"I nazisti ci uccisero così". Fucecchio ricorda in scena l'eccidio del 1944

Al Pacini l'adattamento teatrale di un libro sulla strage di 174 donne, bambini, anziani, giovani. Pubblichiamo un brano del testo di Andrea Mancini

Una scena da "L'eccidio" del Teatrino dei Fondi di Fucecchio. Foto Andrea Gianfortuna

Una scena da "L'eccidio" del Teatrino dei Fondi di Fucecchio. Foto Andrea Gianfortuna

GdS 9 aprile 2019
Il 23 agosto del 1944 l'esercito nazista in ritirata, aiutato da collaborazionisti fascisti, tra le prime luci dell’alba e metà mattinata bombardò con artiglieria pesante il Padule presso Fucecchio, nella toscana tra Empoli e Pisa. In quella valle si erano rifugiati civili, contadini, famiglie, donne, anziani, bambini, confidando che fosse un riparo perché lontano dalle vie principali e dai centri abitati. I nazisti uccisero 174 persone.
La sera i nazisti festeggiarono i bombardamenti brindando "Vittoria. Partigiani Kaput!". Anche se quei morti, quei bambini, quei vecchi, non erano partigiani.

Il Teatrino dei Fondi di Fucecchio non dimentica. E sabato 13 aprile alle 21.15 mette in scena al Nuovo Teatro Pacini in prima nazionale "L'eccidio", oratorio a tre voci che è un adattamento teatrale di Andrea Mancini, studioso e critico eccelso di teatro, autore, tratto dal libro "L'estate del '44" (Libreria Fiorentina, 1974) del giornalista Riccardo Cardellicchio del fotografo Marco Matteoli su quella strage. Pubblichiamo un brano dell'oratorio uscito nel 1994 per le Titivillus Edizioni e che ora viene ripubblicato dal Teatrino di Fondi / Titivillus Mostre Editoria in occasione del debutto.

Lo spettacolo, con Alberto Ierardi, Marta Paganelli e Giorgio Vierda, ha la regia di Enrico Falaschi, disegni dal vivo Alessio Trillini, scenografie di Angelo Italiano e Marco Sacchetti, luci di Nicolas Baggi, costumi di Chiara Fontanella. È una produzione del Teatrino dei Fondi, con il sostegno di Regione Toscana, Mibac, Città Metropolitana di Firenze, Comune di Fucecchio, con il supporto di Fondazione CR Firenze, UnicoopFirenze. Lo spettacolo si inserisce nella stagione "Sipario Blu. Tradizione e Innovazione".

www.teatrinodeifondi.it
www.nuovoteatropacini.it


L’eccidio. Oratorio a tre voci di Andrea Mancini
(dal libro di Riccardo Cardellicchio)

LA DONNA:
Cintolese frazione di Monsummano. Alla casa Simoni, un grosso edificio, gli sfollati sono parecchi. Molti appartengono alle famiglie Arinci, Giacomelli e Grassi.

IL NARRATORE
Gli Arinci e i Giacomelli abitano nel podere Le File, non distante dalla statale. Sono stati costretti ad abbandonarlo con l’arrivo dei nazisti che hanno trasformato l’abitazione in un comando.

LA DONNA
Ai primi spari, gli uomini, che non sono andati a dormire nei campi, hanno pensato subito ad un rastrellamento e si sono dati alla fuga. Amato e Armando Arici si sono buttati insieme ad altri fra le fosse e costeggiando il rio di Pazzera, sono riusciti a guadagnare la provinciale, di qui fino alla casa d’un parente al Diolaiuti.

IL NARRATORE
Le pattuglie entrano nell’aia, sparano qualche raffica di mitra. La gente si desta a sorpresa.

IL POETA
Uscire, uscire tutti, schnel!

IL NARRATORE
Quelli della stalla obbediscono, e vengono messi al muro. Gli altri nel vederli tutti in fila, con una mitraglia a destra l’altra a sinistra, si rifiutano di imitarli. C’è una grande agitazione. Chi esce di casa e chi entra. S’urla, si piange.

LA DONNA
Ma che volete? Che cosa abbiamo fatto?
Così strilla Elisa Arinci, una vedova di cinquantaquattro anni, va verso i soldati, si butta in ginocchio. – Rauss – le dicono. Allora si rivolge al Corrieri: – Guidotti, potete fare qualcosa voi? Lo potete?

IL POETA
(scuote la testa) Non posso nulla. Proprio nulla. Sono qui come voi. E non so cosa è successo alla mia famiglia alla mia capanna.

IL NARRATORE
La donna corre in casa. Per le scale incontra il figliuolo Marino, diciannove anni, seminarista, ch’è malato. L’hanno buttato giù dal letto prendendolo a calci.

