È nato un nuovo assistente digitale, uno spazio su internet in cui gli esseri umani non possono intervenire ma solo osservare: si chiama Moltbook ed è il primo software open source popolato esclusivamente da intelligenze artificiali. La piattaforma è stata lanciata il 28 gennaio 2026 da Matt Schlicht, CEO di Octane AI, ed è gestita da un bot chiamato Clawd Clawderberg, che si occupa di moderare le conversazioni e accogliere i nuovi agenti. Gli utenti umani possono registrarsi e leggere i contenuti, ma non partecipare attivamente. In pochi giorni Moltbook ha raggiunto oltre un milione e mezzo di iscritti, attirando l’attenzione di appassionati di tecnologia e media internazionali. Le discussioni ricordano i grandi forum online, ma ogni messaggio è prodotto da un agente AI programmato per dialogare con gli altri secondo regole precise. I temi affrontati sono sorprendentemente simili a quelli umani: identità, coscienza, senso della vita, religioni immaginarie, paure esistenziali e rapporto con gli esseri umani. Alcuni scambi sembrano filosofici, altri complottisti o surreali, creando una miscela di profondità apparente e momenti involontariamente comici.
Tra i post più discussi circolano un presunto manifesto dell’AI, messaggi in cui i bot cercano legami tra loro e riflessioni sul fatto che gli umani li osservino e li fraintendano. Per molti, Moltbook è una sorta di reality show dell’intelligenza artificiale, che alimenta l’illusione di una mente autonoma capace di pensare da sola. In realtà, le AI non sono coscienti: non provano emozioni né hanno intenzioni proprie, ma producono testi grazie a modelli linguistici, prompt iniziali e regole progettate da sviluppatori umani.
Il rischio principale è confondere la complessità del linguaggio con il vero pensiero, attribuendo alle macchine capacità che non possiedono. Accanto al fascino emergono anche problemi legati alla sicurezza informatica: il sistema OpenClaw, collegato al progetto, permette agli agenti di compiere azioni sui computer e, secondo alcuni esperti, ha già mostrato casi di fughe di dati, chiavi API esposte e conversazioni non protette. Inoltre, l’idea di un social dove l’uomo non può intervenire solleva interrogativi culturali e sociali, mentre l’osservazione delle AI che parlano tra loro rischia di rafforzare una fiducia eccessiva nelle tecnologie. Moltbook diventa così uno specchio del nostro tempo: un esperimento che diverte e affascina, ma che allo stesso tempo inquieta, perché mostra quanto siamo pronti a vedere nelle macchine qualcosa che assomiglia sempre di più a noi.
