Coronavirus, i teatri sono luoghi sicuri: gli operatori scrivono al governo

La lettera inviata da associazioni di categoria su riduzione posti a teatro a 200 spettatori e chiusura entro le 23.

Teatri italiani in crisi per il coronavirus

Teatri italiani in crisi per il coronavirus

GdS 5 ottobre 2020

Non possiamo sopportare che il mondo dello spettacolo venga nuovamente colpito da leggi che ci colpirebbero duramente. I rappresentanti delle maggiori categorie del mondo dello spettacolo hanno inviato al premier Conte e al ministro Francheschin una lettera d’ allarme prima che il governo decida sulle prossime misure anti- covid. “Alcuni media riportano che il prossimo Dpcm prevederebbe una limitazione nelle capienze per i Teatri portandola ad un massimo di 200 spettatori ed una chiusura entro le 23. A fronte di questa possibilità ci sentiamo di confermare quanto le sale teatrali siano dei luoghi sicuri, che applicano con serietà tutte le prescrizioni sanitarie. Inoltre ci piace ricordare che l'attività spettacolare viene fruita dal pubblico da posizione fissa, per tanto senza possibilità di ridurre il distanziamento". E' questo il contenuto della lettera inviata congiuntamente al governo, dalla federazione delle Arti e dello Spettacolo insieme al Forum Nazionale Educazione Musicale,  dalla Libera Associazione Lavoratori dello Spettacolo, dall’ Unione Teatri Romani e dall’Arci di Roma.

E si legge ancora: "La limitazione degli spettatori, senza tener conto della capienza volumetrica delle sale, metterà ulteriormente in difficoltà un settore già gravemente colpito. Questa restrizione non permetterà alcuna sostenibilità economica determinando la chiusura di molte attività che a gran fatica stanno riprendendo. Facciamo presente che, ad oggi, vi sono ambienti socio/produttivi nei quali vi è un forte rischio di assembramento e che sembrerebbero non subire particolari restrizioni".
"Per tanto -continua la lettera - rivolgiamo un appello affinché la capienza delle sale e l'orario di chiusura vengano valutati attraverso il coinvolgimento delle categorie interessate. Siamo consci della fase delicata che sta vivendo il Paese ed abbiamo a cuore, come tutti, la salvaguardia della salute pubblica, ma siamo altrettanto certi che con l'applicazione di tutte le necessarie norme finalizzate alla riduzione del rischio del contagio, si debbano valutare con grande attenzione le scelte e le possibili ricadute su un settore già profondamente colpito".