Il Calapranzi: l'appassionato saluto di Corrado d'Elia al 'suo' Teatro Libero

Corrado d'Elia torna al Teatro Libero, per la prima volta non da direttore. Lo fa ambientando la stanza de Il Calapranzi per un appassionato e commovente saluto.

Il Calapranzi: l'appassionato saluto di Corrado d'Elia al 'suo' Teatro Libero
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18 Aprile 2016 - 12.08


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Corrado d’Elia tornerà domani, 19 aprile 2016, nel “suo” Teatro Libero, per la prima volta non da direttore: il suo appasionato e commovente saluto lo farà ambientando la stanza de Il Calapranzi di Harold Pinter nella traduzione di Alessandra Serra.

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In uno squallido seminterrato senza uscite, due sicari, Ben e Gus, sono in attesa dell’ordine che dovrebbe loro arrivare attraverso un calapranzi. Man mano che il tempo passa l’attesa si fa estenuante e i due riempiono il tempo parlando tra loro. Sembra che tutto si svolga come sempre, un’azione di routine, fatta della solita attesa e della solita noia. Ci è chiaro solo che non conoscono la loro vittima.

Col passare del tempo, ecco che due dimensioni prendono forma su tutto: il fuori, misterioso, minaccioso e sconosciuto e il dentro, claustrofobico, sempre più carico di tensione, in attesa di un pericolo imminente. Dal calapranzi arrivano oggetti e messaggi incomprensibili che non fanno altro che aumentare la tensione fino a sfociare in un violento diverbio tra i due.

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Chi sarà la prossima vittima? Quale delle due dimensioni vincerà?

Corrado d’Elia ambienta la scena proprio in un teatro, contribuendo così a far cadere ogni barriera tra finzione e realtà, tra spettacolo e vita reale. Ne nasce uno spettacolo denso, teso, privo di cadute, di impeccabile rigore, duro e straziante al tempo stesso, sempre in bilico tra realismo esasperato e tensione visionaria.

Così vita e teatro si mischiano di continuo e la sensazione che lo spettatore vive è quella che questa non sia una recita, ma un assurdo, autentico spaccato di vita.

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A questo anche contribuisce l’omaggio emozionato di d’Elia: lo spazio dove i due personaggi attendono, “vivono” e si muovono è lo stesso spazio che il regista, gli attori e il loro pubblico hanno “abitato” per 18 anni. “E’ un lavoro di aderenza innanzitutto, alla ricerca di quella libertà infinita che sta nel rigore, in quell’autentica partitura di battute, non detti e azioni fisiche, di quell’equilibrio tra l’assurdo e l’iperrealismo che è il Calapranzi. Una scrittura vivace, a tratti allucinatori, una macchina perfetta di teatralità. E infine c’è il tempo. Il tempo sospeso, il tempo che non passa, il tempo che, anche lui, come i due protagonisti nella stanza, aspetta”, ha raccontato D’Elia. “Questa illuminante provvisorietà che abbiamo cercato di ricreare ogni giorno con il nostro lavoro, vivendola in ogni momento come vera, fa si che quasi di non-teatro si tratti, ma di continuo laboratorio creativo, di continuo stare, di non recitare”, ha concluso.


IL CALAPRANZI[/size=4]

Dal 19 aprile 2 maggio 2016 al Teatro Libero di Milano

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di Harold Pinter

traduzione di Alessandra Serra

progetto e regia di Corrado d’Elia

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assistente alla regia Marco Brambilla

con Alessandro Castellucci e Francesco Maria Cordella

assistente alle scene e grafica Chiara Salvucci

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tecnico luci e suono Marcello Santeramo

produzione Compagnia Corrado d’Elia

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