Nel tunnel cieco che non perdona: i rilievi degli speleosub

I rilievi di DAN Europe, coordinati con MNDF e autorità italiane, collocano i quattro italiani nella parte terminale della terza camera della grotta, a circa 60 metri, in un cunicolo senza uscite secondarie.

Nel tunnel cieco che non perdona: i rilievi degli speleosub
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19 Maggio 2026 - 11.15 Culture


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di Lorenzo Lazzeri

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La prima ricognizione degli speleosub finlandesi di DAN Europe ha localizzato con certezza i quattro corpi. Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, in coordinamento con Guardia Costiera maldiviana e autorità italiane a Malé, hanno completato il primo obiettivo operativo dopo un’immersione tecnica di circa tre ore. DAN Europe ha confermato l’esito della missione; la Farnesina ha indicato il ritrovamento nel terzo segmento della grotta.

Secondo i nuovi e più precisi rilievi topografici e verbali operativi, la cavità si apre lungo la parete verticale del canale oceanico di Devana Kandu, nell’atollo di Vaavu. L’ingresso è già a circa 47 metri, esposto alle correnti di marea del canale oceanico. Da lì la grotta penetra nel reef attraverso tre camere successive. Le prime due hanno volte più ampie, ma fondali coperti da sedimento fine; la terza scende verso i 55-60 metri e si restringe fino a un tunnel cieco, lungo oltre 200 metri, senza uscite secondarie e senza luce naturale. Le autorità maldiviane, secondo Reuters, hanno parlato di corpi individuati nella terza e ultima camera, “praticamente insieme”.

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I quattro italiani sarebbero stati trovati all’estremità finale del cunicolo, nello stesso perimetro e rivolti verso la parete rocciosa terminale. Un dettaglio centrale per la ricostruzione: il gruppo sarebbe rimasto unito fino agli ultimi minuti, ma avrebbe perso il riferimento della via d’uscita, scambiando il fondo del tunnel per la prosecuzione del percorso. La posizione dei corpi entra quindi nell’indagine insieme ai computer subacquei e alla possibile GoPro di Monica Montefalcone, che il marito ha riferito portasse abitualmente. Quei dispositivi potrebbero chiarire tempi, profondità, movimenti, consumo dei gas e sequenza dell’emergenza.

La difficoltà del recupero dipende dall’ambiente. Il fondo sedimentario può provocare silt-out: fango e limo sollevati dalle pinne azzerano la visibilità in pochi secondi e, in un tunnel chiuso, rendono quasi inutili anche le torce, perché la luce viene riflessa dalla sospensione. A 60 metri, con aria compressa, aumentano narcosi da azoto, affanno e accumulo di anidride carbonica. Senza una sagola fissata verso l’esterno, visibilità nulla e disorientamento riducono drasticamente la possibilità di ritrovare la strettoia verso la seconda camera.

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Per questo, l’estrazione viene eseguita un corpo alla volta, con fili guida ad alta visibilità, illuminazione dedicata, rebreather a circuito chiuso, scooter subacquei e configurazioni ridondanti di supporto vitale. DAN Europe ha definito l’intervento complesso e ad alto rischio in ambiente profondo e chiuso. Secondo media europei, il piano prevede il recupero delle prime due salme oggi, martedì 19 maggio (nel momento che questo articolo viene scritto), e delle altre due mercoledì 20 maggio, salvo inconvenienti e se le condizioni lo consentiranno.

Il quadro dei permessi non coincide con l’ipotesi iniziale di immersione senza autorizzazioni. Il portavoce del governo maldiviano Mohamed Hussain Shareef ha confermato che il gruppo aveva un permesso scientifico per lo studio dei coralli, valido dal 3 al 17 maggio in sei atolli, con immersioni fino a 50 metri. Il limite dei 30 metri riguarda le attività ricreative. Restano però punti aperti: la grotta non sarebbe stata indicata nel piano di ricerca, due nomi non comparirebbero nella lista autorizzata e la profondità effettiva avrebbe raggiunto circa 60-62 metri. L’inchiesta dovrà stabilire se piano, attrezzatura, quota, accompagnamento e gestione del rischio fossero compatibili con una cavità di questo tipo.

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