ del Rinascimento italiano è certamente Michelangelo Buonarroti, pittore ‘pop’ per antonomasia, dalla vita oscura e affascinante. Poco si sa di un suo contemporaneo, di cui sono rimasti gli immortali capolavori ma poco si sa della sua vita terrena. Raffaello Sanzio, però, non era l’uomo mite che potrebbero suggerire i suoi quadri, quasi esclusivamente a tema religioso.


Nel suo spettacolo Raffaello, figlio del vento, Matthias Martelli – che con Raffello condivide i natali, nella città di Urbino – parte in un viaggio che è una scoperta di un’anima inquieta e di una vita esplosiva, fatta di amori e tragedie e persino di scontri violenti con l’autorità del tempo.


Come mai ‘figlio del vento’?


'Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino ventoso’: lo scriveva Pascoli, perché come tutti coloro che conoscono Urbino sapeva che è una città continuamente sferzata dal vento. La mia idea è che dentro Raffaello ci fosse una scintilla, che il vento di Urbino ha reso una fiamma che ha divampato in tutta Italia. Raffaello ha viaggiato tantissimo, e il vento è sempre sinonimo di movimento, di libertà.


Che Raffaello è quello di questo monologo? Rispetto alla figura di Michelangelo, solitamente dannata, oscura, di Raffaello invece si sa meno, la sua personalità è meno ‘pop’ di quella di altri artisti.


Raffaello è conosciuto come un uomo felice, mite, ma la mia scoperta è stata un’altra: era un uomo dinamico, esplosivo, un uomo che sposa in segreto la Fornarina (Margherita Luti), e la dipinge nuda, uno scandalo per l’epoca, considerando anche che i due erano amanti. Dai suoi dipinti, spesso di carattere religioso, si potrebbe pensare che Raffaello fosse un uomo pio e devoto, ma era un uomo audace, al punto da scrivere una lettera di fuoco a Leone X in cui lo rimprovera di non fare abbastanza per preservare il patrimonio artistico romano.


Una lettera che tratta temi incredibilmente moderni.


Esatto: c’è un’enorme modernità in Raffaello, le parole che scrive a Leone X sono simili a quelle della nostra Costituzione, quando recita “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica e tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ed ora come allora, queste rimangono solo parole, e le invettive di Raffaello contro il Papa per me dovrebbero risuonare tutte le volte che, per esempio, crolla un muro a Pompei.


Parlavi di scoperta: che viaggio hai compiuto per conoscere Raffaello?


Un viaggio molto lungo, che mi ha portato in tutta Italia. Ho visto ogni opera di Raffaello, ho letto ogni testo. Ho studiato, ho scritto e mi stupivo di come più andavo avanti più emergeva una personalità inaspettata. Spero che questo stupore che ho provato sia quello che avranno anche gli spettatori.


 


Raffaello, figlio del vento di Matthias Martelli va in scena dal 16 al 18 ottobre al Teatro Sanzio di Urbino, in occasione del V centenario della morte dell’artista. Ogni spettacolo rispetta tutte le procedure di legge per il contenimento della diffusione del Covid previste dalla normativa vigente.