Libertà, fragilità e trasformazione a Cannes: tutti i film LGBTQ+ in concorso 

Nei ventidue film in gara emerge una generica inquietudine identitaria, accanto anche a narrazioni politiche, sociali e storiche.

Libertà, fragilità e trasformazione a Cannes: tutti i film LGBTQ+ in concorso 
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12 Maggio 2026 - 07.13 Culture


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In questa 79ª edizione del Festival di Cannes lo spirito dell’evento è stato sintetizzato da Frémaux nelle parole chiave: “libertà, fragilità e trasformazione”, come riporta Francesco Gallo su ANSA.it. Una direzione che si mostra nei ventidue film in concorso, dove accanto a narrazioni politiche, storiche e sociali più tradizionali emerge anche una più generica inquietudine identitaria. Non si tratta soltanto della presenza esplicita di storie LGBTQ+: è proprio su questo terreno che si gioca anche la partita della Queer Palm, che a differenza della Palma d’Oro non prevede una selezione ufficiale ma attraversa tutte le sezioni del festival.

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In questa prospettiva si inseriscono diversi titoli. “L’Inconnue” di Arthur Harari affronta la storia di un fotografo, David Zimmerman, che si risveglia nel corpo di una misteriosa donna conosciuta a una festa. Questo apre una frattura tra identità e corpo, anche senza dichiarare esplicitamente la tematica di genere.

Più esplicite le altre pellicole. “La bolanegra” di Javier Ambrossi e Javier Calvo attraversa tre epoche (1932, 1937 e 2017) per riflettere su cosa significhi essere gay in contesti storici differenti. “The Man I Love” di Ira Sachs, un musical queer ambientato nella New York degli anni Ottanta, segue invece la storia di un artista teatrale malato di AIDS alle prese con un possibile ultimo grande ruolo. Il cast include Rami Malek, Rebecca Hall ed Ebon Moss-Bachrach. Sul fronte della fragilità dell’identità maschile c’è anche “Coward” di Lukas Dhont, già premiato in passato a Cannes, che racconta la relazione tra due uomini durante la Prima guerra mondiale mettendo in discussione le idee di eroismo e virilità.

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Accanto a questi, anche storie femminili potenzialmente queer. In “All of Sudden” di Ryūsuke Hamaguchi si sviluppa il legame tra Marie-Lou, direttrice di una casa di cura francese, e Mari, una drammaturga giapponese malata terminale. “A Woman’s Life”, di Charline Bourgeois-Tacquet, trae ispirazione dal libro non-fiction “You and I – The Illness Suddenly Get Worse” di Makiko Miyano e Maho Isono. In “Garance”, di Jeanne Herry, la sessualità è parte di un’esistenza caotica e autodistruttiva, più fluida che definita.

In “Amarga Navidad”, di Pedro Almodóvar, vengono alternate due storie: quella del 2004 della regista pubblicitaria Elsa e quella del 2026 dello sceneggiatore e regista gay Raúl, che scrive un copione identico alla vita di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche. Infine tale discrepanza tra identità, corpo e ruolo si percepisce anche in film come “Minotaur”, “Histoires parallèles” e “Histoire de la nuit”, dove i personaggi non coincidono più con ciò che sono.

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