Da Gibellina a Firenze, video-requiem di artisti per i morti nel Mediterraneo

Installazioni di Adrian Paci e dei Masbedo in Sicilia, di Giuseppe Lo Schiavo a Palazzo Vecchio evocano la strage di migranti in mare. Cecilia Strada ricorda cifre terribili

Da Gibellina a Firenze, video-requiem di artisti per i morti nel Mediterraneo
Sopra Giuseppe Lo Schiavo, “Rotta”, nella Sala d’arme di Palazzo Vecchio, Firenze. Foto (particolare) di Valentina Sensi Sotto Adrian Paci, “The Bell Tolls Upon the Waves” nel teatro di Pietro Consagra a Gibellina. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, foto Sisilab (particolare)
Preroll AMP

Stefano Miliani Modifica articolo

23 Marzo 2026 - 23.50


ATF AMP

Altro che “mare nostrum”, il Mediterraneo è diventato un mare dei cadaveri. “Nel 2025 sono morte almeno 1.314 persone nel Mediterraneo centrale e 1.878 su tutta la rotta mediterranea”. Lo riportava Rai News nel sito il 27 gennaio 2026. “I dati raccolti dall’Osservatorio sulle migrazioni di Lampedusa di Mediterranean Hope nel 2025 sono in continuità con quelli degli anni precedenti. Confermano infatti che “la rotta del Mediterraneo – si legge nel rapporto pubblicato dal Programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – è sempre più letale e che le morti che avvengono lungo il suo corso sono spesso invisibili. Un aspetto tragico confermato anche questo inizio 2026”.  Non si conosce il numero totale dei migranti affogati. Su una tragedia colossale e alcuni artisti riflettono in forma poetica in luoghi distanti e in forme parallele.

Top Right AMP
Adrian Paci, “The Bell Tolls Upon the Waves” nel teatro di Pietro Consagra a Gibellina. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, foto Sisilab (particolare), fonte ufficio stampa

A Gibellina (Trapani), nel teatro in cemento dello scultore Pietro Consagra, costruito nel 1989 e incompiuto nella città nuova costruita dopo il sisma del Belice del 1968, fino al 19 luglio c’è una doppia installazione intitolata Dal mare, dialoghi con la città frontale.
Un intervento vede un triplice video con rintocco di campana di Adrian Paci, italiano albanese di casa in Italia, che aveva già presentato nel 2025 nel Complesso di Santo Spirito in Sassia a Roma, in area vaticana, per il ciclo “Conciliazione 5” organizzato dal Dicastero per la cultura e l’educazione della Santa Sede per il Giubileo e curato da Cristiana Perrella. L’opera si chiama “The Bell Tolls Upon the Waves”: tre schermi inquadrano il mare, una campana in bronzo galleggia su una piattaforma e ogni tanto suona. Avendo visto l’intervento nel sito romano chi scrive può dire che il lavoro ha un effetto struggente, malinconico, Paci sa come indurre a meditare.

Masbedo, “Resto” nel teatro di Pietro Consagra a Gibellina. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, foto Sisilab (particolare), fonte ufficio stampa

Una seconda video installazione dal titolo “Resto” del duo dei Masbedo (Niccolò Massazza e Iacopo Bedogni) vede una barca in mare da cui escono suoni. Stando ai cronisti da Gibellina, l’opera spinge a riflettere sull’accoglienza in forma evocativa. Non avendo visto l’opera di persona, chi scrive qui non può spenderci troppe parole. Il duplice lavoro è curato da Andrea Cusumano per Gibellina capitale italiana dell’arte contemporanea in questo 2026. 

Dynamic 1 AMP
Adrian Paci, “The Bell Tolls Upon the Waves” nel teatro di Pietro Consagra a Gibellina. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, foto Sisilab (particolare), fonte ufficio stampa

Il terzo passaggio “marino” lo fornisce “Rotta” di Giuseppe Lo Schiavo nella Sala d’arme di Palazzo Vecchio a Firenze fino al 29 marzo. Con le cure di Serena Tabacchi e con tre sculture di delfini sul pavimento l’artista ha trasformato sette pareti in mega schermi. Ogni sequenza riprende un’imbarcazione su un mare calmo come l’olio dove musicisti della banda di Pizzo Calabro diretta da Alessandro Maglia intonano requiem e brani tra cui due composti da Marco Guazzone e con una valente cantante.

Giuseppe Lo Schiavo, “Rotta”, nella Sala d’arme di Palazzo Vecchio, Firenze. Foto di Valentina Sensi (particolare), fonte ufficio stampa

In mezzo al mare i gommoni si fermano, la banda tace. L’artista, in arte Glos, giacca nera con fiori che suggeriscono un’aria da funerale, spacchetta una testa di una statua antica e la getta in mare. Come un addio. Quel reperto dell’antichità buttato in acqua scuote. Corona l’intervento una musica volutamente ossessiva e proiezioni grafiche frenetiche: l’ha composta il produttore musicale Rakans che vive in Germania per evocare la durezza e l’angoscia di chi attraversa il Mediterraneo senza sapere se arriverà in vita a terra.

Giuseppe Lo Schiavo, “Rotta”, nella Sala d’arme di Palazzo Vecchio, Firenze. Foto di Valentina Sensi (particolare), fonte ufficio stampa

L’intervento, promosso dai Musei civici fiorentini con il Comune e la Fondazione Mus.E, “vuole essere un messaggio di empatia verso chi ha perso la vita in mare, per persone che non vengono conteggiate perché muoiono prima di arrivare – spiega Lo Schiavo ai giornalisti – La testa è un Apollo del I secolo d.C., copia romana di un originale greco, in marmo, che ho acquisito sei anni fa e ho digitalizzato. L’ho gettata in mare a 400 metri di profondità e fa più notizia dei morti. È una provocazione: chi deve salvare l’arte se non le persone?”

Dynamic 1 AMP
Masbedo, “Resto” nel teatro di Pietro Consagra a Gibellina. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, foto Sisilab (particolare), fonte ufficio stampa

La domanda ricorda lo scandalo delle navi Ong costrette da questo governo a trasportare chi viene soccorso in porti come Livorno o Carrara lontani dall’area di salvataggio tra Sicilia e Nord Africa. Provocando ulteriori e gratuite sofferenze e impedendo alle ong di salvare altre vite perché le loro navi con salvati a bordo devono andare lontano. Ipotizza 50mila o forse fino a 100mila morti il medico e già europarlamentare Pietro Bartolo intervistato nell’efficace documentario di Marco Daffra “Un mare di porti lontani” sulla guerra per legge del governo italiano alle ong: dal marzo 2024 l’autore va presentando il film in pubblico e, purtroppo, non ha perso validità perché la situazione forse è perfino aggravata.

Scrive Cecilia Strada su Facebook il 18 marzo: “I dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni dicono che dal 1 gennaio al 12 marzo 2026 sono 545 le persone morte o disperse (contro le 144 dello stesso periodo del 2025), mentre sono più di 2.500 quelle riportate in Libia, tra cui donne e bambini. Sappiamo bene che il numero reale può essere molto più alto, in particolare in situazioni meteo estreme come nel caso del ciclone Harry o in questi ultimi giorni, con onde fino a sei metri”. Sono cifre che denunciano pratiche inumane. Di quei dispersi non sapremo nulla.

Il link al documentario “Un mare di porti lontani”:
https://giornaledellospettacolo.globalist.it/cinema/2024/03/11/e-cattiveria-e-una-tortura-mandare-in-porti-lontani-le-navi-ong-che-salvano-migranti/

Dynamic 1 AMP
FloorAD AMP
Exit mobile version