Sopravvivere al virus: la sfida di Laura Sicignano e del Teatro Stabile di Catania

Laura Sicignano, dal 2018 direttrice del Teatro Stabile di Catania: "Questa emergenza ha fatto emergere tutti i problemi legati a una normativa estremamente carente in Italia"

Sopravvivere al virus: la sfida di Laura Sicignano e del Teatro Stabile di Catania
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11 Giugno 2020 - 11.11


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di Giuseppe Cassarà 
Il Teatro Stabile di Catania aveva vinto una sfida importante: “L’anno scorso abbiamo avuto un aumento degli ingressi in sala davvero imponente, a volte non riuscivamo a vendere i biglietti al botteghino, tanti erano gli abbonamenti” racconta Laura Sicignano, dal 2018 Direttrice del Teatro scampato anche al fallimento. “Il nostro rapporto con la città era molto positivo. E ora, speriamo che non si perda”.

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Il Covid è arrivato ovviamente anche qui, e il Teatro da poco rinato a nuova vita ha dovuto chiudere i battenti. E cominciare a pensare a come sopravvivere: “Siamo completamente al buio” ammette Sicignano, “andiamo avanti mese per mese, perché non possiamo neanche sapere se ci sarà la tanto temuta seconda ondata. Questi sono ritmi folli per un teatro, siamo abituati a programmare un cartellone per un intero anno. Lavorare così è molto impegnativo e complesso, ma stiamo cercando di arginare il danno”.

 

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Il Teatro, in questi tempi, acquista una nuova forma di responsabilità?

 

Io questa responsabilità l’ho sempre sentita. Quando si realizza un’attività con il finanziamento pubblico, hai sempre l’onere di restituire qualcosa alla cittadinanza. Certo, ora è più importante che mai, perché il virus ci ha costretti a lavorare in condizioni estreme. Questa emergenza ha fatto emergere tutti i problemi legati a una normativa estremamente carente in Italia, e per questo sono giuste le manifestazioni e le rivendicazioni degli artisti, dei lavoratori dello spettacolo, di tutti coloro che oggi non sono tutelati nella loro dignità di professionisti. Qualcosa si sta muovendo, anche se sarebbe stato meglio pensarci prima dell’emergenza.

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Io, come direttrice del Teatro Stabile, sto lavorando per una riapertura che tenga conto della tutela della sicurezza e della salute di tutti, tentando di far quadrare il bilancio. Non possiamo contare le entrate del botteghino, che per noi erano una quota importante, né quelle delle tournée. Stiamo cercando di mantenere un equilibrio tra il servizio che vogliamo offrire al pubblico e il lavoro che dobbiamo cercare di garantire a tutti coloro che, in condizioni normali, avrebbero collaborato con noi. Avevamo una programmazione molto ricca, che vedeva coinvolti decine di professionisti, e ora stiamo cercando di inventare nuove forme e nuove modalità per andare loro incontro. Non è facile, ma ci stiamo muovendo verso una maggiore digitalizzazione. Stiamo provando ad aiutarci, perché sta a noi, come comparto, non esasperare le tensioni che indubbiamente emergono in un momento come questo. La guerra tra poveri non ha mai aiutato nessuno, dobbiamo dialogare in maniera costruttiva per trovare nuove soluzioni.

 

La digitalizzazione non può ovviamente essere un’alternativa al teatro dal vivo, ma dalle difficoltà nascono anche delle nuove forme di comunicazione. Il Teatro Stabile di Catania come si sta muovendo?

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Abbiamo attivato dei corsi di formazione per il personale tecnico e amministrativo, adottato delle misure di smart working. All’inizio, ammetto, ero titubante all’idea, ma questo limbo che stiamo vivendo mi ha aperto gli occhi sull’importanza di mantenere un canale di comunicazione con il nostro pubblico. In questo modo abbiamo anche la possibilità di impiegare alcuni artisti che erano rimasti disoccupati.

Stiamo inoltre lavorando con la scuola, con progetti che possano essere di supporto a insegnanti e studenti: metteremo a disposizione dei luoghi in cui diffondere la cultura teatrale tra i più giovani. E poi stiamo producendo delle opere destinate solo alla fruizione online: da qui a settembre realizzeremo degli spettacoli che avranno una loro autonomia dal palcoscenico. Sono anche esperimenti, sperimentazioni di nuovi linguaggi.

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E riguardo la programmazione? Si sta cercando di rispettarla?

 

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Cercheremo di fare qualcosa d’estate, all’aperto. Avevamo ben sette produzioni, ma purtroppo molte di esse non potranno debuttare, perché gli spazi non sono conformi alle misure di sicurezza sanitaria. Il Comune ha messo a disposizione uno spazio, certo è molto piccolo.

Stiamo organizzando a questi spettacoli dei momenti di studio, per poi debuttare l’anno prossimo, in una situazione speriamo migliore. È nostro dovere salvaguardare gli artisti e il loro lavoro, il percorso che li ha condotti alla stesura dell’opera. È davvero doloroso vedere gli artisti in difficoltà, e cerchiamo di fare tutto il possibile per dare loro un aiuto, ma non è facile perché viviamo nella più totale incertezza. Non possiamo fare piani, andiamo avanti un po’ alla cieca perché non possiamo sapere come si evolverà la situazione.

 

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Ma in questo momento così drammatico c’è stata una buona notizia, la ristrutturazione del Teatro Verga…

 

È stata una grande gioia sapere che avevamo visto il bando: non sarà una passeggiata, useremo moltissimo il nostro personale interno, abbiamo una squadra preparatissima che dovrà affrontare una grande sfida, dato che questo teatro dal 1981 non ha avuto nessun intervento. Lo faremo in un momento difficilissimo, ma con la speranza che sia un auspicio di ripartenza, soprattutto per aiutare i nostri lavoratori e per lo sviluppo di nuovi contenuti.

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