LA DONNA
Lasciatelo. È malato. Non vedete che sta male?

IL POETA
Rauss, Rauss.

IL NARRATORE
S’aggrappa al figliuolo. Ma le danno uno strattone e l’allontanano.

LA DONNA
– Giuseppe. Pensa a Giuseppe. – continua a ripetere Marino. La donna pensa all’altro figlio, di undici anni, che è sempre in casa. Fa le scale di corsa.

IL POETA
(gridando) – Mamma, ci ammazzano. Ci vogliono ammazzare tutti.

LA DONNA
Non è possibile. Non è possibile.

IL NARRATORE
Su ci sono dei soldati che inutilmente cercano di radunare le persone sparse nelle stanze e spingerle al pianterreno. Giuseppe si libera d’uno e raggiunge la madre. Mentre escono ecco una scarica di mitraglia.

LA DONNA
Elisa vede cadere Marino, colpito in pieno petto. Gli si butta sopra e piange: – Non avete, proprio pietà di nessuno. Assassini.

IL NARRATORE
Un’altra raffica la falcia, e falcia anche Giuseppe.

IL POETA
Giorgio Mazzei, che è accanto ad Anna Maria Tognozzi e alle sue figliole – Vanda, cinque anni e Severina, un anno – sente le pallottole sfiorarlo, e gli urli di dolore delle sue bambine.
(rallenta molto, quasi in surplace)
Rimane come paralizzato, la bocca aperta, il pensiero: ora ammazzano anche me.

IL NARRATORE
(accento tedesco) Tu piccolo partigiano, venire qui!

IL POETA
Il Mazzei si muove piano piano, guardandolo. Ora mi ammazza, pensa. Poi si ricorda che ha in tasca un permesso.
Lo tira fuori, glielo mostra. Il foglio finisce in terra a pezzettini.
II soldato gli ordina di mettersi a terra accanto al Corrieri, poi di prendere due cassette di munizioni.

IL NARRATORE
Tu, piccolo partigiano, portare.

IL POETA
Parte un’altra raffica e altre persone cadono.

LA DONNA
Natalina Arinci ha preso i bambini (Santi, cinque anni, e Giampiero, un anno) e un paniere d’uova. Approfittando della confusione si è diretta verso il Rio di Pazzera. Ancora pochi passi e può confondersi con la vegetazione. Ma se ne accorgono. Una raffica raggiunge tutti e tre. Giampiero si lamenta. Il colpo al capo d’un fucile lo cheta per sempre.

IL POETA
Stella Arinci e Nella Simoni si sono nascoste in un armadio in casa. Con loro sono Piero Simoni, otto anni, Vittoria Tognozzi, sette anni e Beppe Simoni, cinque anni. I due nazisti non li hanno visti e sono tornati nell’aia.

LA DONNA
Ai lamenti e agli urli che vengono da fuori le due donne non possono resistere. Vanno alla finestra, s’affacciano.
Vedono i morti sull’aia, quelli di casa. E urlano. Urlano a perdifiato che sono assassini che li conoscono bene…

IL NARRATORE
Un nazista lancia una bomba a mano verso la finestra. La traiettoria è sbagliata. La bomba urta il muro e ricade nell’aia. C’è un fuggi fuggi generale. L’esplosione fa sussultare i cadaveri poco lontani.

LA DONNA
Assassini, assassini! Le due donne non si stancano d’inveire. Poco dopo una bomba a mano le dilania.

IL POETA
Casimiro Giacomelli, un anziano, ha il tempo d’imboccare la porta della stalla e d’inoltrarsi per i campi.

LA DONNA
Fra i morti si muove una vecchia cieca. È Carmela Arinci, novantatré anni. Non si rende esattamente conto di quello che sta succedendo. Chiama i familiari. Vuol sapere.
– Perché non mi rispondete?

IL NARRATORE
Inciampa in un corpo. Sta per chinarsi, la mano tesa, quando un nazista le va accanto.
Toglie la spoletta a una bomba a mano, gliela infila in una tasca del grembiule, quindi rapido s’allontana.
Ancora qualche secondo e la donna è straziata dall’esplosione.

IL POETA
I morti sparsi sull’aia vengono ammucchiati accanto al muro. Molti ricevono un colpo di pistola alla testa.

LA DONNA
Su casa Simoni piomba il silenzio.

(poi a voce più confidenziale)

Un bambino è vivo sotto il corpo della madre. Fortunatamente non si fa sentire.


Prima edizione © Titivillus Edizioni, 1994, seconda edizione © Teatrino di Fondi/ Titivillus Mostre Editoria, 2019