Iaia Forte: «L'incompetenza ha vanificato il buono dei 5 Stelle»

Ora a Roma con la commedia "Tempi nuovi" di Cristina Comencini, l'attrice parla di famiglie spiazzate dallo smartphone, di libri, della sinistra e ricorda Ennio Fantastichini

Iaia Forte

Iaia Forte

GdS 28 febbraio 2019
Stefano Miliani

«Desidero una sinistra più consapevole con una coscienza maggiore di ciò che necessita la società. In Sardegna i Cinque stelle sono crollati: è un peccato, nel programma avevano cose intelligenti e giuste ma sono state vanificate dallʼincompetenza. È un momento problematico per lʼOccidente: vive unʼApocalisse in atto e non ha trovato una nuova forma mentre quella vecchia è andata». Iaia Forte è sempre stata unʼattrice ben attenta a cosa accade nel mondo circostante: lo conferma parlando a ridosso della messa in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma fino al 10 marzo di "Tempi Nuovi", commedia scritta e diretta da Cristina Comencini con un quartetto di protagonisti: l'attrice, Maurizio Micheli e i più giovani Sara Lazzaro e Nicola Ravaioli.

Il testo incornicia una famiglia con il padre Giuseppe (Micheli), storico di professione e Iaia Forte nella parte della madre giornalista, Sabina: si misurano con la rivoluzione tecnologica e con i figli (Clementina e Antonio) che hanno tuttʼaltro passo tra computer e smartphone e disinvoltura nelle pratiche di vivere.

Il tema principale di "Tempi nuovi" è la tecnologia.
È anche la difficoltà delle famiglie nellʼaffrontare le manifestazioni dei tempi nuovi, non cʼè solo il rapporto con i social, con il computer e la tecnologia. Io mi professo madre moderna ma rimarrò interdetta quando mia figlia dichiarerà di aspettare un figlio dalla compagna avuto con lʼinseminazione artificiale. È una commedia , fa ridere ma il pubblico può riflettere su quanto avviene in moltissime famiglie, su cose che lasciano disarmati, non si sa come reagire e affrontarle.

La tecnologia degli smartphone rende frettolosi e quindi superficiali?
Nellʼintento di Crsitina Comencini il pericolo della sintesi e di una complessità minore cʼè.

Per Iaia Forte?
Per me pure. Sono unʼappassionata lettrice, ho consuetudine con lo spazio strano e immaginifico a cui ti porta la relazione con un libro. Quando noi dovevamo fare ricerche cʼera una forma più complessa di quella tramite Wikipedia. Certo, godo anche io dei benefici della tecnologia, leggere una mail sul telefonino semplifica, però rimpiango anche quel tempo diverso che cʼera quando non cʼera internet.

Lei interpreta una giornalista che impara a dare notizie in sintesi, in tre righe: come vede lo stato dellʼinformazione in Italia?
Non benissimo. Ormai anche lʼinformazione è piegata a una forma di populismo nello spettacolo. Nel testo a mio marito storico che mi accusa di semplificare dico che sono costretta a scrivere un articolo in cinque righe e a metterci foto intorno se no non si vende per cui denuncio anche io la costrizione a semplificare. Lo vedo anche dai quotidiani, dove il teatro è sempre più sacrificato perché si dice non cʼè pubblico. Un giornale per dirsi tale non deve solo accontentare il gusto del vasto pubblico. Come non dovrebbe farlo la tv pubblica, che è lʼaltro problema.

Non è un problema anche politico?
È sì un problema profondamente politico. Dico un luogo comune: un popolo più ignorante è più manipolabile e più asservito. Cʼè un progetto a monte, quando penso che pago canone rai e sono costretta a vedere cosa vedo avrei diritto come spettatrice a scelte diverse dalla tv pubblica.

Rai5 trasmette cultura e spettacolo.
Sì. Ma perché Rai1, Rai2 o Rai3 non ritagliano piccoli spazi approfondimento? Perché non regalano al pubblico cose diverse? Facendo teatro e letture dei classici vedo la quantità di gente desiderosa di qualcosa di meno degradante di quanto si immagini: rispettare il pubblico non è compiacerlo,

Cosa desidera, a livello generale?
Desidero una sinistra più consapevole con una coscienza maggiore di ciò che necessitano i cittadini, meno autoriferita, meno affetta da ego narcisismo e con maggiore concretezza. La sinistra dovrebbe recuperare il senso della politica: non è un soggetto solo interno, ha lʼobbligo di lavorare affinché una società migliori e possa esprimersi al meglio, ma siamo un popolo fortemente ignorante e finché non si modifica nel profondo è difficile far accadere qualcosa. Nessuno modifica la società se non acquisiamo noi uno spirito civile. Per noi attori ritengo si debba praticare con intelligenza il nostro lavoro perché così facendo diventa già atto politico.

Un ricordo doloroso: lo spettacolo nel suo primo anno aveva Ennio Fantastichini nel ruolo del padre. A dicembre lʼattore è morto: come lo ricorda?
Ho perso un caro amico di 30 anni, è un dolore enorme. È andato via un grande attore portatore di valori che scomparivano, di anarchia, eccentricità, libertà e senso etico del proprio lavoro. Ennio portava specialmente valori come lʼanarchia e la capacità di affermare la propria unicità. Ora gli attori sono più borghesi e conformisti con lui scompare un modo di essere attore che portava la destabilizzazione. Era un destabilizzatore, quale anche io ho sempre cercato di essere

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