Lello Arena, il ritorno a teatro con Miseria e Nobiltà di Scarpetta

Per la regia di Luciano Melchionna, il ritorno a teatro di uno dei testi sacri del teatro napoletano

Miseria e Nobiltà

Miseria e Nobiltà

GdS 19 dicembre 2018

Lello Arena torna a teatro, sotto la direzione di Luciano Melchionna, con una nuova versione del Vangelo del teatro napoletano, 'Miseria e Nobiltà' di Eduardo Scarpetta. Una messinscena che "pur restando una farsa col suo sottofondo drammatico, cerca di restituire un sapore moderno e far udire i lontani echi dell'attualità, senza creare aggiornamenti pretestuosi o usare novita' tecniche o video", come sottolinea il regista, aggiungendo che siccome "Scarpetta non lavora sull'evoluzione psicologica dei personaggi, con gli attori ne hanno scavato il carattere sino a evitare che risultassero macchiette piatte, per dargli una tridimensionalità coinvolgente".
"Lavorare con Melchionna - racconta il bravissimo Tonino Taiuti (ambiguo Gaetano con soldi) - significa trovarsi di continuo davanti burroni o scogli con i quali sei costretto a ingaggiare una vera battaglia sino a che non esce fuori quel che nemmeno sapevi di avere e che da' anima al personaggio". E Maria Bolignano (Luisella, moglie di Sciosciammocca) aggiunge che "questo scavare e andare fino in fondo a ciò che stai interpretando porta a rendere evidente in trasparenza il lato tragico vero, che convive con l'apparenza e la sostanza comica".
Uno spettacolo, quindi, "fatto di sentimenti, di energia, di stati d'animo attraverso le storie straordinarie dei personaggi di Scarpetta che sapeva bene come emozionare il pubblico", chiosa Lello
Arena. Del resto siamo in un periodo di crisi grave, da vari anni e questa realtà riecheggia sin dal titolo, in questo connubio di miseria del presente e nobiltà della tradizione, quanto nei temi principali, povertà e fame, che "fa anche lei da protagonista, attanaglia molti e crea in ognuno una grande attesa, una speranza", spiega Giorgia Trasselli (Concetta, scombinata che straparla).
Con questi quattro attori principali ce ne sono in scena altri dieci, a formare una nutrita compagnia per un grande spettacolo, ambientato negli scantinati di un palazzo nobiliare (scene di Roberto Crea), dove si nascondono, proliferano e vivono, quasi fossero topi padroni del luogo, spettri. "Ombre si dice siano, queste maschere, ombre potenti", diceva proprio Scarpetta di tutti i personaggi di questo lavoro classico, che eppure qui trova una sua ennesima e nuova chiave di lettura senza che venga tradito l'originale. E i costumi di Milla giocano con l'essenza stessa del teatro, barocchi e quasi da circo, sul travestimento che riguarda ognuno, come a un certo punto sottolinea Sciosciammocca stesso.