Marco Giorgetti, il Teatro come 'Luogo Civile': europeista e rivolto ai giovani

L'idea di Teatro di Marco Giorgetti, direttore del Teatro della Toscana: "Uno spazio dove si sta insieme nel presente, si condivide e si trasmette cultura"

Marco Giorgetti

Marco Giorgetti

GdS 1 luglio 2020

di Giuseppe Cassarà 

Per Marco Giorgetti il teatro è prima di tutto un luogo civile: uno spazio dove si sta insieme nel presente, si condivide e si trasmette cultura. Una visione considerata innovativa ma che, a ben vedere, è l’essenza stessa del Teatro fin dalle origini e influenza profondamente la direzione di Giorgetti della Fondazione Teatro della Toscana.


Nel corso della quarantena dovuta all’epidemia di Covid-19, le attività svolte dalla Fondazione per tenere vivo il Teatro sono state varie e hanno potuto contare sulla collaborazione di molti attori e di altre realtà internazionali. Un esempio sono le ‘Consultazioni Poetiche’, un progetto ideato dal Théatre de la Ville di Parigi e dal suo direttore, Emmanuel Demarcy-Mota, che con Giorgetti condivide l’idea civile di Teatro. Il Teatro della Pergola di Firenze ha aderito alle Consultazioni, che nel periodo della quarantena si sono reinventate e sono state operate per telefono: sette attori italiani sono stati reclutati in veste di “medici” e ogni giorno, dopo una serie di domande all’ascoltatore, hanno scelto una poesia adatta allo stato d’animo di chi rispondeva.


Da dove nasce la scelta di collaborare con il Théatre de la Ville?


Prima di tutto da una consonanza di intenti: con Demarcy-Mota condividiamo un’idea di teatro come cantiere, fortemente europeista e soprattutto rivolta ai giovani. Questa collaborazione ci consente di dare davvero un senso profondo al nostro agire, stiamo disegnando un percorso che è guardato con interesse anche da altri teatri, perché è innovativo e soprattutto riesce in un’impresa da alcuni considerata impossibile: portare a Teatro i più giovani.


Non solo portarli, ma anche affidare loro la gestione. Parlo ovviamente del gruppo INuovi.


Quello è un messaggio potentissimo: affidare il più antico Teatro di Firenze, il Teatro Niccolini, a un gruppo di giovanissimi attori, tutti under 30, e non solo per la realizzazione di spettacoli, ma davvero per tutto: dal botteghino, alle maschere, alla pulizia, al bilancio. Questo è il senso del teatro ‘civile’, questa la nostra idea del mestiere dell’attore. Per noi l’attore è un artigiano, e prende ‘a bottega’ i suoi apprendisti. Un esperimento del genere non poteva avvenire in nessun altra città se non a Firenze e il riscontro del pubblico è stato fortissimo, specie perché i giovani sono attratti da attori che sanno come comunicare con loro.
Secondo lei qual è la responsabilità del Teatro, in un momento drammatico come quello che ha vissuto e in parte sta ancora vivendo il Paese?


La responsabilità principale del Teatro è sempre la stessa, la trasmissione di cultura e di conoscenza. Io trovo straordinario che il Teatro resista, che sia ancora vivo nonostante la quarantena: vuol dire davvero che il teatro è un bisogno umano e che, nonostante l’incontro tra attore e pubblico sia la sua anima, riesca comunque a mantenere questo rapporto grazie, ovviamente, alla tecnologia. Il web è bellissimo, ci ha permesso di trovare nuovi modi per stare insieme. Certo, lo spettacolo dal vivo non è sostituibile perché il Teatro è incontro, è scambio, è presenza fisica. Ma grazie al web stiamo valorizzando tutto questo: ricordiamo a tutti cosa vuol dire stare insieme, creiamo la voglia di tornare a teatro quando tutto sarà passato. La cultura è come un muscolo, va tenuta in costante allenamento: grazie al web è quello che abbiamo cercato di fare, con la promessa di tornare più resistenti di prima.


Cosa sarà fondamentale per ricominciare?


Bisognerà ovviamente ripensare tutto, a partire dai protocolli di sicurezza, perché la paura non può esistere a teatro: non possiamo temere di stare insieme. Poi stiamo mantenendo una relazione costante con i nostri artisti, per capire insieme come potremo tornare e quale sarà la nostra nuova stagione teatrale. Ripartiamo sicuramente dai contenuti, dalla drammaturgia, dagli attori. Gli attori sono esseri straordinari, hanno la capacità di trovare i linguaggi per interpretare il mondo, e per restituircelo. È da loro, dai loro corpi e dalle loro voci, che è necessario ripartire.