Leo Gullotta: “Onorato di ricevere il Premio Charlot”

Classe 1946, serio ed impegnato interprete teatrale e cinematografico, si è saputo far apprezzare dai tanti registi che lo hanno diretto (tra gli altri Samperi, Steno, Tornatore, Loy)

Leo Gullotta

Leo Gullotta

Stefano Pignataro 25 luglio 2019

“Sono tanti anni che Claudio Tortora mi invita al Premio Charlot ma prima di ora non ero mai riuscito a conciliare le date per miei impegni lavorativi. Quest’anno sono felice di essere a Salerno e naturalmente onorato di ricevere il prestigioso premio Charlot”. Leo Gullotta, ospite insieme a Peppino di Capri dell’apertura della trentunesima edizione del premio dedicato al regista de Il grande dittatore, ha ricevuto il premio la scorsa domenica dinanzi alla folla traboccante dell’Arena del Mare che lo acclamava facendo i nomi dei personaggi da lui felicemente imitati, da Raffaella Carrà a Gina Lollobrigida. Ma il pubblico sa che Gullotta è anche molto altro. Classe 1946, serio ed impegnato interprete teatrale e cinematografico, si è saputo far apprezzare dai tanti registi che lo hanno diretto (tra gli altri Samperi, Steno, Tornatore, Loy) per la sua elegante versatilità artistica e come raffinato interprete di immortali classici del teatro.


Leo Gullotta tornerà a Salerno nel prossimo gennaio 2020 ospite della nuova stagione del Teatro delle Arti portando in scena  “Pensaci, Giacomino” di Luigi Pirandello.


-Maestro..


No, niente Maestro. I Maestri stanno a scuola. Mi dia del “Leo”.


-Caro Leo, bentornato a Salerno..


Erano diversi anni che Claudio Tortora mi aveva invitato ad essere premiato con il prestigioso premio Charlot ma purtroppo, per motivi di lavoro, non sono mai riuscito a venire. Quest’anno, per fortuna, è stato possibile ed eccomi qui, onorato di esserci, di ritornare nella grande famiglia del bellissimo Teatro delle Arti in cui già recitai diversi anni fa e in cui tornerò il prossimo 18 gennaio con un testo fondamentale di Pirandello, “Pensaci, Giacomino”. 


-Pirandello è un autore che Lei, da siciliano, ha studiato ed interpretato per molti anni e che continua ad interpretare. Forse perché nella sua opera teatrale ha descritto molte maschere, diverse una dall’altra, esattamente come te in teatro, al cinema ed in televisione con i fortunati anni del Bagaglino. Che ricordo hai di un altro illustre siciliano scomparso, Andrea Camilleri?


Camilleri è stato, è, una persona che ci mancherà e ci manca. Il pensiero, la qualità dell’uomo, il modo di osservare la realtà, il modo di metterci la faccia e la sua dignità (sottolineo la sua dignità) sono stati fondamentali per la crescita dell’Italia. Ci ha insegnato a credere in noi stessi, un uomo che ci ha dato tantissimo con le sue parole, la sua saggezza, a parte le opere letterarie, questo va da se. Andrea era una persona bellissima; ricordo la sua inconfondibile risata, dovuta alle sue tante sigarette, (su questo siamo moto vicini). Una persona disponibile ed ironica.


-Dalla sicilianità di Camilleri alla napoletanità di De Crescenzo…come ricordi il regista di “32 Dicembre”?


De Crescenzo è un altro grande che è andato via. Ci mancherà la sua ironia come la sua sensibilità, la sua filosofia spicciola per arrivare alla gente. Faceva pensare, era un’anima buona.


-Tra le tue numerose pellicole interpretate da te,  ricordo “Cafè express” di Nanni Loy, 1980. Un film poetico, con uno straordinario Nino Manfredi. Che ricordo hai di Loy?


Nanni e’ un'altra gloria. Un uomo come lui servirebbe molto in questi nostri tempi bui. Vedi, viviamo tempi “pesantucci”; oggi c’è cinismo, ignoranza, superficialità in abbondanza. Mi viene  il sospetto che siamo un po' opportunisti come popolo, forse anche un po' vigliacchetti; non sappiamo neanche reagire. Basta alzare un dito come quel bambino a quel comizio del Ministero dell’interno attuale (non voglio dire nemmeno il nome, non ne vale la pena) che alza il cartello “Non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te) per essere additato. Questo è pazzesco. Non capisco come la gente non faccia a rendersi conto che tutto questo è guidato. Non sono d’accordo nemmeno quando si elogia la comunicazione che farebbe breccia su milioni di persone..sfido io, non c’è un’opposizione.. Mi auguro che arrivi questa opposizione…si faccia sentire una volta per sempre. L’Italia di Nanni Loy che raccontavamo in Cafè Express era un’Italia diversa; la gente  era più disponibile, più pronta..gente che cercava di discutere e di ragionare. Anche gente molto semplice. 


-Alludi alla miniserie televisiva “Viaggio in seconda classe” del 1978 diretto dallo stesso Loy, in cui Loy discute con il venditore di caffè con il braccio offeso che lo avrebbe ispirato…


Certo, ma non solo a quello. Tutto ciò che si può vedere nelle “camere segrete” da quel patrimonio immenso che sono le Teche Rai, sono il frutto di un’Italia più povera ma più pura. Un’Italia crescente, pronta ad affrontare il suo domani. Oggi tutto questo si è ribaltato. Mi fa rabbia, molto rabbia. Mi fa rabbia soprattutto per i tanti giovani che non vogliono né pensare né riflettere. Leggiamo continuamente le classifiche che ci mettono davanti un quadro desolante sulla loro cultura, che non sanno scrivere, parlare. Perché avviene questo? Ci vuole una scossa. Fino a che questo sistema penalizzerà la scuola, l’Università, la cultura in generale non si andrà da nessuna parte. Mi auguro infine, che si torni a riflettere. Incontrarsi, curiosare, discutere significa anche curiosare verso le nostre radici.


- Tu sei erede di una illustre tradizione catanese costituita da grande Letteratura. Mi torna in mente, tra i tanti, il “Bell’Antonio” di Vitaliano Brancati. Quanto ha influito sulla tua carriera di oltre cinquantaquattroanni?


Tantissimo. Come avrebbe detto Tornatore, “La Sicilia è un set naturale”.