Giustizia, prigionia e libertà nel teatro multietnico di Peter Brook

Al RomaEuropa Festival "The Prisoner" diretto e scritto da Brook e da Marie-Hèlène Estienne con attori di più provenienze

"The Prisoner" di Peter Brook e da Marie-Hèlène Estienne Foto © Simon Annand

"The Prisoner" di Peter Brook e da Marie-Hèlène Estienne Foto © Simon Annand

GdS 11 ottobre 2018

Il RomaEuropa Festival ospita, da oggi 11 ottobre fino al 20 al Teatro Vittoria, uno degli spettacoli più promettenti e sulla carta intensi della rassegna: "The Prisoner" diretto e scritto da Peter Brook e da Marie-Hèlène Estienne.
In prima italiana (ha debuttato a Parigi a marzo), lo spettacolo vede un uomo sedere fuori da una prigione enorme in una zona desertica. Nell'immediato non sappiamo chi sia, perché si trovi lì, se - come dicono le note sul testo - sia lì perché sconta una condanna o per sua scelta. Dentro il carcere ci sono altre persone. Perché? Hanno fatto qualcosa? Il regista e la sua collaboratrice di lunga data "pongono domande profonde e provocative sulla giustizia, la colpa, la redenzione, su cosa significa essere liberi".
Gli attori hanno più provenienze etniche, come spesso accade con Peter Brook. Lo spettacolo della durata di 75 minuti è in inglese con sopratitoli in italiano tradotti e adattati da Luca Delgado.
Firmano la produzione C.I.C.T. – Théâtre des Bouffes du Nord Coproduzione National Theatre London, The Grotowski Institute, Ruhrfestspiele Recklinghausen, Yale Repertory Theatre, Theatre For A New Audience – New York