L’ottimismo che può salvare il Teatro, e noi stessi: Filippo Lai e i ragazzi dei INuovi

L'intervista a Filippo Lai, membro del gruppo de INuovi, gruppo di giovani attori facente riferimento alla Fondazione Teatro Della Toscana

Filippo Lai

Filippo Lai

GdS 22 giugno 2020

di Giuseppe Cassarà 

La voce di Filippo Lai è una piacevole nota dissonante nel tetro coro che si leva da mesi dal mondo dello spettacolo italiano. L’ottimismo di questo giovanissimo attore della compagnia INuovi in un momento così drammatico è qualcosa di prezioso, da conservare con cura. È fin troppo facile essere preda dello sconforto, del tutto legittimo, nel vedere le sale vuote, i sipari calati e gli attori relegati in casa mentre, bisogna dirlo, da parte dello Stato arriva spesso solo un desolante paternalismo che relega gli artisti a saltimbanchi ‘che ci fanno tanto ridere’.


Per Filippo Lai quello dell’attore è più di un mestiere: ne parla come una vocazione, con l’entusiasmo di chi ama profondamente il suo pubblico, e la sua ‘famiglia’ teatrale.


Chi sono INuovi?


 Siamo una compagnia teatrale composta da attori tutti sotto i 30 anni, legati a un progetto di formazione fortemente voluto da Marco Giorgetti e dal Teatro della Toscana, che ci ha dato in gestione il Teatro Niccolini, il più antico di Firenze. E per gestione intendo tutto, dalle maschere al botteghino alla manutenzione, fino ovviamente agli spettacoli.


Lavoriamo insieme ormai da tre anni. Nel gruppo vige la democrazia assoluta, ogni scelta viene approvata dalla maggioranza. Per questo facciamo delle lunghissime riunioni, che in questo periodo si sono trasferite su Zoom.


È un modo per far imparare a noi giovani attori che il teatro è un mestiere totale e che l’attore ha una missione, quella di tenere vivo un luogo in cui si fa cultura. Un approccio che si è rivelato fondamentale in questi mesi di lockdown, perché ci ha permesso di trovare nuovi modi di trasmettere la nostra arte.


Come Letteratura ai Fornelli?


 Esatto! Letteratura ai Fornelli è un podcast in cui ognuno di noi ha raccontato l’Italia partendo dalle pagine letterarie (e sono tantissime) in cui autori di tutto il mondo esaltavano la nostra cucina, i nostri piatti tipici. L’idea ci è venuta vedendo come, durante la quarantena, ci siamo tutti trasformati in fornai, pizzaioli, pasticceri. Le persone stavano riscoprendo l’arte del cucinare, e del mangiare. La cucina, come il teatro, racconta molto di più del semplice piatto, e quindi abbiamo pensato di fare un ‘programma di cucina’ (fornivamo anche le ricette) ma in modo diverso. È stato un modo per tenere vivo il gruppo, anche se non credo nel teatro ‘online’.


Come mai?


 Perché il teatro è dal vivo. Quello è lo scarto fondamentale tra il teatro e tutte le altre forme di intrattenimento, ossia che il pubblico assiste allo spettacolo in quel momento. È qualcosa di insostituibile, qualcosa che crea un legame tra pubblico e attore che non esiste altrove. Solo dal vivo il teatro acquisisce la sua funzione di guaritore dell’anima. Il nostro maestro, Gabriele Lavia, ci dice sempre come il teatro sia un atto ancestrale e ci fa un esempio: un uomo preistorico esce a caccia e incontra un orso. Lo affronta e lo sconfigge, poi torna al villaggio e racconta la sua impresa. E tutti lo ascoltano finché l’uomo, ormai vecchio, prende a sé un giovane e gli dice: “raccontala tu”. Il teatro nasce così, dal racconto dal vivo, dalla necessità di continuare a raccontare le storie.


Questa funzione ‘guaritrice’ servirà per raccontare questo momento drammatico che abbiamo e in qualche modo stiamo ancora vivendo?


Non stiamo pensando a degli spettacoli su lockdown, perché francamente cosa dovremmo raccontare? È una ferita ancora troppo fresca, e anche noi, come tutti, abbiamo bisogno di tempo per capire cosa è successo. Ciò che possiamo fare, e che faremo, è una riflessione su come la quarantena ci ha cambiati. Il teatro è fatto di simboli, e i simboli ora sono mutati: una mascherina, una stanza chiusa, sono diventati mezzi per raccontare una nuova condizione che ci ha uniti tutti, in tutto il mondo. Per questo, forse, potremmo pensare a un testo che rifletta sull’importanza della condivisione, dello stare insieme. Qualcosa di cui non ha bisogno solo il pubblico, ma anche l’attore e qui torno all’importanza del teatro dal vivo. Il teatro è un bisogno di stare insieme, di essere tra la gente. Certo, la tecnologia ci ha aiutati, anche se non può essere un sostituto. Ma senza le nostre riunioni, senza i nostri podcast, sarebbe stato tutto molto più difficile.


I podcast dei ragazzi de INuovi sono disponibili su Spotify