Mattarella: "la violenza sulle donne è un'emergenza di primaria importanza della vita del nostro paese"

Il presidente della Repubblica ha incontrato gli operatori della Stanza Rosa del Misericordia, luogo simbolo di un percorso nato nel 2009 per proteggere le vittime di violenza e oggi diventato un modello nazionale.

Mattarella: "la violenza sulle donne è un'emergenza di primaria importanza della vita del nostro paese"
photo credit Quirinale
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17 Settembre 2026 - 20.02 Culture


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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto visita all’ospedale Misericordia di Grosseto, culla del Codice Rosa, il percorso di tutela dedicato alle vittime di violenza nato nel 2009 da un’intuizione della dottoressa senese Vittoria Doretti e progressivamente esteso prima a tutta la Toscana e poi al resto d’Italia.

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Il Capo dello Stato ha incontrato il personale della Stanza Rosa del Pronto Soccorso, uno spazio che, come è stato sottolineato durante la visita, rosa non è, perché il suo nome identifica soprattutto un modello di accoglienza e presa in carico. Un percorso protetto e riservato alle donne vittime di violenza, ma anche a bambini, anziani, persone fragili e, dal 2025, a chi è vittima di crimini d’odio legati a discriminazione e pregiudizio.

L’obiettivo è garantire alla persona che arriva in ospedale non soltanto cure sanitarie, ma ascolto, protezione e accompagnamento. Medici e infermieri sono formati per riconoscere situazioni di violenza e operare nel rispetto della vittima, assicurando al tempo stesso la corretta raccolta e conservazione delle prove e la gestione degli adempimenti giuridico-forensi che possono accompagnare una successiva denuncia o un’indagine.

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La visita di Mattarella assume così un valore particolare. Proprio a Grosseto il Codice Rosa ha mosso i primi passi nel 2009, diventando nel 2010 un’esperienza pilota. Nel 2011 il modello grossetano è diventato regionale e, tra il 2014 e il 2015, il progetto è stato progressivamente esteso a tutto il territorio toscano. Nel 2016 è nata la rete del Codice Rosa, mentre il progetto, inizialmente sanitario, si è trasformato in un sistema socio-sanitario capace di mettere in relazione professionalità, servizi e istituzioni differenti.

Nel 2017 l’esperienza toscana è stata esportata a livello nazionale attraverso specifiche linee guida. Nel frattempo è cresciuta anche la collaborazione con la magistratura: nel 2018 è stata firmata la prima intesa con le Procure, aggiornata nel 2022. Nel luglio 2024 è stato sottoscritto il nuovo protocollo per l’attuazione delle linee di indirizzo giuridico-forensi, con l’obiettivo di rendere più omogenee le procedure sul territorio.

I numeri raccontano l’evoluzione del progetto. Dal primo gennaio 2012 al 31 dicembre 2025, nei pronto soccorso della Toscana sono stati registrati 35.569 accessi in Codice Rosa. Dopo la flessione del 2020 legata alla pandemia, il trend è tornato a crescere. Nel 2024 sono state prese in carico 2.701 persone, di cui 465 minori e 2.236 adulti. Nel 2025 gli accessi sono saliti a 2.749, con 511 minori e 2.238 adulti. Tra questi ultimi, le donne rappresentano la quota largamente prevalente: 1.839. Nel 2025, complessivamente tra adulti e minori, sono state 796 le persone di origine straniera prese in carico.

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Durante l’incontro nell’auditorium del Misericordia è stato lasciato vuoto un posto, simbolicamente dedicato a tutte le vittime di violenza. Un gesto semplice che ha accompagnato una visita dal forte valore istituzionale. Al termine della visita alla Stanza Rosa, il Presidente ha richiamato l’attenzione sulla dimensione del fenomeno e sulla necessità di affrontarlo non soltanto attraverso la repressione, ma anche attraverso la prevenzione. Ma la visita è stata anche un riconoscimento rivolto a chi, negli anni, ha contribuito a trasformare un’intuizione in una rete strutturata di protezione.

«Il fenomeno della violenza nei confronti delle donne, nei confronti di chiunque, che prima non era neppure considerato con attenzione adeguata è un’emergenza di primaria importanza della vita del nostro Paese, come ovunque», ha detto il presidente della Repubblica.

 “I numeri sono negativamente significativi, l’anno passato 97 femminicidi, quest’anno nel primo semestre già 34. E’ un impegno pubblico della Repubblica, di tutta la comunità, quello non soltanto di impedire, di reprimere, ma quello di prevenire, cancellando, rimuovendo questa sorta di ritardo, di deficit, di carenza culturale”, ha detto Mattarella.

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C’è un “allarme che continua a essere presente”, ha aggiunto il presidente, e riguarda la violenza nei confronti delle donne. Il deficit culturale “richiama l’esigenza della prevenzione, dell’individuazione delle condizioni di violenza, della formazione. Educazione nelle scuole, nell’università, sul lavoro professionale, per trasmettere un senso dei rapporti umani, che ha sempre caratterizzato il modo di crescere della civiltà”. 

Mattarella ha infine ricevuto il libro dedicato al Codice Rosa, pubblicato in italiano, inglese e spagnolo, una rosa bianca con fiocco rosso e una piccola scultura in terracotta patinata a cera realizzata dall’artista grossetano Luca Tavarnesi. L’opera raffigura un buttero a cavallo, omaggio alla Maremma e a una delle figure più rappresentative della sua storia.

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«Siamo orgogliosi che il presidente Mattarella abbia scelto Grosseto e la Toscana per accendere un riflettore, necessario, sui femminicidi», ha dichiarato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, sottolineando come il Codice Rosa sia diventato «un punto di riferimento anche oltre i confini della Regione».

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Per l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni, la presenza del Capo dello Stato rappresenta «un segnale forte della presenza delle istituzioni» in un momento in cui il Paese continua a confrontarsi con numerosi episodi di violenza contro le donne. Il prossimo obiettivo, ha spiegato, è «rafforzare ulteriormente» il modello, rendendo la sanità sempre più capace di riconoscere le differenze, contrastare le disuguaglianze e garantire ascolto, protezione e cura.

L’assessora regionale alla Parità di genere Cristina Manetti ha evidenziato invece il ruolo del Codice Rosa nella capacità di «intercettare la violenza, riconoscerla e offrire alle donne un luogo sicuro in cui sentirsi accolte, ascoltate e protette». Un’esperienza che, ha aggiunto, rappresenta oggi «patrimonio nazionale».

«Il ruolo multidisciplinare del Codice Rosa è ciò che fa la differenza nel contrasto alla violenza», ha sottolineato Biancamaria Rossi, direttrice generale facente funzione della Asl Toscana sud est, ricordando il lavoro iniziato a Grosseto nel 2009.

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Ed è proprio Vittoria Doretti, ideatrice del progetto e oggi responsabile della Rete regionale Codice Rosa, a sintetizzare il significato della giornata: «Il lavoro di questi anni è stato fondamentale». Il suo ringraziamento è andato alle professioniste e ai professionisti, sanitari e non, che dal 2009 hanno lavorato insieme affinché il Codice Rosa diventasse «un sistema di protezione di tutte le persone vittime di violenza».

Quello nato a Grosseto sedici anni fa è diventato così un modello che unisce sanità, servizi sociali, forze dell’ordine e magistratura. Una rete costruita attorno a un principio essenziale: riconoscere tempestivamente la violenza e mettere la persona che la subisce nelle condizioni di essere accolta, protetta e curata senza essere lasciata sola.

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